
Michele Bachmann al dibattito dei candidati repubblicani (Credits: LaPresse/Jim Cole)
Rispetto a quella volta che lo accusò di essere alla testa di un governo di ganster, gli attacchi che gli ha riservato ora dal palco di Goffstown, New Hampshire, sono sembrati più delle fastidiose bombette che dei devastanti missili. Ma l’occasione non permetteva di usare un linguaggio più diretto (pieno di gaffes, dicono i suoi denigratori) contro il presidente degli Stati Uniti.
Era il primo dibattito tra i (finora) sette candidati ufficiali per la nomination per la corsa alla Casa Bianca del Partito Repubblicano e i toni che anche lei ha deciso di adottare non potevano essere quelli che lei aveva sempre usato contro Barack Obama.
Comunque sia, La Regina del Tea Party, l’amica- antagonista di Sarah Palin, una delle deputate più influenti del GOP è scesa in campo e sogna di sedersi sulla poltrona dello Studio Ovale.
Michele Bachmann è la prima donna a fare ingresso nella competizione elettorale del 2012. Lo ha fatto, mandando una lettera ai suoi supporter, spiegando che si sente in dovere di entrare in gara per “impedire che Barack Obama abbia a disposizione ancora quattro anni per smantellare la Nazione”.
La sua mossa scompagina gli equilibri nel campo repubblicano. In attesa che la Palin sciolga definitivamente la sua riserva (ma lo farà dopo l’annuncio della collega di partito?), Michele Bachmann si candida come la collettrice dei voti di due importanti settori del fronte conservatore: quello dei Tea Party, con le sue istanze di libertà nel campo dell’economia e delle tasse, e quello dei gruppi religiosi, con i loro valori etici e sociali tradizionali. Valori che la deputata del Minnesota condivide e pratica. Lei e suo marito sono entrambi dei born again christian, dei “Rinati”, dei cristiani che hanno recuperato la fede.
La sua figura, più di altre, può mettersi in competizione con quello che ora appare il cavallo da battere per la corsa alla nomination: Mitt Romney, l’ex governatore del Massachusetts, il quale ha “dominato” il primo dibattito.
Lui può contare sull’appoggio di una parte dell’establishment conservatore e di Wall Street, ma appare un personaggio “freddo”, autorevole ma non carismatico, poco in sintonia con quella parte dell’elettorato che invece sente di avere un feeling con donne come Michele Bachmann.
Questo non significa che questa 55 enne, proveniente da una famiglia di origine norvegese, educata a votare democratico e poi passata dall’altra parte della barricata, possa avere delle concrete chance di vittoria. Più semplicemente, la Bachamann può risultare un vero elemento di disturbo, in grado di influenzare l’andamento delle primarie e decisa a usare il suo (futuro) peso nel partito.
Che è già discreto. Raggiunto grazie alle sue prese di posizione nette, alle sue dichiarazioni esplicite, al suo linguaggio diretto. Con il quale ha preso di mira spesso e volentieri proprio Barack Obama, arrivando ad accusarlo di non essere un buon patriota, ma, anzi di avere nelle vene una buona dose di anti- americanismo. Parole che sono (risultate) musica per le orecchie dei militanti del Tea Party e della Destra Sociale.
Michele Bachmann ha poi dimostrato di essere anche molto brava a raccogliere fondi per le sue campagne elettorali. Nell’ultima che l’ha vista protagonista, la deputata ha avuto finanziamenti per 13 milioni di dollari, un record per la Camera dei Rappresentanti.
Michele ora punta a sbancare il tavolo della nomination del GOP. Impresa ardua, ma non impossibile.
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Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori
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- Mercoledì 15 Giugno 2011


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