- Tags: Bashar Assad, guerre di pace, marines, siria, Turchia, Uss Bataan
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Manovre militari in corso intorno alla Siria, teatro di una sanguinosa repressione delle rivolte popolari ordinata dal regime di Bashar Assad. L’Iran, principale alleato del regime di Damasco tramite il quale aiuta con armi, denaro e istruttori militari il movimento libanese degli Hezbollah, ha intimato a Washington di astenersi da ogni forma d’intervento militare. In realtà le possibilità che la risposta dell’Occidente ai crimini contro l’umanità commessi dal regime siriano vadano oltre le condanne politiche e le sanzioni economiche sono davvero poche ma da alcuni giorni un gruppo navale statunitense composto da cacciatorpediniere lanciamissili, navi da sbarco e soprattutto dalla portaelicotteri da assalto anfibio Bataan incrocia davanti alle coste siriane.
La Bataan imbarca 2 mila marines, 27 elicotteri e 6 cacciabombardieri AV-8B Harrier. Forze certo insufficienti ad “invadere” la Siria ma efficaci a scopo intimidatorio e al tempo stesso precauzionale. I marines statunitensi hanno infatti il compito istituzionale di soccorrere ed evacuare diplomatici e residenti statunitensi nei Paesi a rischio che, se la situazione a Damasco dovesse precipitare, potrebbe rendersi necessario portare in salvo in tempi rapidi.
La presenza navale statunitense al largo della Siria va inoltre messa in relazione al più ampio quadro strategico in bilico sul traballante regime siriano. Damasco ha accettato che Mosca e Teheran costruiscano a Latakya e Tartus due basi navali per le rispettive flotte del Mediterraneo. Mosca si è fatta pagare con questa concessione parte delle ingenti commesse militari fornite negli ultimi anni a Damasco mentre l’Iran ha inviato nei mesi scorsi le sue prime due navi nel Mediterraneo dove intende mantenere una presenza fissa in appoggio agli Hezbollah libanesi e per minacciare Israele.
Benché né le vecchie navi russe né le decrepite imbarcazioni iraniane siano in grado di minacciare la superiorità navale di Stati Uniti, Europa e Israele è evidente che le due basi costituiscono un motivo di disturbo e un elemento di penetrazione nel Mediterraneo orientale certo sgradito a molti. La caduta del regime di Assad potrebbe rimettere tutto in discussione e soprattutto potrebbe portare alla fine dell’asse Damasco-Teheran contribuendo all’isolamento del regime iraniano.
Secondo fonti d’intelligence citate dal sito israeliano Debka , le manovre navali statunitensi sarebbero strettamente coordinate con Ankara che dopo aver accolto oltre 10 mila profughi siriani ha aperto le sue basi alle navi americane e sta aumentando le pressioni su Damasco ipotizzando di penetrare militarmente nel nord della Siria per costituire una fascia di sicurezza per i civili in fuga dalle repressioni.
Damasco ha risposto schierando i carri armati lungo il confine e occupando con una trentina di mezzi corazzati il villaggio di Badama, porta d’ingresso della provincia turca di Hatay. E pensare che esattamente due anni or sono turchi e siriani avevano firmato un accordo di cooperazione militare che aveva innervosito Washington e Gerusalemme.
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- Lunedì 20 Giugno 2011


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Commenti
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Il 20 Giugno 2011 alle 19:45 fsl ha scritto:
Purtroppo la politica estera del presidente Obama è caratterizzata dal mantra “usciamo o teniamoci fuori dai guai”.
Pertanto, tutto il mondo sa che l’Amphibious Ready Group della Bataan ed il 22° Marine Expeditionary Group rimarranno al largo a patire il mal di mare, come hanno fatto da quando sono entrati nel Mediterraneo.
Non si può minacciare la forza dopo aver dimostrato di non aver la volontà di farlo.
Se ne avesse voglia, si preoccuperebbe di usare quelle forze per accellerare la caduta di Gheddafi e poi minacciare la Siria con maggiore efficacia.
La rivolta in Siria è destinata a rimanere un problema interno che i siriani dovranno risolvere da soli.
Non dovrebbero però essere fatte troppe similitudini con la Libia. In Siria non c’è nessun governo transitorio che si oppone a quello centrale, nè vaste regioni che si sono sottratte al controllo del regime.
E poi Damasco non è isolata come Tripoli e in Siria ci sono questioni strategiche molto più delicate, visti i rapporti con Hizbollah in Libano e l’Iran, che potrebbero condurre ad una guerra in tutto il Medio Oriente.
Il 21 Giugno 2011 alle 5:20 anna.one ha scritto:
Turkey sembra stia considerando l’invio di truppe in Syria per stabilire una “buffer zone” o “zona di sicurezza” sul suolo syriano.
http://www.todayszaman.com/new.....urkey.html
Cio’ potrebbe causare scontri tra i due eserciti, ma alcune fonti di intelligence indicano che Assad ha un altro piano, ha minacciato di rispondere con missili nel turkysh territory. Per questo motivo la nave anfibia air carrier strike vessel Bataan é stata spostata nella costa della Syria, non solo, gli US potranno usare gli AEGIS missili intercettatori come scudo per difendere Turkey che non dimentichiamo fa parte della NATO, e tutti sanno che un attacco ad un membro NATO etc. etc.
Chissà se con la quasi certa vittoria turka (Syria in un confronto diretto non ha nessuna chance) si possa cambiare il nome da Syria a Palestina e..due piccioni con una fava! Eh! :)
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