- Tags: AKP, Chp, elezioni, erdogan, Kiliçdaroğlu, Turchia
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In Turchia, domenica prossima, si voterà per eleggere il nuovo parlamento. Il nome del vincitore si conosce già: l’AKP di Recep Tayyip Erdoğan, ma c’è incertezza sulla percentuale di questa vittoria.
Non è un dettaglio secondario. L’AKP vuole ottenere i due terzi dei seggi per cambiare la costituzione e ridurre l’influenza dei militari nel sistema politico turco, senza sottoporre la sua decisione a un referendum confermativo. Per ottenere questo risultato il partito di Erdoğan dovrà guadagnare attorno al 50% dei voti, e sperare che i nazionalisti del MHP non superino lo sbarramento elettorale del 10%.
Il CHP, il movimento laico fondato da Atatürk, rischia così di essere l’unico partito di opposizione eletto in parlamento. Il nuovo leader di questo gruppo, Kemal Kiliçdaroğlu, soprannominato Gandhi Kemal, ha smesso di accusare l’AKP di voler instaurare una repubblica islamica, come aveva fatto il suo predecessore Baykal, e ha preferito denunciare il rischio di una deriva autoritaria del partito al governo che renderebbe la Turchia più simile alla Cina che all’Iran.
Il CHP si riferisce soprattutto al caso Ergenekon, ossia alla scoperta da parte del governo di un’associazione segreta nazionalista che avrebbe cercato di indebolire il potere dell’AKP con mezzi non sempre legali.
Nel corso di alcune operazioni legate a questo scandalo, sono stati arrestati alcuni giornalisti. Uno di loro, Ahmet Şık, stava lavorando a un libro sul movimento di Fethullah Gülen, un’organizzazione religiosa molto potente che conterebbe diversi membri nella burocrazia e nelle forze dell’ordine. Le opposizioni vedono dietro questo movimento, la longa manu del governo che si servirebbe di loro per controllare la burocrazia, il sistema giudiziario e le forze armate.
Un altro tema su cui il CHP ha attaccato l’esecutivo di Erdoğan è la censura, in particolare su internet. Il governo ha deciso che, entro il 22 agosto, ogni famiglia turca dovrà istallare un filtro che impedirà l’accesso ad alcuni contenuti, sia di carattere pornografico che di argomento politico.
Tuttavia l’opposizione denuncia che questo sistema di filtraggio permetterà al governo di tracciare il traffico su internet e perciò di controllare l’accesso alla rete dei turchi. Il ministero della comunicazione ha inoltre diffuso una lista di 138 parole “proibite” e ha chiesto ai maggiori provider di rimuovere qualsiasi sito che contenga uno di questi termini nel suo url. Nella lista, oltre ad espressioni che hanno un significato chiaramente sessuale, ci sono parole come “suocera”, “grasso” e “proibito”.
Il CHP ha poi cambiato la sua posizione sui temi delle minoranze e della laicità. Si tratta di due questioni su cui il partito, in questi anni, aveva conservato una posizione chiusa e ideologica.
Kiliçdaroğlu si è invece detto pronto a discutere il tema della proibizione del velo negli edifici pubblici. Il leader del CHP ha inoltre parlato della questione curda in termini nuovi rispetto alla retorica nazionalista che ha caratterizzato il suo partito in questi anni. Kiliçdaroğlu si è detto favorevole a concedere una maggiore autonomia a tutte regioni turche, aprendo alla possibilità di insegnare il curdo nelle scuole. Inoltre ha fatto campagna elettorale anche nelle zone curde dell’est, dove il suo predecessore Baykal non perdeva nemmeno tempo a fare comizi e ha indetto la convention finale del suo partito ad Hakkar, vicino al confine con il Kurdistan Iracheno.
Questo tentativo di guadagnarsi il consenso dei curdi è una scommessa rischiosa. È possibile che Kiliçdaroğlu non attiri i voti di questa minoranza, che potrebbe non fidarsi del nuovo CHP, e allontani dal partito gli elettori più nazionalisti, spesso stanchi dell’immigrazione curda nelle città dell’Ovest.
Secondo gli ultimi sondaggi, 10-15 punti percentuali dividono Kiliçdaroğlu da Erdoğan, ma il leader dell’opposizione è la vera novità di queste elezioni. Dopo il voto sarà importante cercare di capire se, oltre al suo partito, Kiliçdaroğlu potrà cambiare anche il suo Paese.
Il video della manifestazione conclusiva della campagna elettorale ad Ankara:
I manifestanti scandiscono lo slogan: “la Turchia era laica e resterà laica”.
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- Venerdì 10 Giugno 2011



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Il 15 Luglio 2011 alle 0:34 To Die For a Song in Syria » All About Middle East ha scritto:
[...] Matteo Colombo is a freelance analyst, journalist based in Ankara. He is a guest columnist at ABME. He has been writing in Italian political journals,Geopolitica and Panorama. [...]
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