Cattive notizie per gli sciiti del Golfo: nonostante sia stato avviato il dialogo nazionale, la monarchia sunnita del Bahrein sta assoldando centinaia di mercenari pachistani di etnia baluci per mettere a tacere le istanze di democrazia e riforma nel piccolo arcipelago a maggioranza sciita, dove ha sede la V Flotta statunitense che ha il compito di “contenere” l’Iran e assicurare il passaggio delle petroliere attraverso lo stretto di Hormuz.
In realtà, sono anni e anni che la dinastia degli al-Khalifa recluta mercenari nel Balucistan pachistano, così come in Giordania e nello Yemen. Sono loro, i mercenari, a fare il lavoro sporco: arrestano i dimostranti e li torturano, impedendo ai medici di soccorrerli. Anzi, in questi mesi, proprio i medici sono finiti nel mirino di questi paramilitari che non parlano arabo ma urdu, e acquisiscono con facilità la cittadinanza locale perché l’obiettivo della dinastia regnante è riequilibrare il divario tra la minoranza sunnita e gli sciiti.
Per quale motivo gli al-Khalifa assoldano i pachistani di etnia baluci? Semplice: sono sunniti, provengono da un’area (il Balucistan) estremamente povera e sono disposti a tutto. Ma non bisogna sottovalutare il fatto che i sauditi – a cui sta a cuore il fatto che gli sciiti non ottengano maggiori diritti - hanno sollecitato il governo di Islamabad affinché inviasse i mercenari. E il Pakistan non se l’è fatto dire due volte.
Come in passato, quando Islamabad inviava uomini per aiutare i sovrani arabi a restare sul trono. Lo stesso dittatore pachistano Zia ul Huq aveva combattuto, alla fine degli anni Sessanta, contro i fedayeen palestinesi. Per i giordani, per esempio, è stato un alleato fondamentale nel Settembre nero (1970), quando Zia ul Huq aiutò la dinastia hashemita contro l’Olp, l’Organizzazione per la liberazione della Palestina.
Ora, grazie a Internet e alla circolazione delle notizie in tempo reale, le responsabilità dell’Occidente si fanno pesanti: fino a che punto possiamo tollerare la repressione in atto in Bahrein? Ancora una volta, gli interessi occidentali si scontrano con i valori dell’Europa e degli Stati Uniti: da una parte non si può rischiare che il Bahrein, situato in una posizione strategica, finisca nella sfera di influenza dell’Iran. Ma, d’altra parte, la democrazia finisce nella polvere. E così i reali del Bahrein hanno represso, con la collaborazione saudita e l’okay di Washington, le proteste della società civile di Manama. Eppure, anche i britannici hanno le mani imbrattate di sangue, visto che sono stati loro a creare, in Bahrein, i servizi di intelligence e sicurezza.
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Farian Sabahi, docente presso l’Università di Torino e giornalista specializzata, è autrice dei saggi “Storia dell’Iran” e “Storia dello Yemen”, pubblicati entrambi da Bruno Mondadori. Scrive per il Sole24ore, Io Donna e Vanity Fair. Collabora con alcune radio locali e straniere
- Venerdì 5 Agosto 2011


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