
(Credits: Zhang Guojun/Xinhua)
Fino a qualche giorno fa sembrava avessero avuto successo le proteste con cui numerosissimi genitori cinesi hanno cercato di sensibilizzare il governo spingendolo ad aiutarli nella ricerca dei figli scomparsi. Probabilmente rapiti da trafficanti di neonati pronti a tutto pur di garantirsi una fonte di guadagno sicura, rivendendoli a coppie senza figli alla disperata ricerca di un erede maschio. O, ancora peggio, ad altri criminali interessati ad acquistare ragazzini da impiegare nelle fabbriche o bambine da trasformare in prostitute o spose per le famiglie rurali. E’ difficile calcolarne i numeri, ma un stima basata su un documentario della Tv inglese parla di 70 mila bambini l’anno rapiti nelle strade.
E invece la polizia di Liaocheng, nello Shandong, si è ritrovata costretta a restituire 29 bambini dello Yunnan, dello Sichuan e dello Shandong alle famiglie che li avevano “acquistati” illegalmente visto che “è stato impossibile rintracciare i veri genitori“, ha denunciato lo Shandong Business News. Gli agenti del luogo sono anche riusciti ad arrestate 45 malviventi che sono già stati condannati chi all’ergastolo e chi a 18 anni di reclusione. Ma lo scandalo sta nell’impossibilità di ricongiungere i bambini con le famiglie d’origine. I neonati cinesi a volte vengono rapiti, altre acquistati per poce centinaia di euro, ma sempre rivenduti a prezzi elevatissimi, che possono toccare i 4.000 euro per i maschi e i 2.000 per le femmine.
La polizia avrebbe l’obbligo di condurre i test del DNA sui ragazzi ritrovati, per aiutarli così nella ricerca dei familiari, e la legge prevede che fino al momento del ricongiungimento i minori rimangano in strutture di accoglienza capaci di ospitarli. Tuttavia, la mancanza di fondi per accogliere nuovi bambini ha impedito a questi pseudo orfanotrofi dello Shandong di occuparsi dei 29 minori ritrovati. Che, di conseguenza, sono stati restituiti alle famiglie che li avevano precedentemente comprati per evitare che si ritrovassero senza un posto dove andare. A patto che le nuove famiglie si impegnassero a trattarli bene, una promessa che avrebbe evitato loro di subire un processo e scontare poi una eventuale condanna per il reato commesso.
Non sono pochi gli avvocati cinesi che hanno criticato questa scelta convinti che possa ulteriormente stimolare la compravendita di minori. Che senso avrebbe impegnarsi ad assicurare una risposta immediata a tutti i genitori alla ricerca dei loro figli quando poi, una volta ritrovati ben 29 minori, l’unico aiuto che il paese è in grado di dare loro è quello di restituirli alle vecchie famiglie? “Si tratta di un caso eccezionale“, si è difeso il governo, ricordando che solo l’anno scorso sono stati sgominati 2400 gruppi criminali cui sono seguiti 16mila arresti, che hanno permesso alle autorità di liberare 10mila ragazze.
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Claudia Astarita è docente di Relazioni Internazionali dell’Asia Orientale presso l’Università di Bologna. Scrive approfondimenti sull’Asia per Panorama.it, Economy, Il Secolo XIX, East. Ha lavorato quattro anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L’Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama.
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- Lunedì 20 Giugno 2011


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