
Giappone: presentazione della sfilata "super cool biz" (Credits: AP Photo/Itsuo Inouye)
E’ stata un successo la sfilata organizzata dal governo per mostrare alla popolazione “quali sono le alternative agli abiti tradizionali” che permettono comunque di rimanere formali sul lavoro. La campagna in cui è stato inserito questo evento si chiama “super cool biz“, ed è stata studiata apposta per sensibilizzare e allo stesso tempo aiutare i giapponesi a sostenere il Sol Levante in una fase in cui ha assolutamente bisogno di ridurre almeno del 15% i consumi di elettricità.
Gonne senza calze e t-shirts o abiti senza maniche e sandali per le donne, pantaloni di cotone -rigorosamente lunghi- e polo per gli uomini. Una rivoluzione per una nazione che è cresciuta con l’idea che abito e cravatta o giacca e collant scuri fossero necessari per essere eleganti. Del resto, l’estate in Giappone è arrivata, e negli uffici la temperatura media sfiora i trenta gradi da quando i condizionatori non si possono più usare. Anche le lampade vengono tenute spente il più possibile, e in queste condizioni lavorare è faticoso.
Tuttavia, è molto probabile che anche questa iniziativa non riuscirà ad aiutare il Primo Ministro Naoto Kan a tenere insieme l’attuale governo. Anche se il premier la settimana scorsa è riuscito a superare la prova della mozione di sfiducia con cui l’opposizione ha cercato di liberarsi di lui accusandolo di non aver saputo affrontare in maniera adeguata le conseguenze del sisma e dello tsunami, crisi nucleare inclusa, il futuro politico del Sol Levante non è certo chiaro.
Domani il governo di Kan potrà festeggiare un anno di vita, un record per il Giappone degli ultimi anni. Ma è anche vero che il Primo Ministro è riuscito a sopravvivere soprattutto perché ha promesso che appena possibile, vale a dire una volta superata la crisi nucleare e impostate le linee guida per la ricostruzione e il rilancio economico del paese, si dimetterà. Ma il problema è che più passa il tempo più Tokyo si rende conto che tutte le previsioni sui tempi e i costi della ricostruzione fatte fino a ieri sono state troppo ottimistiche. Il prodotto interno lordo continua a calare, almeno 100.000 persone vivono ancora nei centri di accoglienza, e nemmeno entro la fine di agosto sarà possibile restituire a tutti un tetto. Persino i grandi colossi industriali continuano ad avere problemi quando si tratta di far ripartire le produzioni a pieno regime.
In mezzo a tante difficoltà, anche la classe politica non è in grado di dare una mano. L’opposizione e le voci critiche all’interno della coalizione di governo, nella speranza di ottenere le dimissioni del premier entro fine mese, bocciano qualsiasi iniziativa. E il paese continua a pagare un prezzo sempre più alto per le lotte intestine che dilanino la classe dirigente.
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Claudia Astarita è docente di Relazioni Internazionali dell’Asia Orientale presso l’Università di Bologna. Scrive approfondimenti sull’Asia per Panorama.it, Economy, Il Secolo XIX, East. Ha lavorato quattro anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L’Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama.
- Martedì 7 Giugno 2011


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