Mentre i media discutono del dibattito sul velo nella Repubblica Islamica, un volume di recente pubblicazione mi fa pensare ad altre questioni, legate ai diritti delle donne che un certo tipo di uomini ha sempre voluto contrastare. State a sentire.
“Una buona moglie dovrebbe obbedire al marito senza mettere in dubbio ciò che dice; non dovrebbe pronunciare parole che potrebbero mettere zizzania; pur avendone motivo, non dovrebbe lamentarsi ma portare pazienza; non dovrebbe camminare in modo affrettato ma con grazia, tenendo la testa alta e la schiena diritta; dovrebbe sedersi a tavola sorridendo; non dovrebbe cospargersi i capelli, le mani e il viso con unguenti a base di grasso animale e dovrebbe sempre mostrarsi in ordine e con abiti puliti”. Sono queste alcune delle raccomandazioni che, a fine Ottocento, un anonimo principe di discendenza cagiara rivolgeva alle iraniane.
A quel tempo le idee occidentali di democrazia e uguaglianza iniziavano a penetrare in Iran. Poco per volta le persone di un certo rango mettevano in dubbio il ruolo tradizionale delle donne e quelle di una certa élite cominciavano a emanciparsi. Seppur limitata dagli usi locali e dalla religione, l’indipendenza femminile indispettì molti. Tra questi l’anonimo principe che, nel tentativo di rimetterle al loro posto, pubblicò, nel 1889, il volumetto L’educazione delle donne ora tradotto in inglese da Hasan Javadi e Willem Floor che arricchiscono l’opera con considerazioni che ben rendono l’atmosfera dell’epoca (The Education of Women & The Vices of Men. Two Qajar Tracts, tradotto dal persiano e con un’introduzione di Hasan Javadi e Willem Floor, Syracuse University Press, Syracuse, New York).
Pur senza addentrarsi troppo nei in particolari, il principe cagiaro aggiunge che “a letto non c’è spazio per il pudore e la vergogna: la sposa dovrebbe essere audace e dimenticare che una signora perbene non dovrebbe fare questo e quello”. E soprattutto non dovrebbe avere la pretesa di condividere il sonno del marito, perché “questa abitudine contribuisce a diminuire il desideri”. Il mattino successivo dovrebbe lasciarlo in santa pace, farsi bella e dargli il buongiorno con un sorriso lasciando “le conversazioni notturne confinate a letto, senza farne oggetto di pettegolezzo con amiche e parenti”.
Il volumetto del principe non passò inosservato e una signora gli rispose per le rime con I vizi degli uomini, anche questo tradotto da Javadi e Floor. Madre di sette figli, Bibi Khanom Astarabadi, l’autrice, aveva compreso l’importanza dell’istruzione e aperto la prima scuola femminile di Teheran. Con un tono irriverente e con un linguaggio arricchito da termini popolari e talvolta addirittura volgari, Bibi Khanum prese di mira il comportamento maschilista spiegando come l’indigenza, le fatiche quotidiane e la cura dei figli impediscano a una buona moglie di attenersi alle prescrizioni del principe.
L’autrice “non ha la pretesa di educare gli uomini, ma vuole metterne in evidenza i limiti affinché in futuro pensino a migliorare se stessi anziché perdere tempo a dare consigli alle donne”. Bibi Khanum dedica così quattro capitoli al comportamento dei bevitori di vino, dei giocatori d’azzardo, di coloro che perdono tempo con le droghe e, infine, di “tagliagole, sodomiti e pervertiti“. E avvisa le lettrici: “Se vostro marito rientra in una di queste categorie, meglio liberarsene il prima possibile finché siete giovani e senza figli”.
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Farian Sabahi, docente presso l’Università di Torino e giornalista specializzata, è autrice dei saggi “Storia dell’Iran” e “Storia dello Yemen”, pubblicati entrambi da Bruno Mondadori. Scrive per il Sole24ore, Io Donna e Vanity Fair. Collabora con alcune radio locali e straniere
- Mercoledì 27 Luglio 2011


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Commenti
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Il 27 Luglio 2011 alle 19:47 anna.one ha scritto:
Donna coraggiosa questa Khanum, purtroppo se non ci saranno cambi fondamentali nell’Islam non avrà nessuna speranza per un futuro di vera uguaglianza.
Le interpretazioni soggettive del Qur’an sono fatte da uomini , mullah misogini, e l’Islam é promotore di misogninia nella sua forma peggiore. Asra Nomani discutendo il quarto Sura del Qur’an an-Nisa (donne) , versetto 34 afferma che pur essendo la violenza contro le donne non estranea nelle comunità non musulamane, la sanzione religiosa nell’Islam rende difficile non accettare la critica dell’Islam.
Il 27 Luglio 2011 alle 19:50 anna.one ha scritto:
Signora Sabahi, immagino che lei sappia già come alcune musulmane hanno risolto il problema..
http://www.memritv.org/clip/en...../2974.htm
Cordiali saluti. :)
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