La notizia l’ha rivelata il Wall Street Journal, ma non è certo una novità: i militari statunitensi stanno premendo sul presidente Barack Obama per ritardare l’avvio del ritiro dall’Afghanistan, previsto tra poche settimane. Secondo il quotidiano Usa, il Pentagono suggerisce alla Casa Bianca di mantenere elevato il livello dei militari fino all’autunno del 2012 per consentire di completare molte operazioni di sicurezza e strappare ai talebani il controllo di alcune aree del Paese.
L’obiettivo dei militari è far rimanere nel Paese una parte significativa dei circa 33 mila rinforzi inviati all’inizio della presidenza Obama e rivelatisi decisivi per i combattimenti contro i talebani specie nelle province più calde di Helmand e Kandahar.
Obama si era impegnato già l’anno scorso a iniziare il ritiro a luglio e un cambio di linea su questo tema delicato potrebbe avere conseguenze sulla campagna elettorale per le presidenziali del 2012. La casa Bianca prevedeva infatti di rimpatriare i 33 mila rinforzi aggiuntivi prima delle elezioni.
Se anche seguisse le indicazioni del Pentagono, il presidente potrebbe però riportare a casa un buon numero di soldati proprio alla vigilia del voto. Aldilà delle valutazioni politiche ed elettorali, mantenere inalterato il livello numero di truppe statunitensi (100 mila) e alleate (150 mila inclusi gli americani) consentirebbe di consolidare meglio il processo di transizione dei compiti di sicurezza dalle truppe della Nato a quelle afghane.
La questione è stata anche al centro dell’incontro di giovedì tra il presidente Obama e il generale David Petraeus, comandante delle truppe alleate in Afghanistan. Petraeus è da sempre contrario ad anticipare il ritiro delle truppe alleate per non rischiare di compromettere i successi conseguiti fino ad oggi. Una posizione sostenuta dal segretario alla Difesa Robert Gates. Sia Petraeus che Gates sono però a fine mandato.
L’eventuale ritiro di truppe statunitensi non sembra interessare il settore Occidentale posto sotto il comando italiano nel quale operano circa 2 mila soldati statunitensi, per lo più paracadutisti della 82a divisione, fanti ed elicotteristi. “Dalle indicazioni che ho non è prevista nessuna riduzione delle truppe statunitensi” ha detto a Panorama.it il generale Carmine Masiello che da Herat guida la Folgore e il Regional Command West . “Anzi, alcune capacità verranno migliorate”.
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- Lunedì 20 Giugno 2011


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Commenti
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Il 20 Giugno 2011 alle 20:24 giovannimartinelli ha scritto:
Non è certo la prima volta (né, con ogni probabilità, l’ultima) che l’agenda della politica interna detta le decisioni di quella estera.
Fatte le debite proporzioni, qualcosa di simili sta avvenendo anche in Italia dove il tema delle missioni all’estero si sta intrecciando (?!?) con quello della riforma del fisco.
Ciò detto, diventa comunque (oggettivamente) difficile riuscire a capire questa autentica smania da parte del Presidente Obama (sicuramente anche sotto la spinta del Vice-Presidente Biden, da sempre sostenitore di una presenza “leggera” in Afghanistan) di voler ridurre a tutti i costi e in maniera anche sensibile il contingente americano nell’ambito della missione ISAF.
Difficilmente comprensibile in quanto i progressi sul campo non sembrano ancora giustificare disimpegni, tanto meno quelli di grandi dimensioni.
Ce lo dicono la fragile situazione sul campo, le perdite alleate ancora elevate, lo stato (tutto fuorché esaltante) delle forze di sicurezza e delle stesse istituzioni politiche locali e, non da ultimo, l’eterno rebus rappresentato dal Pakistan.
Ecco perché una maggiore prudenza, proprio quella prudenza da chi (sul campo) vede le cose in presa diretta, sarebbe opportuna.
A meno che … in tutta questa vicenda non si inserisca in qualche modo anche il forte (quasi violento) richiamo del Segretario alla Difesa uscente Gates di qualche giorno fa.
Il messaggio è stato chiaro:
“The blunt reality is that there will be dwindling appetite and patience in the U.S. Congress – and in the American body politic writ large – to expend increasingly precious funds on behalf of nations that are apparently unwilling to devote the necessary resources or make the necessary changes to be serious and capable partners in their own defense. Nations apparently willing and eager for American taxpayers to assume the growing security burden left by reductions in European defense budgets.”
Un vero e proprio rimprovero che arriva a prefigurare una NATO che :
“… (is) turning into a two-tiered alliance: Between members who specialize in “soft’ humanitarian, development, peacekeeping, and talking tasks, and those conducting the “hard” combat missions. Between those willing and able to pay the price and bear the burdens of alliance commitments, and those who enjoy the benefits of NATO membership – be they security guarantees or headquarters billets – but don’t want to share the risks and the costs.”
Chissà, forse gli Stati Uniti si sono davvero stancati di farsi carico dei limiti, delle ambiguità e (in ultima analisi) delle pochezze di molti (troppi) Paesi europei.
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