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Stati Uniti: la tregua armata sul debito e i terroristi del fisco - L’ANALISI

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  • Tags: Barack Obama, Congresso, debito, default, democratici, Joe-Biden, obamamania, repubblicani, Stati Uniti, tagli spesa, tasse, tea party
  • 12 commenti
Barack Obama (Credits: Ansa/Michael Reynolds)

Barack Obama (Credits: Ansa/Michael Reynolds)

Michele Zurleni

All’indomani dalla scadenza della deadline annunciata dall’Amministrazione, a mezza giornata dalla fine dell’incubo di una disastrosa bancarotta, gli Stati Uniti hanno tirato un sospiro di sollievo. Barack Obama ha firmato la legge sull’innalzamento del tetto del debito e il default è stato così evitato. Dopo la Camera, anche il Senato ha approvato il compromesso raggiunto tra la Casa Bianca e i leader del GOP.

Ma a tutti è stato subito evidente che la tregua siglata con l’intesa bipartisan è destinata a terminare ben presto e che la battaglia condotta sul debito oltre a provocare lacerazioni tra repubblicani e democratici e all’interno degli stessi partiti riprenderà, visto che non è altro che uno degli episodi (il più importante dopo l’approvazione della Riforma Sanitaria) della guerra tra repubblicani e la Casa Bianca in vista delle elezioni del 2012.

Dopo aver siglato la legge, Obama ha tenuto una conferenza stampa. “Gli americani forse hanno deciso per un governo diviso, ma non certo per un governo che non funzioni”, ha detto, riferendosi al fatto che alla Camera la maggioranza è repubblicana e che questi rapporti di forza hanno provocato l’impasse politico che ha condotto gli Usa sull’orlo del baratro (default).

L’intesa sul debito, ha proseguito, è solo un primo passo e la riduzione del debito non può basarsi solo sul taglio alla spesa ma anche su una riforma fiscale che preveda un intervento sui più abbienti e sulle corporation.

Auspici, speranze, forse, quelle di Obama. Il quale sa molto bene che l’intesa votata rimanda a una speciale commissione bipartisan del Congresso (che verrà nominata entro un mese) gli interventi sul debito per il prossimo anno: tagli e tasse. Anche lì, ci sarà una durissima battaglia con i repubblicani. Basti pensare che due possibili membri, due lawmakers del GOP, sono stati tra i 26 contrari (a fronte dei 74 favorevoli) della votazione del Senato.

Le due visioni ideologiche che hanno provocato lo scontro tra democratici e repubblicani in queste settimane di passione si confronteranno ancora (e ben presto) sullo stesso terreno di battaglia. Determinando (in termini minori e meno drammatici, visto che la legge sul debito è stata varata)  lo stesso difficile clima politico e, forse, l’ennesimo compromesso al ribasso, poco efficace rispetto alle necessità.

Lo sa bene Wall Street, che ha bocciato la legge sull’innalzamento del debito; lo sanno anche le agenzie come Moody’s e Standard & Poor’s che hanno mantenuto la tripla A per gli Usa, ma non hanno cambiato idea sulle pessimistiche previsioni per il futuro, confermando la possibilità che, senza ulteriori interventi, il debito Usa possa avere il declassamento del rating.

Lo sanno bene anche a Washington, dove i due schieramenti rinsaldano le (ora) più fragili fila. Nonostante il raggiungimento dell’intesa, il braccio di ferro sul debito ha avvelenato ancora di più il clima tra Casa Bianca, democratici e repubblicani.

Ma, anche all’interno degli stessi partiti, si sono registrate lacerazioni, come le votazioni a Camera e Senato hanno evidenziato. I liberal democratici sono infuriati con Obama per aver accettato un accordo che prevede troppi tagli. Il Tea Party ce l’ha invece con i leader repubblicani perché l’intesa ne prevede troppo pochi.

Dopo la firma della legge, Barack Obama ha accusato il GOP di aver provocato (in modo strumentale) una crisi politica “di cui non c’era bisogno“. Non sono stati meno morbidi i toni di risposta dei repubblicani.

Ma, lo scontro più aspro si è avuto tra Michelle Bachmann, Sarah Palin e Joe Biden quando un articolo di Politico ha svelato che il vicepresidente, durante una riunione del gruppo parlamentare democratico, avrebbe detto che i lawmakers del Tea Party si erano comportati come dei terroristi nelle trattative sul debito, ricattando la Nazione con le loro richieste mentre l’ora della bancarotta si avvicinava.

“Solo nel bizzarro mondo di Washington, le istanze rispetto al fisco possono essere confuse con un atto di terrorismo”, ha risposto Sarah Palin. La quale, con l’amica-rivale Bachmann, ha chiesto a Biden delle scuse formali.

Il vicepresidente si è difeso, affermando di non aver mai usato quell’espressione. “Mai fatto, giuro - ha detto Biden - In quella riunione c’erano persone che dicevano di sentirsi in una condizione simile a quella in cui si trovano gli ostaggi con i terroristi, ma io non ho mai detto quella parola”.

