
Cesare Battisti (Ansa/EPA/Fernando Bizerra)
In pantaloni e camicia chiara, con una mano alzata in un saluto, nelle prime ore del mattino Cesare Battisti è uscito dal carcere di Papuda, Brasilia. L’ex terrorista dei Proletari armati per il comunismo (Pac) torna in libertà. L’atteso verdetto del Supremo Tribunal Federal brasiliano è arrivato nella notte: sei giudici contro tre hanno respinto il ricorso dell’Italia per l’estradizione.
Si è conclusa dunque l’annosa e sofferta vicenda dell’ex terrorista rosso, dopo un’udienza-fiume ricca di colpi di scena e di lunghi soliloqui, che alla fine ha approvato incondizionatamente la decisione proferita dall’ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva, il 31 dicembre scorso, ultimo giorno del suo mandato.
C’è voluta però prima una riunione plenaria (la quarta sul caso) di quasi sette ore. Grande sorpresa all’inizio ha destato la proposta del giudice Marco Aurelio Mello, suffragata dal nuovo giudice Luis Fux, per una mozione avulsa che proponeva la ricusa della richiesta fatta dall’Italia di concedere l’estradizione, dal momento che il presidente Lula non aveva rispettato il trattato di collaborazione giuridica firmato a Roma dal Brasile. Hanno votato per il rifiuto dell’istanza italiana, offensiva nelle parole di molti della sovranità brasiliana, sei giudici contro tre, quelli stessi che hanno votato alla fine per la scarcerazione di Battisti.
A questo punto i nove giudici si sono divisi in due fazioni: quelli che davano per già conclusa la seduta plenaria, dal momento che era stata annullata la ragione stessa della riunione del Tribunale, e quelli che volevano continuarla fino a che si decidesse col voto sulla questione dell’estradizione e della liberazione di Battisti.
Il giudice relatore Gilmar Mendes ha prolungato per quasi due ore la sua dichiarazione di voto favorevole alla consegna alle autorità italiane dell’ex membro dei Pac, ma a nulla è valso il suo tentativo di convincere in extremis i giudici ancora titubanti della gravità delle accuse rivolte a Battisti in Italia, che gli hanno fruttato la condanna all’ergastolo per quattro omicidi compiuti negli anni ‘70.
Guidati dal giudice Mello, la maggior parte dei giudici si è espressa per l’immediata scarcerazione di Battisti, da oltre quattro anni detenuto nel penitenziario di Brasilia.
L’avvocato di Battisti, Luiz Roberto Barroso, ha parlato di “atto di sovranità del Brasile”, chiedendo alla Corte di difendere l’onore dell’ex presidente Lula, e ha accusato l’Italia di porre in atto “una vendetta assurda e tardiva” nei confronti di un uomo di quasi 60 anni.
Immediata e comprensibile la rabbia dei parenti delle vittime. “Ha perso la giustizia. Tutti i tribunali, perfino la Corte europea, ci avevano dato ragione: alla fine ha deciso la politica. Provo amarezza” è il commento a Repubblica di Maurizio Campagna, fratello di Andrea, il poliziotto ucciso dai Pac di Battisti nell’aprile del ‘79.
“Con profondo rammarico” ha accolto la decisione il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini. “Non posso non rilevare come la decisione odierna del massimo organo giudiziario brasiliano, oltre a offendere il diritto alla giustizia per le vittime dei crimini di Battisti, appaia contraria agli obblighi sanciti dagli accordi internazionali che legano i due Paesi, peraltro accomunati da profondi e antichi legami di amicizia e consanguineità”.
“Vivo rammarico” è quello che ha provato anche il premier Silvio Berlusconi: “La decisione non tiene conto delle legittime aspettative di giustizia del popolo italiano ed in particolare dei familiari delle vittime di Battisti”. E fa sapere che l’Italia “continuerà la sua azione e attiverà le opportune istanze giurisdizionali per assicurare il rispetto degli accordi internaziona”.
