
Bandiere del Messico e degli Stati Uniti (Credits: LaPresse/Marcos Ugarte)
Non l’hanno ascoltato; non hanno voluto sentire ragioni. La giustizia è uguale per tutti, hanno pensato. Così la Corte Suprema non ha fermato l’esecuzione e il governatore del Texas Rick Perry ha dato l’ordine finale nonostante Barack Obama avesse chiesto di non eseguire la condanna a morte di Humberto Leal, un uomo di 38 anni, accusato di aver assassinato un’adolescente di San Antonio nel 1994.
La sua vicenda - che si è conclusa nella Death Chamber del carcere texano di Huntsville all’alba - è diventata un caso che rischia di creare tensioni nelle relazioni diplomatiche tra Usa e Messico.
Leal era un cittadino messicano, non statunitense, che aveva chiesto una revisione del suo caso perché non era stato messo nelle condizioni di avere l’aiuto delle autorità consolari messicane negli Stati Uniti.
Secondo i suoi avvocati, i diritti processuali di Leal erano stati violati. Se l’uomo avesse avuto l’assistenza dei funzionari del suo Paese, l’epilogo avrebbe potuto essere ben diverso. Un caso emblematico, visto che nelle prigioni americane ci sono altri cittadini messicani nelle stesse condizioni in cui si trovava il giovane meccanico. La Casa Bianca era intervenuta dopo aver compreso il pericoloso precedente che si poteva creare.
Barack Obama si era rivolto alla Corte Suprema - chiedendo di sospendere l’esecuzione - affermando che questa rischiava di violare la Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari e avrebbe messo a rischio di arresto senza garanzie i cittadini americani all’estero.
Si era mosso anche il Congresso. Un senatore democratico del Vermont, Patrick Leahy, ha presentato un progetto di legge per regolamentare questo tipo di casi. “Gli americani detenuti all’estero possono avere l’assistenza dei nostri consolati ogni giorno. Se noi non rispettiamo i trattati internazionali, c’è il rischio che gli altri, per ritorsione, facciano altrettanto”, ha spiegato Leahy.
Anche il governo messicano si era appellato alla Corte Suprema per bloccare l’esecuzione. L’ambasciatore a Washington aveva cercato di parlare con il governatore del Texas Rick Perry, che si è sempre rifiutato di rispondergli al telefono.
Ma tutto è stato inutile. Con un voto che ha spaccato in due la Corte Suprema, (5 i voti contrari alla sospensione, tutti i giudici conservatori e 4 quelli favorevoli, i progressisti), le richieste della Casa Bianca e di Città del Messico sono state respinte. “Dobbiamo prendere decisioni sulla base delle leggi per quello che sono, non per quello che dovrebbero essere”, è stato il commento.
Così, Humberto Leal è stato fatto distendere sul lettino della camera delle esecuzioni del carcere texano. Prima di addormentarsi per l’ultima volta ha chiesto perdono e ha urlato Viva Mexico. Una morte che è diventata già un affare di stato.
—
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori
- Venerdì 8 Luglio 2011


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Commenti
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Il 8 Luglio 2011 alle 16:49 anna.one ha scritto:
Già, ha urlato Viva Mexico peccato che negli USA, in Texas ci viveva da prima di compiere due anni, in San Antonio dove violento’ con un bastone (trovato nella vittima), una sedicenne prima di darle il colpo di grazia con un pezzo d’asfalto.
Obama si é interessato al caso sopratutto perché stà corteggiando gli hispanics, é stata solo una manovra, come sempre per Obamasito spudoratamente politica.
http://www.supremecourt.gov/op.....1-5001.pdf
Il 8 Luglio 2011 alle 17:27 anna.one ha scritto:
Vi é arrivata in Italia l’ultima sul l’ennesimo scandalo che riguarda Obamasito and his merry troup of marxist clowns? No? Non é “importante e avvincente” come l’esecuzione di un mostro?!
http://www.nationalreview.com/.....nk-miniter
:)
Il 8 Luglio 2011 alle 17:28 Stati Uniti: quando la pena di morte diventa un affare di Stato | Notizie Più ha scritto:
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