- Tags: Canard Enchainèe, embargo, Gheddafi, guerre di pace, Libia, Nato, Sarkozy
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La guerra alla Libia sembra aver risvegliato i sogni di grandeur imperiale di Parigi. Secondo quanto riferito dal settimanale satirico Le Canard enchaîné il presidente francese Nicolas Sarkozy avrebbe ordinato ai suoi generali di vincere la guerra contro Muhammar Gheddafi il 14 luglio, proprio nel giorno in cui la Francia celebra la presa della Bastiglia. Il Canard, solitamente molto ben informato sui retroscena dell’Eliseo, sottolinea che in questo modo il presidente potrebbe incassare la vittoria in Libia nel giorno della festa nazionale ottenendo il massimo risalto in una guerra che il presidente francese ha voluto e probabilmente anche pianificato fin dall’avvio dell’insurrezione in Cirenaica.
Forse Nicolas “Bonaparte” Sarkozy sogna di emulare le glorie del passato, di sfilare in trionfo a Tripoli o di farsi consegnare Gheddafi in catene mentre sugli Champs Elysees sfila l’Armèe. Di certo le sue pretese hanno innervosito i vertici militari, rimasti sbigottiti dalle richieste presidenziali che hanno determinato una forte accelerazione dei raid degli elicotteri francesi Tigre e Gazelle imbarcati sulla portaelicotteri Tonnerre.
“Adesso bisogna vincere la guerra in poco più di una settimana”, lamentava un generale nei giorni scorsi, che invece sottolineava come la missione francese contro la Libia abbia portato soldati, materiali e scorte di munizioni al ”limite”.
L’offensiva su Tripoli scatenata dai ribelli la settimana scorsa è stata resa possibile dall’arrivo di 40 tonnellate di armi e munizioni francesi paracadutate sulle colline a sud della capitale mentre a Bengasi sono stati sbarcati cannoni da 105 millimetri mascherati da aiuti umanitari. Armi ovviamente affiancate da consiglieri militari in grado di impiegarle.
Forniture che costituiscono una palese violazione dell’embargo sulle armi alla Libia stabilito dall’Onu e un pericolo se si considerano le preoccupazioni per le armi finite in mano ai ribelli libici e girate alle milizie di Al Qaeda per il Maghreb islamico. Alla Nato le reazioni sono state discordanti. L’ammiraglio Usa, James Stavridis, comandante delle Forze Nato in Europa, irritato per non essere stato informato dell’iniziativa, ha chiesto ai francesi di spiegare su quale base “giuridicamente legale” abbiano deciso di agire.
Il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, non vede invece ”alcun problema” nella scelta fatta dalla Francia di paracadutare armi ai ribelli libici, nonostante l’embargo di armi in vigore contro la Libia, ma ha precisato che questa consegna avviene al di fuori della cornice Nato. “Ho inteso che queste consegne della Francia hanno come obiettivo la protezione dei cittadini ai quali si dà la possibilità di difendersi contro gli attacchi del regime di Gheddafi”, ha detto Rasmussen rilevando che la protezione dei civili è coerente con la risoluzione 1973 del consiglio di sicurezza dell’Onu.
Anche Stati Uniti, Egitto e Qatar hanno fornito ai ribelli materiali d’armamento ma Parigi ha organizzato le cose su ampia scala con tanto di convogli di armi entrati in Libia dal Niger: secondo il Canard l’operazione, battezzata “ponte di sabbia”, è stata seguita dai satelliti statunitensi. Gli sforzi francesi difficilmente riusciranno però a garantire a Sarkozy il trionfo tanto agognato. Al 14 luglio mancano solo tre giorni e Gheddafi sta contrattaccando.
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Gianandrea Gaiani, ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige Analisi Difesa, collabora con i quotidiani Il Sole 24 Ore, Il Foglio e Libero ed è opinionista del Giornale Radio RAI e Radio Capital. Ha scritto Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane
- Lunedì 11 Luglio 2011


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Commenti
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Il 11 Luglio 2011 alle 16:55 anna.one ha scritto:
Nello stesso tempo il ministro della difesa G.Longuet, segnala l’impazienza con il progresso del conflitto quando dice che :”..i ribelli dovrebbero negoziare subito con il governo Qaddafi e non aspettare la sua sconfitta” (Reuters)
Almeno si mettessero d’accordo…
Il 12 Luglio 2011 alle 11:37 nicksergio ha scritto:
un altro ego smisurato,servito da modesta intelligenza e cultura politica…la somalizzazione della Libia appare come il risultato più verosimile di una crisi gestita malissimo,cominciata con baldanza,senza chiari obiettivi realistici a liv. politico-diplomatico…Gheddafi non ha nessuna intenzione di andarsene,la sua tribù-clan lo protegge a tripoli e i ribelli sono troppo deboli e mal armati per riunificare il paese.Tripolitania e Cirenaica divise e sempre in armi(in piccolissimo India e pakistan,per intenderci)sono il peggio che l’occidente poteva aspettarsi..a meno di per ora improbabili golpe militati si va allo stallo ed al definitivo sputtanamento della non politica europea,orfana dello scudo USA…
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