Comunque sia, l’episodio è una spia della tensione politica. La battaglia sul debito è appena iniziata. L’andamento economico degli Usa sarà il tema su cui il presidente Usa  si gioca la rielezione. E sull’economia, le nubi si addensano.

—

Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori

  • michele.zurleni
  • Mercoledì 3 Agosto 2011

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Commenti

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Il 3 Agosto 2011 alle 16:49 anna.one ha scritto:

La crisi politica l’ha causata Obama e i dems, infatti sono 820 giorni che non hanno ancora presentato un budget e quando avevano la maggioranza assoluta perché non passarono anche il debt ceiling?

Credevano forse che avendo la House, Senato e White House non avevano nessuna obbligazione legale? Accusare ora i repubs e’ non solo ridicolo, é patetico.

Il record di Reid mostra che voto’ sul debt ceiling non solo di parte ma perfettamente partigiano, il Senato ha passato dieci aumenti del debito dal 2000 e Dingy non ha MAI votato per l’aumento quando i repubs avevano il controllo del Senato.

Lo stesso Obozo che ha descritto il dibattito come “un partigiano circo a tre piste”, che non lascia dubbi che sono i repubs i terroristi, quando era senatore su 4 voti, due era assente 1 voto’ presente, come abitudine, quando i repub erano in carica e voto’ si una volta quando lo erano i dems.

http://www.youtube.com/watch?f.....5kIdN3UEQo

Il 3 Agosto 2011 alle 17:51 e.fumagalli ha scritto:

Delle alchimie dalla finaza se ne capisce poco e un esperto l’ha spiegata in questo modo:Considerando il PIL mondiale 100, in circolazione ci sono 600 tra titoli federali USA e derivati, quindi 500 sono pattume emesso dagli USA che non potranno mai essere rimborsati. Se si lasciavano fallire gli USA ci rimettevamo quelli, tirandola per le lunghe si peggiora sempre più la situazione. Questo lo sanno benissimo tutti gli economisti ma a loro non glie ne frega niente, non hanno problemi. Sempre più evidente chi finazia e sostiene il terrorismo, che si accanisce solo sui poveracci i veri, nelle loro lussuose abitazioni e palazzi, nessuno li tocca. E le oche starnazzano.

Il 4 Agosto 2011 alle 17:12 anna.one ha scritto:

Fumin, ma questo esperto é Fumagalli? Un consiglio cambi “esperto” che quello stink!

Gli USA non falliranno sul debito o per ragioni tecniche.

Ora abbiamo un presidente che é deciso a distruggere il sistema finanziario degli US, questa é una ragione per eleggere un conservative nel 2012 perché, se non ci libereremo di lui (delle sue policies socialiste), la crisi perservererà.
I miliardi ci sono per investire e creare posti di lavoro e cio’ aumenterebbe gli introiti nelle casse federali, ma per il momento gli imprenditori si girano i pollici causa le incredibili regolazioni, 946 pagine solo dell’EPA (protezione dell’ambiente), le incertezze sul domani causa le idee “progressive-comuniste” di Barry riguardo la ridistribuzione della ricchezza e il ruolo del governo, Obamacare e, il kissing butt alle unions, che di fatto stanno eliminando le piccole industrie e non solo, vedi Boeing in South Carolina.

Chi si preoccupa di più sono i chicoms che sanno che se gli USA non mettono le cose in ordine, centinaia di milioni di famiglie oltre i confini degli USA ne soffriranno.
Le oscillazioni nel mercato dei bond del tesoro degli USA pregiudicano per il momento il ricovero economico mondiale e tifare per il fallimento degli USA come fa lei, dimostra la sua non solo ignoranza, ma stupidità :)

Senza gli USA i chicoms dove andranno, con il panico dei bond in Europa? In Russia? lol

Infatti, il China Daily riporta da Beijing:

“Although confidence in US debt has suffered a short-term fall, and credit agencies could downgrade its rating, its basic credibility has not altered,” said the paper.

It added that “the dollar remains a hard currency that all countries have no choice but to accept.”

The official China Daily said Beijing is likely to view the plan as a positive step in restoring investor confidence in the dollar and the US bond market.

Capito fumin, il dollaro rimane una moneta forte che tutte le nazioni non hanno altra scelta che accettare..e lo dicono i suoi compagnucci.

quack quack waddle waddle

Il 4 Agosto 2011 alle 21:14 e.fumagalli ha scritto:

Ottima soluzione, il compromesso,sta dando risultati catastrofici su tutti i fronti. Grazie USA, per trascinarci giù con te. Con l’alzamento del tetto (che non è una sopraelevazione che aumenta il valore dell’immobile) già superato il PIL, significa che tutto quello che realizzano in un anno non copre il debito e poi ci sono gli interessi. Ricorda chi con un cucchiaio voleva prosciugare il mare.

