
Statua di Salvador Allende (Credits: David Berkowitz by Flickr)
La notizia apre un capitolo nuovo per il Cile. O meglio ne chiude definitivamente uno su cui per decenni si è arrovellato un intero Paese. Il presidente Salvador Allende, primo presidente socialista, al potere dal 1970, non fu ucciso quell’11 settembre del 1973 durante il golpe del generale Augusto Pinochet Ugarte nel palazzo presidenziale dove si era asserragliato mentre fuori gli aerei delle forze armate bombardavano La Moneda.
No, il presidente si suicidò. A dirlo adesso una commissione di specialisti composta da sette esperti nazionali e cinque stranieri, alacremente al lavoro da quando lo scorso gennaio la magistratura cilena ha voluto far chiarezza su una delle pagine più drammatiche del paese insieme ad altri 725 casi di violazioni di diritti umani mai sottoposti prima d’ora a verifica.
Lo scorso 23 maggio così, nel “Cementerio general” di Santiago le spoglie di Salvador Allende sono state riesumate accompagnate da tutti gli onori (era in realtà già accaduto nel 1990, per il riconoscimento dei resti). E adesso arriva il verdetto della scienza. “Non abbiamo dubbi che sia stata una morte violenta di tipo suicida” dice Francisco Etxeberra uno dei periti spagnoli che hanno partecipato all’inchiesta.
Aveva dunque ragione la figlia del presidente Isabel Allende - da non confondersi con la famosa e omonima scrittrice - che non si era mai opposta ma che alla storia dell’omicidio proprio non ci aveva mai creduto. E anche il medico personale Patricio Guijon che addirittura aveva visto il corpo del presidente pochi secondi dopo la tragica morte. E adesso la perizia ci dice anche che i colpi mortali non uscirono da un fucile qualsiasi ma da quell’AK47 regalatogli dall’amico Fidel Castro durante una visita ufficiale.
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Paolo Manzo, giornalista free-lance, vive a San Paolo, in Brasile, con la moglie. Parla 6 lingue, laurea alla Bocconi, master all’ICE e scrive, tra gli altri, per CartaCapital, Le Monde Magazine, The News, La Stampa e Il Secolo XIX. Per Baldini e Castoldi ha scritto Lula il presidente dei poveri
- Mercoledì 20 Luglio 2011

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