
Rick Perry, governatore del Texas (Credits: LaPresse/Alive Keeney)
L’uomo che aveva compreso le potenzialità di quel giovane politico che per anni aveva militato nel campo avverso si chiama Karl Rove, il geniale architetto della carriera politica di George W. Bush. Lui per primo aveva capito che Rick Perry aveva stoffa da vendere e quando nel 1998 si candidò alla carica di vicegovernatore del Texas, aspirante braccio destro di Duyba (come veniva chiamato Bush con la slang del Sud), Rove incoraggiò, alimentò le sue aspirazioni.
L’ambizioso Numero Due texano e l’Uomo Ombra del presidente avevano visto giusto. Due anni dopo, George W. sconfisse Al Gore (una curiosità: in passato, Perry aveva appoggiato alcune delle battaglie ambientaliste dell’allora non ancora Premio Nobel per la Pace) e andò alla Casa Bianca. Rick prese il suo posto; un ruolo che, dieci anni e tre elezioni dopo, ricopre ancora.
Nel corso del tempo, molti critici di Perry (al contrario di Rove) ne hanno parlato come di un personaggio di scarso peso e di pessime qualità. In realtà, il governatore texano sembra avere un discreto fiuto e una forte capacità di cogliere l’attimo: per un politico, due caratteristiche di non poco conto. Avrà visto giusto anche in questo caso? La corsa alla nomination repubblicana per la Casa Bianca lo vedrà vincitore?
Dopo le consultazioni popolari in Iowa, di fatto il primo appuntamento delle primarie del GOP, è evidente che la competizione sarà a tre: Mitt Romney, Michelle Bachmann e (appunto) Rick Perry.
Il governatore del Texas ha fatto irruzione nella gara proponendosi come il vero uomo di cerniera tra i vari aspetti del conservatorismo americano. Non una fotocopia di George W. Bush (”Dalle nostre parti, non usiamo la carta carbone” - ha detto a un cronista), ma una sua naturale evoluzione, meno moderata, più radicale, visto il clima di scontro politico nel paese.
“Bush è stato un liberal alla Casa Bianca” - ha detto scherzando (ma non troppo) Rick Perry. Nato in una famiglia di vecchie tradizioni democratiche e lui stesso deputato texano per questo partito dal 1984 al 1990 (anno in cui decise di entrare nelle file repubblicane), il governatore scommette sul fatto che il suo mix di conservatorismo sociale, di fede religiosa, di liberismo economico, di populismo politico e di avversione al Big Goverment, all’invadenza del governo federale, possa essere la ricetta giusta per conquistare la nomination.
Su questo ultimo punto, nel 2009, Rick Perry era arrivato a dire che i texani erano così stanchi di Washington che avrebbero potuto chiedere la secessione “anche se - aveva aggiunto - non lo faranno mai”.
Contrario all’aborto e ai matrimoni gay, “creazionista”, Perry ha iniziato la sua compagna per la nomination con un preghiera collettiva “per una nazione in crisi” nello stadio della squadra di football di Houston. Sono accorse 30.000 persone, segno del seguito che il 51enne governatore può avere nei settori della Destra religiosa.
Perry si fa vanto anche di essere riuscito a combattere in modo adeguato la crisi economica. In questo momento, il Texas è uno dei pochi stati dove ci sono investimenti e dove sono stati creati posti di lavoro. I suoi critici affermano che si tratta di lavori precari e pagati male. Lui risponde che almeno ci sono.
Neppure la decisione di accogliere in pompa magna a Dallas il quartier generale della Huawei Technologies, un’ importante società cinese di telecomunicazioni sospettata dal governo americano di essere un pericolo per la sicurezza nazionale Usa sia in campo militare, sia nel campo commerciale, è stato motivo di imbarazzo per il governatore che punta a costruire nuovi posti di lavoro nel suo Texas.
Un’altra carta che gioca Rick Perry in questa sua lunga corsa alla Casa Bianca è la sanità del bilancio del suo stato. Raggiunta da tempo, ma - dicono gli avversari - a danno dei programmi sociali.
Tutti temi che il politico texano userà per battere gli avversari in gara per la nomination. Il primo a entrare nel suo mirino è Mitt Romney, probabilmente il più pericoloso rivale.
La strategia di Perry per batterlo sembra chiara. Vuole rappresentare l’ex governatore del Massachusetts come l’uomo di Wall Street, il “complice” delle grandi corporation, mentre lui si propone all’elettorato come il difensore dell’americano medio, fedele ai valori tradizionali religiosi e liberisti.
Rick Perry è entrato di prepotenza nella competizione. E non guarda in faccia a nessuno. Ha attaccato Ben Bernanke, il Numero Uno della Fed, dicendo che se “stampa soldi da qui alle elezioni del 2012 possiamo considerarlo un traditore”. Una sorta di monito a non risolvere in questo modo i problemi dell’economia (e quindi aiutare Barack Obama) che ha suscitato la reazione della stessa Casa Bianca: Perry deve stare attento a quello che dice, sta correndo per la presidenza, è stato il commento.
Può riuscire nell’impresa? Secondo molti osservatori, Rick Perry è sicuramente un politico fortunato. Di certo, è un uomo con il forte senso del tempismo. E, poi, la sua storia è molto legata a quella di George W. Bush. E una certa America ha nostalgia del Numero 43
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori
- Lunedì 22 Agosto 2011


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Commenti
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Il 23 Agosto 2011 alle 16:07 anna.one ha scritto:
É molto probabile che gli americani sceglieranno un uomo del sud, uno strong conservative, come presidente dopo l’esperimento socialista “Obama”.
Il 61enne (nato nel 1950) Perry é un buon candidato e fit la descrizione, deciso, strong conservative, a differenza di Dubya che era un compassionate conservative.
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