
Il J-20 cinese (Credits: AP Photo/China out)
Le somiglianze tra un nuovo jet cinese e un prototipo russo lasciano sempre di più immaginare che, pur evitando di farsi troppa pubblicità, qualcuno a Mosca abbia deciso di assistere la Repubblica popolare cinese nella sua trasformazione in potenza militare di rango mondiale. Il jet in questione è J-20, lo stesso velivolo da combattimento che a inizio gennaio aveva creato non poche polemiche visto che il volo di prova venne organizzato in concomitanza con la visita del Segretario della difesa americano Robert Gates a Pechino, “per cogliere l’occasione”, hanno pensato in tanti, “per segnalare al popolo cinese, compresi gli ufficiali militari, che Pechino non ha nessuna intenzione di cedere alle richieste degli Stati Uniti“.
La progettazione del J-20 si sarebbe ispirata al jet russo Mikoyan 1.44, un velivolo per il quale Mosca non ha mai autorizzato la produzione. Oggi, una fonte molto vicina all’intelligence russa avrebbe affermato che i dettagli sul Mikoyan sarebbero passati in mano ai produttori di armi cinesi, anche se non è ancora chiaro se questo trasferimento di informazioni sensibili sia stato effettuato in maniera legale oppure no. Mentre i rappresentanti dei Ministeri della Difesa dei due paesi preferiscono rimanere in silenzio, Adil Mukashev, uno studioso specializzato nei rapporti tra Cina e Russia, ha escluso categoricamente l’ipotesi secondo cui la Cina non avrebbe pagato profumatamente chi le ha fornito i dettagli per costruire il J-20.
Il nuovo caccia cinese rappresenta un significativo progresso per l’aviazione militare del gigante orientale oltre che la fine dell’esclusiva tutta russa e americana di questa tecnologia. Gli stealth F-22 Raptor, infatti, sono considerati da Washington “caccia di quinta generazione, che difficilmente riescono ad essere avvistati dai radar, quindi da non condividere neppure con gli amici”. Anche la Russia ha più volte ribadito l’intenzione di costruire una sua batteria di caccia di ultima generazione entro i prossimi sei anni, ma è evidente quanto il successo cinese con il J-20 abbia impensierito Washington tanto quanto Mosca, a meno che la scelta di vendere le informazioni sul Mikoyan non sia stata approvata dall’attuale governo.
Tuttavia, alla luce dell’evoluzione dei rapporti tra Russia e Cina, è difficile immaginare che sia stato l’esecutivo a concedere a Pechino un vantaggio tecnologico così importante. Mosca, infatti, pur avendo guadagnato parecchio dalla vendita di petrolio e gas naturale al vicino asiatico, non è riucita a tenergli testa sul piano delle spese militari. Non solo: da qualche tempo il Cremlino ha scelto di potenziare soprattutto le linee di difesa orientali, preoccupata da un possibile aumento dell’interesse cinese in Siberia, una regione ricchissima sul piano delle risorse energetiche. Alla luce di tutto ciò, sarebbe stato davvero poco lungimirante per il governo vendere a Pechino informazioni tanto delicate. Quindi deve essere stato qualcun altro ad arricchirsi della maxi ricompensa cinese.
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Claudia Astarita è docente di Relazioni Internazionali dell’Asia Orientale presso l’Università di Bologna. Scrive approfondimenti sull’Asia per Panorama.it, Economy, Il Secolo XIX, East. Ha lavorato quattro anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L’Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama.
- Venerdì 19 Agosto 2011


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Commenti
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Il 19 Agosto 2011 alle 16:51 anna.one ha scritto:
Nel suo 1968 saggio indirizzato alla leadership del suo paese, il premier scienziato nucleare sovietico Andrei Sakharov disse che “una società che limita la libertà intellettuale e impedisce il libero scambio di idee non sarebbe in grado di competere con società che liberano il potenziale creativo del loro popolo.”
E porto’ ad esempio la gara tra gli USA e l’USSR. La China comunista, come il suo predecessore sovietico, é al posto di blocco dell’innovazione.
Gli USA per ragioni che tutti sanno, non forniscono alla China le tecnologie d’avangardia militari che potrebbero permetterle di vincere non solo la guerra contro Taiwan ma di affermarsi come una potenza militare.
Se il buildup chinese procede più velocemente del previsto é perché le nazioni europee vendono alla China centinaia di milioni di dollari all’anno di equippaggiamenti a doppio uso militari e siccome c’é l’embargo il materiale militare esplicito puo’ essere solo venduto sottobanco e contrabbandato. La Russia molto probabilmente fa lo stesso.
Malgrado cio’ China vuole di più, ecco allora il bisogno dei chicoms di rubacchiare o ottenere illegalmente tutta la tecnologia militare usando individui come Ko-Suen “Bill” Moo che perlustrano il globo e raccolgono ogni brandello d’informazione tecnica ed harware.
Dovrebbe essere chiara questa loro “policy” dopo che con il permesso dei pakis, andarono a fotografare e prelevare campioni della “skin” dell’elicottero dei SEAL’s distrutto in Abbottabad.
Il 20 Agosto 2011 alle 19:53 indigesto ha scritto:
Lo sapremo solo, gentile Professoressa, se verrà avviata un’inchiesta, in Russia, per il trasferimento clandestino di alta tecnologia militare, tale da costituire segreto di stato, nonchè di know-how per la realizzazione dei velivoli in questione. Se dai due fronti si nicchierà sull’argomento, secondo me vuol dire due cose: che i russi possiedono una tecnologia tale da poter neutralizzare un eventuale uso di quest’arma, nonchè, come da vecchia abitudine, trovano utile soffiare sul fuoco, servendosi della Cina, in un momento di evidente crisi dei rapporti internazionali. Cordiali saluti.
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