Ndiku Mutwiwa Mutua, Paulo Muoko Nzili, Wambugu Wa Nyingi e Jane Muthoni Mara dal 2009 chiedevano alla Corte Suprema inglese la possibilità di intentare un processo contro il governo britannico. L’accusa: le torture subite da loro e dagli altri ribelli Mau Mau negli anni ‘50, ai tempi della rivolta che tanto filo da torcere diede ai britannici in Kenya. Pochi giorni fa, una prima vittoria: via libera del sistema giudiziario inglese, il processo si può fare. .
Ma facciamo un passo indietro: i Mau Mau nacquero tra le due guerre mondiali come setta, feroce violenta e abile nella guerra. Pronti a tutto, anche alla morte. Solidali tra loro. A partire dal 1953, rivolsero archi e frecce, ma anche i fucili sottratti ai coloni, contro i britannici colpevoli di aver rubato loro le fertili terre del Kenya. Poi attaccarono anche gli africani considerati spie o amici dei bianchi.
La Corona tremò quando, nel 1957, il movimento rapì addirittura Margareth, la sorella della Regina Madre. Nel febbraio di quell’anno il loro capo venne ucciso e il movimento venne poi incanalato nel movimento indipendentista kenyota.
La repressione inglese fu brutale. Secondo il racconto dei 4 ultrasettantenni di etnia Kikuyi, nei campi di prigionia gestiti dai britannici, tra il 1952 ed il 1961, si sarebbero verificate ogni tipo di atrocità. Mutua e Nzili hanno raccontato di essere stati castrati, Nyingi di essere stato picchiato fino a perdere conoscenza nella stessa circostanza in cui altri undici uomini erano stati uccisi di botte. Mara è stata vittima di violenze sessuali. Alcune stime parlano di 15 mila kenyani uccisi, altre 20 mila. Più decine di migliaia torturati.
Ora a distanza di decenni, la giustizia inglese è pronta ad aprire un processo. Perché? Mette a fuoco la questione Beatrice Nicolini dell’Università Cattolica di Milano: “Da un lato, c’è uno stimolo intellettuale interno alla Gran Bretagna, con le ricerche condotte dal professor Anderson di Oxford, che da anni sta cercando la documentazione delle torture. Poi c’è un fattore internazionale: le origini kenyane di Barak Obama, il fatto che il nonno fosse stato coinvolto nelle repressioni, il che darebbe ai Mau Mau un sostegno internazionale”.
E poi, un fattore X, tutto africano: “Non c’è il desiderio di una vendetta post coloniale - spiega la Nicolini - ma una necessità di capire, di riconoscere dove è stato il male. Capire chi è stato a uccidere chi. Attraversare un dolore che porti alla riconciliazione, che è un percorso tutto africano”.
Insomma, alla base di tutto c’è il desiderio di tornare indietro per andare avanti. Ora la palla passa ai tribunali britannici. Ma un dato è certo: tra le ex potenze coloniali, la Gran Bretagna dimostra, quantomeno, il senso della storia. Dopo le scuse per i tragici fatti irlandesi del Bloody Sunday, il processo contro la sua gestione della colonia africana. La storia si riscrive anche così. Facendo mea culpa.
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Giampaolo Musumeci fotografo, giornalista e videoreporter si occupa di guerre e questioni africane. Collabora con giornali, radio e tv italiane e internazionali, tra cui SkyTg24, Channel4, Independent, Die Zeit. Su Radio24 conduce il programma di attualità internazionale “Nessun luogo è lontano”
- Venerdì 22 Luglio 2011


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Commenti
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Il 25 Luglio 2011 alle 1:24 pasalaam ha scritto:
Secondo la letteratura storica, i primi riti di magia nera riconducibili ai mau-mau si svolsero verso la fine del 1948, Quindi non trà le due guerre. Le prime azioni si limitarono a riti satanici conditi da cannibalismo e destinati a spaventare e sottomettere la popolazione locale. Negli anni che seguirono, le sole azioni dei mau-mau consitettero nell’uccisione nel sonno du qualche colono bianco e nell’oppressione della popolazione di colore.
Stupri e violenze furono all’ordine del giorno, acompagnate da massicce mutilazioni di bestiame.
Nella primavera del 1953, la loro eroica lotta aveva condotto ai risultati seguenti:
- bianchi uccisi nel sonno, dai 17 ai 32
- fratelli neri mutilati e uccisi, circa 2400
- fratelli neri “solo” mutilati, torturati o violentati, dai 4 ai 5500
Si può quindi immaginare “quanto filo da torcere” abbiano dato ai bianchi.
Ancora una leggenda
Adesso daranno loro una medaglia.
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