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Scontri di piazza a Belfast (Credits: Giampaolo Musumeci)
Guerriglia urbana a Belfast. Molotov, sassaiole, e persino colpi d’arma da fuoco. Nel quartiere di Short Strand (zona est della città), spesso teatro di scontri fra la comunità cattolica e quella protestante, per due notti consecutive, centinaia di persone si sono scontrate violentemente. I lealisti, cosa piuttosto rara, si sono fronteggiati con le forze di polizia.
La notte del 21 giugno, almeno tre feriti, tra cui un fotografo colpito alle gambe da colpi di arma da fuoco.
Tutto è nato da un attacco effettuato dai lealisti alle abitazioni e a una chiesa dei repubblicani del quartiere est di Belfast. Anche con armi da fuoco.
Si apre così la stagione delle marce orangiste nelle Sei Contee del nord dell’Irlanda (che appartengono al Regno Unito). Chiassose e coloratissime parate musicali, sono un omaggio alla vittoria di Guglielmo d’Orange del 1690 e col passare degli anni si sono trasformate in un carnevale dal sapore provocatorio verso la comunità cattolica.
Gli unionisti sfilano infatti nei quartieri cattolici/repubblicani che vengono “blindati” dalla polizia in assetto antisommossa e diventando così spesso teatro di violenti scontri.
La notte del 12 luglio si accendono gigantesche pire (bonfire) e si danno alle fiamme i tricolori irlandesi, immagini del Papa, o di Bobby Sands. Non c’è anno in cui non si faccia, quando va bene, la conta dei feriti.
Ma in questi giorni, a sentire la Psni, la polizia nordirlandese, la violenza ha toccato livelli mai visti da dieci anni a questa parte. A Short-Strand, secondo la Bbc, c’erano almeno 700 persone coinvolte negli scontri. Elementi di Uvf (Ulster volounteer Forces), gruppo paramilitare lealista in passato contrapposto all’Ira erano presenti nella battaglia.
E questo desta grande preoccupazione: c’è un programma di dismissione degli armamenti dei gruppi lealisti (anche dell’UDA, Ulster Defense Association) in corso da tempo, ma la sua effettiva attuazione è di difficile verifica. UVF due anni fa dichiarò di aver smantellato il suo arsenale, in omaggio agli accordi di pace del 1998.
Perché questa improvvisa entrata in scena dei gruppi armati unionisti? L’ipotesi più semplice è forse la più verosimile: da anni nell’ombra, anche a causa della sovraesposizione dei gruppi repubblicani, eccoli “mostrare i muscoli” per ribadire il loro ruolo anche politico. Le Sei Contee sono parte del Regno Unito. E le marce orangiste sono lì a sottolinearlo ogni anno.
Ma i proiettili lasciati sulle strade di Short-Strand fanno chiaramente capire che la pace nelle Sei Contee è ancora un miraggio.
—
Giampaolo Musumeci fotografo, giornalista e videoreporter si occupa di guerre e questioni africane. Collabora con giornali, radio e tv italiane e internazionali, tra cui SkyTg24, Channel4, Independent, Die Zeit. Su Radio24 conduce il programma di attualità internazionale “Nessun luogo è lontano”
- Mercoledì 22 Giugno 2011

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Il 25 Giugno 2011 alle 9:35 BLOG : La voce di quasi tutti ha scritto:
[...] Guerriglia urbana a Belfast. Molotov, sassaiole, e persino colpi d’arma da fuoco. Nel quartiere di Short Strand (zona est della città), spesso teatro di scontri fra la comunità cattolica e quella protestante, per due notti consecutive, centinaia di persone si sono scontrate violentemente. I lealisti, cosa piuttosto rara, si sono fronteggiati con le forze di polizia. La notte del 21 giugno, almeno tre feriti, tra cui un fotografo colpito alle gambe da colpi di arma da fuoco. [...]
Il 28 Agosto 2011 alle 1:54 senzaverso ha scritto:
Le manfestazioni si sono succeute anche dopo e anche a Derry e sempre con episodi violenti che non si ricordavano da diversi anni. La question delle marce va risolta perché è sempre un modo per iniziare a lanciare molotov e altro e in qualche caso con la connivenza della polizia
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