
Corse di cani (Credits: AP Photo/Nati Harnik)
Nell’ex-colonia portoghese di Macao esiste ancora una fatiscente cinodromo, o ”canodromo“, come lo chiamano i cinesi, che la popolazione locale e non solo continua a frequentare più o meno assiduamente per assistere a pericolose e velocissime corse tra levrieri che hanno la sfortuna di essere spediti, ormai anche quando in fin di vita, su quest’isola dell’Estremo Oriente.
Del resto, Macao è l’unica città, in Asia, in cui le corse dei cani sono legalmente permesse. Dopo la prima, organizzata nel 1932, questo “sport” è diventato estremamente popolare tra i già accanitissimi scommettitori d’Oriente. La maggior parte di loro è stata ribattezzata con nomi augurali, come Espresso Rapido, Re dei Levrieri o Vincitore d’Argento, pensati apposta per tentare il sogno di ricchezza degli spettatori. Un desiderio che, forse, poteva essere realizzato dagli anni ‘30 ai ‘50, ma di certo non oggi, visto che gli spettatori pagano un biglietto di 10 patacas (equivalenti a circa un euro) il lunedì, il giovedì, il venerdì o il sabato sera per godersi, ogni volta, 18 corse in ognuna delle quali competono sei cani più o meno allo stesso livello e che, di conseguenza, non permettono loro di assicurarsi gli elevatissimi profitti di un tempo.
Se anni fa i corridori venivano allevati all’estero con grande cura, addestrati per le corse sin dalla nascita, e lasciati a riposo per quattro settimane ogni tre mesi di gare per fare in modo che il loro rendimento fosse sempre impeccabile, oggi i levrieri trascorrono la maggior parte della loro giornata in gabbie di cemento, come prigionieri nel braccio della morte cui viene concesso un attimo di libertà solo quando devono esercitarsi in pista o gareggiare. E, in quest’ultimo caso, si può facilmente affermare che corrono per salvarsi la vita: i primi tre piazzati dopo la premiazione tornano in gabbia e si riposano per la competizione successiva. La maggior parte degli altri, invece, rischia la morte per iniezione letale. Anche perché a differenza di quello che succede in altri paesi, dove alla conclusione della loro carriera molti cani vengono adottati come animali domestici, a Macao nessuno si offre mai per occuparsi di loro. E oggi l’ultima idea degli animalisti d’Oriente, intenzionati a salvare loro la vita, è quella di creare siti specializzati capaci di gestire online adozioni internazionali.
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Claudia Astarita è docente di Relazioni Internazionali dell’Asia Orientale presso l’Università di Bologna. Scrive approfondimenti sull’Asia per Panorama.it, Economy, Il Secolo XIX, East. Ha lavorato quattro anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L’Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama.
- Mercoledì 13 Luglio 2011


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