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Stati Uniti: lo schiaffo di Standard and Poors a Barack Obama - L’ANALISI

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  • Tags: Barack Obama, Congresso, obamamania, rating, Standard & Poor's, Stati Uniti
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Barack Obama (Credits: LaPresse/Charles Dharapak)

Barack Obama (Credits: LaPresse/Charles Dharapak)

Michele Zurleni

Lo shock per il declassamento di Standard & Poor’s non è stato ancora assorbito a Washington. Anzi. Si può dire che il colpo del primo downgrade nella storia degli Usa inizia a sentirsi ora, con tutta la sua forza, soprattutto tra le fila dell’amministrazione Obama.

Per il presidente è stato uno schiaffo. La fine da incubo di una settimana di passione (accordo sul debito e dati sulla disoccupazione) e l’inizio di un nuovo (forse) più intenso travaglio sul fronte economico e politico.

La perdita della tripla A è stato un colpo alla solidità e all’autorevolezza della presidenza Obama, già sotto il tiro incrociato degli oppositori repubblicani e dei suoi delusi elettori.

Poco importa che le altre società di rating l’abbiano mantenuta; così come poco importa che sia stato resuscitato un dibattito sull’attendibilità e sul ruolo di queste agenzie, come ha fatto il Segretario al Tesoro Timothy Geithner (che ha accusato S&P di non conoscere bene il sistema fiscale americano): la decisione di Standard & Poor’s ha colpito dritto al cuore l’amministrazione.

E minaccia di farlo ancora. John Chambers, uno dei manager di S&P, ha avvertito che ci sono buone possibilità (1 su 3) che ci sia un nuovo declassamento del debito Usa se entro i prossimi mesi non verranno prese nuove misure per diminuire la montagna di debiti che gli Stati Uniti hanno accumulato.

Gli occhi sono puntati sulla speciale commissione del Congresso che, in base all’intesa sul debito di settimana scorsa, dovrà valutare come intervenire per ridurre il debito.

Il tema è proprio questo: riusciranno democratici e repubblicani a superare la laceranti divisioni di queste settimane? saranno in grado di evitare un guerra (ideologica) all’ultimo sangue? mostreranno la volontà di voler trovare un accordo e quindi, saranno capaci di siglare un’intesa che in pochi mesi varerà gli efficaci interventi che ha richiesto S&P?

Nel suo report, l’agenzia di rating mette al primo posto dell’elenco dei motivi che hanno portato al declassamento il livello di litigiosità tra i due partiti. Che ha provocato un pericoloso impasse politico.

Ora, molti lawmakers interpellati promettono la costruzione di un clima nuovo e diverso per arrivare a raggiungere gli obiettivi indicati da Standard & Poor’s: il taglio di 4.000 miliardi di dollari di debito entro 10 anni. L’accordo votato dal Congresso, dopo l’intesa tra Casa Bianca e repubblicani, prevedeva invece tagli per un ammontare ben inferiore: 2,4 miliardi di dollari.

Riusciranno a mantenere la promessa di cooperare nei prossimi mesi? Difficile pensarlo, visto che saremo già in periodo elettorale.

I segnali arrivati in questi due giorni non sono così confortanti. I repubblicani hanno subito attaccato Barack Obama per il declassamento mentre autorevoli esponenti del partito democratico hanno gettato la croce addosso al Tea Party e alla sua assoluta mancanza di volontà di cedere a compromessi sulla questione delle tasse durante le trattative sul debito.

Un accordo del Super Comitato del Congresso non sarà impossibile da raggiungere, ma al prezzo (probabilmente) di un’altra fortissima tensione politica.

Cosa farà Barack Obama? Riuscirà a guidare la nave (nel rispetto delle prerogative del Congresso) o rimarrà in scacco nello scontro tra democratici e repubblicani? Sarà in grado di smarcarsi e indicare una direzione, oppure dovrà sottostare alle rigide richieste del GOP? Prenderà decisioni difficile (e impopolari) nell’anno elettorale oppure preferirà rimandare il rimandabile a dopo le elezioni?

S&P non sembra aver avuto fiducia nel fatto che il presidente potesse giocare al meglio le sue carte per “governare” lo scontro con i repubblicani e le tensioni dentro il suo partito. Per questo, il declassamento della terza A è stato un colpo per Barack Obama: una bocciatura.

—

Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori

  • michele.zurleni
  • Lunedì 8 Agosto 2011

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Commenti

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Il 8 Agosto 2011 alle 16:45 gianniguelfi ha scritto:

Il downgrade del rating sovrano degli Stati Uniti e’ frutto della “debacle” politica che si e’ registrata a Washington, “superiore a quella che era stata messa in conto”. E’ quanto hanno detto gli analisti di S&P, David Beers and John Chambers nel corso della conferenza stampa indetta per spiegare le ragioni che hanno portato venerdi’ al taglio per la prima volta nella storia del rating degli Usa da AAA a AA+. “Un ulteriore taglio potrebbe arrivare nel futuro se si registrasse ulteriori scivolate sul fronte fiscale - ha spiegato Chambers - e se il comitato formato dal Senato per individuare tagli alle tasse non si rivelasse all’altezza del compito”. SECONDO GLI ANALISTI DI S&P LASCIARE SCADERE GLI SGRAVI FISCALI VARATI DALL’ AMMINISTRAZIONE BUSH A FAVORE DEI CETI PIU’ ABBIENTI, PERMETTEREBBE DI RIDURRE IL RAPPORTO DEBITO-PIL DI 9 PUNTI NEL CORSO DEI PROSSIMI ANNI.

fonte http://www.corriere.it/notizie.....4709.shtml

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