
Humala, a destra, con il presidente cileno Piñera (Credits: Gobierno de Chile)
“Ho messo in vendita un mese fa i miei sette appartamenti perché di Ollanta Humala non mi fido neanche un po’”. La decisione di questa imprenditrice italo-peruviana che chiameremo Pilar per tutelarne la privacy rende bene l’idea di come il nuovo presidente del Perù, che si insedia oggi, 28 luglio, rappresenti un vero e proprio spauracchio per le classi media e alta del Paese.
Come Pilar sono in effetti in molti a essere letteralmente “terrorizzati” da questo ex capitano dell’esercito che - a detta loro – “ci farà fare la stessa fine del Venezuela di Chávez“. Un allarmismo che tuttavia appare assolutamente infondato se, invece, si analizza freddamente la “squadra di ministri” che accompagneranno Ollanta per i prossimi cinque anni.
Nulla a che vedere con la revolución bolivariana e, anzi, a detta degli analisti internazionali uno scavalcamento a destra nelle nomine anche rispetto al Brasile di Lula. A cominciare dal dream team, così lo ha ribattezzato la Reuters, formato da una coppia di economisti letteralmente adorati a Wall Street, ossia Julio Velarde Flores e Luis Miguel Castilla, rispettivamente presidente della Banca Centrale peruviana e ministro delle Finanze.
Fautore di una politica restrittiva che ha abbassato l’inflazione nel Paese andino a circa il 3%, Velarde era già stato scelto dal presidente uscente Alan García nel 2006 alla Banca Centrale al pari di Castilla all’Economia, dunque, il segnale che con Ollanta nulla cambierà dal punto di vista monetario ha fatto letteralmente “ruggire” i mercati.
La Borsa di Lima, dopo essere affondata a giugno nei giorni successivi alla vittoria di Humala contro Keiko - la figlia dell’ex presidente Alberto Fujimori - ha reagito con una serie di record, questa volta positivi, alle scelte economiche “di destra” del presidente “di sinistra”.
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Paolo Manzo, giornalista free-lance, vive a San Paolo, in Brasile, con la moglie. Parla 6 lingue, laurea alla Bocconi, master all’ICE e scrive, tra gli altri, per CartaCapital, Le Monde Magazine, The News, La Stampa e Il Secolo XIX. Per Baldini e Castoldi ha scritto Lula il presidente dei poveri
- Giovedì 28 Luglio 2011

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