Il 5 Agosto 2011 alle 16:37 anna.one ha scritto:

Fumin, ieri la colpa é stata tutta europea e, si sentiva solo…”we want more treasury bonds” e gli investitori si sono rivolti al safe haven, gli USA. Non glielo ha detto il suo esperto alter ego?

Comunque non sono stati gli USA a trascinarvi giù, quella é la scusa dei vostri leaders sinistroidi, ma come spiego’ cosi’ chiaramente Prime Minister Thatcher “…and Socialist governments traditionally do make a financial mess. They [socialists] always run out of other people’s money. It’s quite a characteristic of them.”

Gli USA per fortuna sono indietro almeno di 2/3 anni dal raggiungervi nel baratro. La colpa comunque, di queste rogne, cade sui presidenti dems che adottarono le vostre policies, Obozo poi, stà dando la spinta finale..se glielo lasciamo fare, lui vorrebbe che gli USA diventassero una grande France.

In conclusione il socialismo non funziona, il nanny state é la rovina e, la ridistribuzione della ricchezza é la rovina delle economie in tutti i casi nei quali la policy si é adottata. E poi ci sono le unions…

quack

Il 7 Agosto 2011 alle 21:43 e.fumagalli ha scritto:

Francia AAA- Usa AA, ridi, Cina Non pervenuto massima sicurezza come Russia, India, Arabia e tutto il resto del mondo meno Grecia, Italia, Portogallo ma è poca cosa, la Germania è forte e le regge tutte. A voi chi vi regge l’Honduras o a Colombia. A che punto siamo con le sette basi militari per il rifornimento di droga? Calato dalla Colombia e in aumento dal Messico. Ho sentito di immense piantagioni nella California,a sud, producete in proprio ora? Non ci rimette l’export di armi?

Il 8 Agosto 2011 alle 18:44 anna.one ha scritto:

ahhh, siii, la Francia…fumin….

“Investors are concerned about a rising risk of global recession, credit downgrades especially now in the eurozone, such as France, the threat of a major bank bust and a global liquidity trap as investors stay in cash,” said Neil MacKinnon, global macro strategist at VTB Capital.

Il 8 Agosto 2011 alle 18:48 anna.one ha scritto:

Inoltre, dear fumin, il problema dei mercati ora non è il downgrade to Treasuries, ma l’economia globale e la struttura del debito dell’intero Occidente - in particolare l’Europa.

Il 8 Agosto 2011 alle 23:24 e.fumagalli ha scritto:

LA TRATTATIVA andava malissimo, osservava il 18 aprile scorso il solito WBlog sottolineando che i due partiti eludevano il punto centrale.
“Democratici e Repubblicani si scannano su questioni ideologiche, mentre il punto centrale non è una questione destra-sinistra. La guerra fra liberali e conservatori è un falso show creato dai poteri che mirano a tenere gli americani divisi e distratti (molteplici links).
Il problema reale è che sia i Democratici sia i repubblicani vogliono continuare a sovvenzionare guerre senza fine, a salvare senza fine banche troppo-grandi- per fallire e corporations, e perpetuare il costoso schema Ponzi di stampare denaro dal nulla.
Ma le guerre imperiali riducono la nostra sicurezza nazionale. E invero funzionari dell’intelligence sostengono che la maggior minaccia alla nostra sicurezza è il debito, e che il Pentagono deve tagliare le spese.
Per di più, i salvataggi infiniti danneggiano l’economia. La finanza alla Ponzi costa trilioni di dollari ( e ha come conseguenza una diminuzione dei prestiti all’America produttiva e ai cittadini)”.
(Altra caterva di links. Sulle guerre, i loro costi ecc. vedi WBlog 9 gen 2010; sul debito come minaccia principe, WBlog 28 agosto 2010: nel febbraio 2009 il capo dell’intelligence Dennis Blair ha detto che la crisi finanziaria globale è la maggiore minaccia alla sicurezza. Tutte le agenzie di intelligence si sono dette d’accordo. E anche l’ammiraglio Mullen, “capo di Stato maggiore”). Che tristezza, quasi quasi mi viene da ridere.

Il 9 Agosto 2011 alle 15:13 anna.one ha scritto:

La trattativa andava malissimo perché Obama & Co. non vogliono entitlement cuts. Ma poi, fumin, ci pensi se la crisi globale é la maggiore minaccia alla sicurezza, crede che sia smart tagliare i fondi al Pentagon?
oh, si é dimenticato del Tea Party, sa quello che non é distratto…

Il 11 Agosto 2011 alle 5:39 anna.one ha scritto:

@ fumin

http://bigpeace.com/files/2011....._KK_25.jpg

I chicoms si danno da fare con i pakis ..letteralmente…

:)

Il 24 Agosto 2011 alle 23:50 pasalaam ha scritto:

Se l’occidente, oppure soltanto l’America smettono di comprare ciarpame cinese per due mesi, i loro abitanti non se ne accorgono neppure. I cinesi, invece crepano di fame, oppure si mangiano i bot americani.

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