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Libia: fumo dal bunker di Gheddafi. La Nato usa Twitter per i raid

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  • Tags: Barack Obama, Libia, Nato, rivolte islam, twitter
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Tripoli, fumo dopo un raid Nato (AP Photo/Abdel Meguid al-Fergany)

Tripoli, fumo dopo un raid Nato (AP Photo/Abdel Meguid al-Fergany)

Mentre i dubbi sulla capacità della Nato di portare avanti la missione in Libia gettano ombre sempre più fitte e perniciose sul suo operato, una nube di fumo sale dal bunker del leader libico Muammar Gheddafi verso il cielo.
Stamattina una serie di potenti esplosioni è stata infatti udita a Tripoli, proveniente dall’area di Bab el Aziziya, il complesso-fortezza del colonnello.

Nuovi raid che vengono dopo una giornata, quella di ieri, di successi per i ribelli nell’ovest del Paese, una rassicurante boccata di ossigeno per gli alleati atlantici: ieri infatti la ribellione libica ha preso il controllo di tre città sulla strada per Tripoli, Zawit al-Bagoul, Al-Lawanya e Ghanymma. L’obiettivo dei dissidenti è il raccordo fra le città di Zenten e Yefren, conquistando villaggi ancora nelle mani dei sostenitori di Gheddafi.

Intanto la campagna militare libica non smette di suscitare subbuglio tra i governi occidentali coinvolti.
Il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, ha chiesto ai Paesi membri europei di incrementare i loro budget per la difesa, mettendo a nudo manchevolezze e il rischio di restare a corto di munizioni se gli Usa non ne avessero fornite: “Se non si inverte la tendenza al declino della capacità militare europea, gli Usa potrebbero decidere di non investire nella Nato”.

Ma dalla Gran Bretagna, dalla voce del comandante della Marina di Sua Maestà Mark Stanhope, è arrivato un allarme sulla scarsità di risorse: un impegno militare prolungato in Libia è “insostenibile”.

Gli ha fatto eco ieri il nostro ministro degli Interni Roberto Maroni, secondo cui il governo italiano e quelli europei non dovrebbero più “spendere soldi per i bombardamenti in Libia ma piuttosto per sviluppare la democrazia”.

Forse proprio per limitare le uscite la Nato per questa mission impossible ha superato le soglie dell’alta intelligence e per studiare i luoghi da bombardare si affida a… Twitter! Le informazioni raccolte dal social network vengono infatti usate per aiutare gli analisti a giudicare quali siti potrebbero essere bersaglio di bombardamenti e attacchi missilistici in Libia.

I tweet potenzialmente rilevanti vengono poi filtrati per importanza e autenticità: senza truppe di terra sul posto a guidare i comandanti, Twitter è stato elevato a parte del complesso “quadro di intelligence”.
La speranza è che non si incappi in possibili scherzi della Rete e non si dia affidabilità all’Amina libica di turno (ormai non c’è da sorprendersi di niente…).

Sembra aver invece risolto i suoi problemi interni il presidente Obama. John Boehner, speaker della Camera, lo aveva infatti accusato di avere violato la War Powers Resolution, dimenticandosi di chiedere al Congresso l’autorizzazione per l’intervento in Libia.

La legge sui poteri di guerra del 1973, infatti, detta che il presidente non possa muovere guerra per più di due mesi (più un mese per il ritiro delle truppe) senza un voto del Congresso. Proprio in base a questa legge un gruppo bipartisan di dieci deputati aveva annunciato ieri di voler fare causa al governo, accusando il presidente di aver iniziato le ostilità in Libia senza permesso e di averle proseguite oltre il limite legale.

Ma la risposta di Obama arriva in un rapporto di 38 pagine consegnato ieri sera al Congresso: il ruolo americano nell’intervento a guida Nato è limitato e “non comporta combattimenti sostenuti o scambi di fuoco con forze ostili, né l’uso di truppe di terra statunitensi”. Non si tratta dunque ad avviso del governo di “ostilità” così come definite dalla legge del 1973, bensì di un intervento limitato e autorizzato dalle Nazioni Unite.

“Il 21 marzo - scrive Obama - le forze armate americane hanno cominciato il loro intervento su richiesta della Lega araba e autorizzate dal Consiglio di sicurezza dell’Onu. Il nostro obbiettivo era evitare una catastrofe umanitaria e proteggere il popolo libico dal regime di Gheddafi. La fase iniziale delle operazioni è stata guidata dallo Us Africa Command. Dal 4 aprile gli Usa hanno trasferito il comando nelle mani della Nato e abbiamo assunto un ruolo di supporto agli sforzi della coalizione internazionale”. E conclude: “Con l’eccezione di un intervento di soccorso a favore di un equipaggio di un aereo, il 21 marzo, gli Stati Uniti non hanno mai impiegato forze di terra in suolo libico”.


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  • simona.santoni
  • Giovedì 16 Giugno 2011

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Il 16 Giugno 2011 alle 12:26 Libia: fumo dal bunker di Gheddafi. La Nato usa Twitter per i raid | Notizie Più ha scritto:

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