
Festeggiamenti dei gruppi per i diritti gay all'esterno del Senato di Albany (Credits: LaPresse/Hans Pennink)
Confuso tra la folla allegra che venerdì notte si è riversata al Stonewall Inn per festeggiare la fresca ma già storica firma da parte del Governatore Andrew Cuomo della legge che permette il matrimonio tra omosessuali nello Stato di New York, c’era un”giovane” di 43 anni, alto e magro, vestito con sobrietà e con l’aria dell’eterno (ex) studente modello della facoltà di legge di Havard.
A vederlo ridere e scherzare nel locale che è (stato) il luogo di nascita del movimento per i diritti dei gay; a sapere che vive a Chelsea, una delle zone di New York preferite dalla comunità omosessuale, lo si può scambiare per uno dei tanti liberal, uno delle migliaia di elettori del partito democratico che popolano Manhattan e che per anni si sono battuti per raggiungere il traguardo tagliato l’altra sera quando il parlamento di Albany ha votato la legge sulla legalizzazione delle unioni omosessuali.
L’impressione non sarebbe errata. Il ritratto sarebbe fedele. A parte un particolare. Quell’uomo non ha mai votato per i democratici. E’sempre stato dall’altra parte della barricata. E non con un ruolo marginale. Anzi. Grazie alla sua intelligenza e alle sue intuizioni politiche, quell’avvocato ha trasformato la campagna elettorale per la rielezione di George W. Bush in una passeggiata, prima di prendere in mano le redini del partito repubblicano per un paio di anni e gettare le basi per l’affermazione del GOP nelle ultimi elezioni di Mid Term.
Repubblicano tuttora, quando compiva quelle imprese, Kenneth Brian Mehlman non aveva ancora fatto outing e dichiarato al mondo la sua omosessualità. Dopo averlo fatto, l’anno scorso, con una conferenza stampa che suscitò molto clamore, l’ex presidente del Comitato Nazionale Repubblicano ha smesso di nascondersi ed è diventato uno degli elementi più attivi della campagna organizzata dai gruppi per i diritti dei gay per ottenere una legge sui matrimoni tra persone dello stesso sesso.
Se c’è un protagonista “pubblico” della vicenda è Andrew Cuomo. Se ne esiste uno “nascosto” è Ken Mehlman. E’stato lui il 6 maggio scorso a recarsi ad Albany per un meeting (che poi si rivelerà fondamentale per raggiungere il suo obiettivo) con i leader dei parlamentari repubblicani dello stato di New York. In quella occasione, lo stimato e rispettato ex consigliere del presidente Bush ha sfoggiato tutte le sue armi retoriche per convincere i colleghi di partito ad appoggiare la legge sui matrimoni gay.
Prima ha detto ai suoi interlocutori che quella doveva essere una battaglia dei repubblicani per motivi ideali. “Se il nostro Creatore ci ha donato dei diritti inalienabili, tra cui la ricerca della felicità, perchè tra questi non dovrebbe esserci quello di sposare la persona che amiamo?”. Poi ha buttato sul tavolo un recente sondaggio secondo cui il 60% dei newyorchesi era favorevole alle unioni gay. “Possiamo andare contro la Storia? “- ha chiosato Ken Mehlman.
Negli incontri successivi c’è stato anche un altro argomento che l’ex presidente del Comitato Nazionale Repubblicano ha voluto tirare fuori con i suoi interlocutori: l’atteggiamento di alcuni importanti finanziatori locali del partito, come Paul E. Singer, sensibile alla causa perché ha un figlio omosessuale. Il 6 giugno, Mehlman è tornato ad Albany, ha parlato con ciascun parlamentare repubblicano e ne ha convinto quattro - che poi risulteranno decisivi - a votare per la legge.
Per lui, ora businessman, una grande vittoria. New York è diventato il sesto stato degli Usa ad avere una legge sulle unioni omosessuali. Una scelta che ha avuto risonanza mondiale. E che non potrà non avere ripercussioni a livello federale. Per Mehlman sembra di essere tornato al 2004, ai vecchi tempi della campagna elettorale di Bush junior. Anche allora, il gioco consisteva nel conquistare il numero maggiore di stati per permettere al presidente di restare alla Casa Bianca. Solo che allora per vincere, l’ex compagno di corso di Barack Obama ad Harvard aveva puntato tutta la campagna elettorale sui valori conservatori tradizionali e quindi (anche) sul bando dei matrimoni gay.
Ma erano, appunto, altri tempi per Ken Mehlman. E lui, non faceva altro che il suo mestiere. Come premio per avergli fatto ottenere il secondo mandato, George W. Bush lo mise a capo del Comitato Nazionale Repubblicano. Ruolo che ha interpretato con discreti risultati. Primo tra tutti quello di aver “aperto” all’elettorato afro - americano, tradizionalmente più vicino ai democratici.
Finita quell’esperienza, Ken Mehlman si è messo in affari. E’andato ai margini dalla scena pubblica. Fino all’outing dell’anno scorso. Che ho la fatto tornare sulla breccia per la sua battaglia per i diritti dei gay. Che ha vinto una sera di mezza estate ad Albany.
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori
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- Lunedì 27 Giugno 2011

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Commenti
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Il 27 Giugno 2011 alle 16:30 anna.one ha scritto:
Si, certo, il presidente Bush, e Karl Rove, non sapevano che fosse gay!
E poi, perché uno é gay non puo’ essere un repubblicano? ;)
http://www.logcabin.org/site/c.....C/Home.htm
:)
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