Ad aspettare la decisione davanti alla sede del Supremo Tribunal Federal, insieme a un gruppo di simpatizzanti dell’ex terrorista, c’era Joice Lima, la fidanzata di Cesare Battisti, che non ha trattenuto la sua gioia: “Sono ovviamente felice: come dice la canzone, ‘la vita è bella‘”.
Battisti, secondo il suo avvocato Barroso, ha scelto di vivere la sua vita da libero cittadino in Brasile, “probabilmente per lavorare come scrittore, qui ha molti amici”. Appena uscito dalla cella la prima cosa che ha voluto fare è chiamare le figlie.
“Battisti è una persona tranquilla e umile” ha detto ancora Barroso. “Non è una celebrità di ritorno da Cannes, è un uomo fuori di prigione”.
Sì, ora è un uomo libero, con una vita da ricostruire. Alla faccia dell’Italia.
Naviga Il mondo questa settimana (5-11 giugno) in una mappa più grande
- Giovedì 9 Giugno 2011

LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...
I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA
TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT
STORIE DAL MONDO
IL MONDO IN CLASSIFICA
LE NOTIZIE CHE NON VI ABBIAMO DATO
GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA
SCOMMESSE SUL MONDO
LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
FALLIMENTO O SALVATAGGIO
LA PRIMAVERA ARABA
INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO
GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE













FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA
LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA
I VOLTI DELLA SETTIMANA
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 9 Giugno 2011 alle 11:50 nhico ha scritto:
Evviva il comunismo della libertà. Tra le promesse elettorali del presidente del Brasile Dilma Roussef c’era anche l’estradizione di Battisti. Poi il compagno Lula, poco prima che la clessidra costituzionale di quel Paese sancisse la fine della sua presidenza, per venire in aiuto ad un compagno che ha sbagliato, s’inventa mostruosità antidemocratiche certamente più consone al suo Brasile e, infangando l’Italia e il potere giudiziario italiano, nega l’estradizione di Battisti. Nel solco di questa liturgia mefistofelica , il Supremo tribunale federale di Brasilia fa il resto. E così l’ex terrorista e pluriomicida è libero. Che Lula e Roussef fossero le due facce della stessa medaglia, fior di conio dell’ ipocrisia e del doppiogiochismo sinistroide, era cosa risaputa. Ma ora che il potere esecutivo e quello giudiziario del Brasile hanno messo definitivamente in libertà un assassino, per la proprietà transitiva, è lo stesso il Brasile ad essere stato trasformato in uno stato assassino. Da ciò il malumore dei brasiliani.
Il 9 Giugno 2011 alle 12:04 achilleghi ha scritto:
Se i giudici brasiliani, caduti così in basso hanno deciso di dare uno schiaffo agli italiani, e hanno dimostrato tutta l’ostilità, nei nostri confronti, di cui sono capaci. Diamo anche noi una risposta: boicottiamo il Brasile. Mettiamolo nella lista nera dei Paesi canaglia. Niente più viaggi, niente acquisti di qualsiasi prodotto brasiliano, nessuna collaborazione scientifica o scambio culturale. Boicottiamo la musica brasiliana e gli artisti brasiliani. Non invitiamo più nessuno di loro e consideriamoli una peste, come sono, da tenere lontano il più possibile. Consigliamo gli amici di fare altrettanto.
Il 9 Giugno 2011 alle 12:28 indigesto ha scritto:
Che vi siano paesi in cui gli ordinamenti giudiziari ed il modo di amministrare la giustizia siano contigui al deliquere, comunque inteso, non dovrebbe meravigliarci più di tanto!
Il 9 Giugno 2011 alle 15:59 sgarikka68 ha scritto:
BRASILE = R E P U B B L I C A D E L L E B A N A N E
se la giustizia in brasile agisce così, non si puo definire lo stato tutelato da giudici così parziali in altro modo.
D’altronde se in brasile non esiste uno stato civile è giusto che liberino i killer al soldo di qualcuno (sia politico sia potente)
BRAVO LULA
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.