- Tags: Barack Obama, bus, Casa-Bianca, elezioni 2012, Iowa, obamamania, repubblicani, tour
- Un commento

Il pullman di Barack Obama (Credits: Ansa/Tannen Maury)
Il copyright è di Mitt Romney. La parafrasi del celebre titolo del disco dei Beatles è una delle espressioni più ironiche che hanno accompagnato il viaggio in pullman di Barack Obama nel Midwest. Ma potrebbe essere estesa a tutto l’agosto del presidente.
Uno dei mesi peggiori per lui, colpito dalle polemiche sul debito, dai pessimi dati sulla disoccupazione, dal crollo delle borse e, infine, dagli attacchi sulla sua decisione di andare a trascorrere delle dispendiose vacanze in uno dei più costosi santuari dell’establishment della East Coast nonostante il paese si trovi sull’orlo di una nuova Recessione.
L’uomo che sembrava poter cambiare tutto, ora rischia invece di apparire l’uomo che non ne azzecca più una. Prendiamo il tour nel Midwest. Era la prima volta che, dopo mesi, il presidente tornava “sulla strada” per ascoltare (come aveva annunciato il portavoce) gli americani. Ma, le polemiche e le reazioni suscitate da questo viaggio dal forte sapore elettorale ne avevano intaccato già alla vigilia la capacità d’impatto sull’opinione pubblica.
Le foto del lungo rosario di veicoli che scortava il costosissimo (one milion dollar, baby), nero pullman sul quale viaggiava il presidente più che apparire le immagini di una carovana di esploratori alla ricerca dei misteri e degli enigmi (o al contrario, delle chiare difficili condizioni economiche) dell’America profonda, sembravano quelle del tipico corteo funebre che conduce il caro estinto alla sua ultima meta.
La fase crepuscolare (almeno per ora, in attesa di una nuova, possibile alba) dell’attuale presidenza è emersa con evidenza nella plastica rappresentazione offerta in Iowa dalla presenza contemporanea di Barack Obama e dei suoi possibili avversari elettorali: i repubblicani impegnati nel primo appuntamento in vista delle primarie per la nomination.
Da una parte un pacato (ma per molti, fiacco) presidente che ha incontrato le piccole comunità di questi stati dai grandi spazi rurali; dall’altra, gli energetici, quasi sanguigni (soprattutto Rick Perry ) candidati del GOP, tutti tesi a catturare il consenso dei loro elettori.

Barack Obama nel Midwest (Credits: Ansa/Pete Souza)
I discorsi di Obama hanno seguito un doppio binario: accusare i repubblicani per il loro rifiuto di toccare le tasse e mettere le mani avanti rispetto al lavoro che farà la speciale commissione del Congresso per la riduzione del debito. Quelli dei suoi avversari avevano come bersaglio la Casa Bianca, come è ovvio.
Nello scambio di colpi, il più debole è apparso il presidente. Per una ragione molto semplice: si è presentato nel Midwest senza alcuna nuova proposta per combattere la disoccupazione. Mancanza che lo ha fatto scendere ancora più in basso nei sondaggi. E poco importa che lo staff del presidente si sia consolato con il fatto che il tasso di gradimento dei lawmakers del Congresso fosse inferiore (e di molto) rispetto a quello di Obama: quello che è apparso chiaro è che l’opinione pubblica si aspettava molto da lui e forse di meno da loro.
Al secondo (su tre) giorno di tour i consiglieri di Obama l’hanno compreso. E sono corsi ai ripari, annunciando un piano per il lavoro che il presidente annuncerà dopo il Labor Day in settembre. Le linee sarebbero già tracciate e correrebbero su due direttrici: nuovi stimoli per creare occupazione e riduzione del debito ben oltre i 1.200 miliardi di dollari di cui deve discutere la speciale commissione del Congresso.
Secondo le indiscrezioni fatte trapelare dalle fonti della Casa Bianca, il piano prevederebbe anche una riduzione del peso fiscale sulle fasce piu’ deboli e sulla middle class, un aumento delle tasse per i più abbienti e investimenti per rilanciare le grandi opere infrastrutturali per ridare cosi’ lavoro a decine di migliaia di persone che si sono ritrovate senza più lavoro dopo la grave crisi del settore immobiliare.
Queste sono le carte che Obama vuole giocare per il suo rilancio. Ma, anche in questo caso, prima ancora di metterle su tavolo, il presidente ha visto (almeno per ora) indebolire il loro possibile impatto sull’opinione pubblica a causa delle polemiche nate dopo l’ annuncio che si sarebbe preso 10 gioni di vacanza a Martha’s Vineyard, l’esclusiva località turistica al largo del Massachusetts.
Il Paese rischia di affondare e lui va in vacanza? La Recessione è alle porte e il presidente spede (di tasca sua) 50.000 dollari per affittare una villa con piscina? Decine di migliaia di persone non hanno un lavoro e lui, invece di restare a Washington per mettere a punto le misure per sconfiggere la dioccupazione, se ne va a oziare al mare?
Per i repubblicani è stato facile affondare il coltello nella piaga. Le spiegazioni del portavoce della Casa Bianca (”Lui rimane sempre il presidente e lavora anche in vacanza”) non hanno placato le polemiche. Anzi. Le critiche sono arrivate poi anche da sinistra, dai liberal e da diversi columnist.
Per Barack Obama un agosto di fuoco, il più caldo della sua presidenza.
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori
- Lunedì 22 Agosto 2011


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Commenti
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Il 25 Agosto 2011 alle 20:53 anna.one ha scritto:
Si, il $1.2 milioni bus…made in Canada.
Comunque le congratulazioni continuano ad arrivare ad Obama per il downgrade..
http://thepeoplescube.com/curr.....t7649.html
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