
(Credits: Ap Photo/Francois Mori)
UPDATE, ORE 14.46: Nessuna conferma di una partecipazione diretta al blitz che ha portato questa mattina alla liberazione dei quattro giornalisti italiani rapiti in Libia, ma da ieri sera l’intelligence italiana ”ha lavorato a fondo” perché Elisabetta Rosaspina e Giuseppe Sarcina, del Corriere della Sera, Domenico Quirico, della Stampa, e Claudio Monici, di Avvenire, tornassero rapidamente in libertà.Le fonti ufficiali, interpellate, non forniscono indicazioni sull’attivita’ svolta dagli 007 nella vicenda, ma non viene smentita la circostanza che l’intelligence possa aver rapidamente individuato un canale utile per arrivare alla rapida liberazione dei quattro giornalisti italiani. (ANSA).
UPDATE, ore 14.14: “Il nostro primo pensiero va all’autista ucciso a sangue freddo dai sequestratori”.
Visibilmente provati, ma in buone condizioni, i giornalisti liberati a Tripoli hanno raccontato in diretta, al microfono dell’inviata del Gr Rai Carmela Giglio i primi particolari della brutta esperienza appena conclusa nel corso della trasmissione di Radio1 “Start - La notizia non puo’ attendere”.
Radio Rai e’ stata la prima testata a diffondere la voce dei giornalisti a pochi minuti dalla loro liberazione.
“Mi compiaccio per il felice esito della vicenda - ha detto il direttore del Gr e di Radio1 Antonio Preziosi - e sono orgoglioso per il lavoro svolto in Libia dalla nostra inviata e da tutta la squadra del Gr e di Radio1 in occasione della liberazione dei quattro colleghi rapiti e per il racconto di tutta la crisi libica che seguiamo passo dopo passo. Ringrazio il Direttore Generale della Rai Lorenza Lei - ha aggiunto Preziosi - per il sostegno che ha assicurato al nostro lavoro nella difficile situazione libica”. (AGI)
UPDATE, ore 12: I quattro giornalisti italiani rapiti ieri in Libia, sono stati liberati questa mattina. La Farnesina ha appena confermato l’avvenuta liberazione. La liberazione dei reporter sarebbe avvenuta con un blitz operato all’interno di un appartamento di Tripoli, dove i giornalisti erano stati condotti dopo il rapimento sulla strada tra Zawiya e la capitale libica.
Elisabetta Rosaspina e Giuseppe Sarcina del Corriere della Sera, Domenico Quirico de La Stampa e Claudio Monici di Avvenire, sono i quattro giornalisti italiani rapiti in Libia, mentre viaggiavano da al Zawiya a Tripoli.
Il loro autista è stato ucciso, loro sono stati portati nella capitale e, secondo i dettagli che sono riusciti a descrivere durante due telefonate in Italia, si troverebbero nell’appartamento di una famiglia, a pochi passi dall’hotel Rixos, dove per 24 ore sono stati tenuti in condizione di sequestro i giornalisti internazionali presenti in Libia. Molta paura ha suscitato negli Stati Uniti la sorte di 35 reporter della CNN, liberati ieri pomeriggio.
Secondo il console in Libia, le autorità sanno dove sono tenuti in ostaggio i quattro italiani, ma al momento non sono state ricevute richieste da parte dei sequestratori che, secondo le informazioni a disposizione, sarebbero dei civili. A Tripoli intanto si continua a combattere e Gheddafi è ancora una primula rossa. Il Consiglio Nazionale di Transizione (Cnt) ha messo una taglia di 1,6 milioni di dollari sulla testa del raìs, proprio mentre da Mosca arrivava l’appello al Colonnello di “negoziare con i ribelli“.
Il presidente russo, Dmitri Medvedev, si è detto convinto che Muammar Gheddafi “ha ancora influenza nel Paese“, nonostante i toni trionfalistici dei rivoltosi. La figlia del Colonnello, Aisha, si fa vedere in tv e lancia un appello a tutto il popolo libico, per unirsi e combattere la Nato e respingere qualsiasi influenza straniera.
Ieri, intanto, il presidente del Cnt, Mustafa Abdel Jalil, ha incontrato all’Eliseo il presidente Nicolas Sarkozy, mentre oggi è previsto un incontro con Silvio Berlusconi. Ma in molti temono che la visita del capo dei ribelli di Bengasi in Italia possa compromettere la già delicata situazione dei quattro giornalisti rapiti.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e Caucaso.
- Giovedì 25 Agosto 2011

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Commenti
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Il 26 Agosto 2011 alle 14:38 nhico ha scritto:
L’incubo è finito. Per Tutti. Rivoluzionari, antirivoluzionari e, naturalmente, italiani. Ma, a proposito di blitz, non ci sono solo quelli militari. A volte, quelli giudiziari, sono più pirotecnici. E per un blitz tra le sabbie libiche che dà la libertà ai quattro giornalisti italiani, nel chiuso delle aule giudiziarie di Monza ve n’è stato un altro che ha sottratto all’arresto, Penati. Su tutte le pagine dei giornali il primo, quasi oscurato il secondo. Per i pm monzesi «È desolante constatare come un uomo politico (Penati) con importanti incarichi istituzionali passati e presenti (sindaco di Sesto San Giovanni, presidente della Provincia di Milano, portavoce del segretario del Partito democratico e vicepresidente del Consiglio regionale) adotti le stesse cautele di un delinquente matricolato». Eppure, il giudice amico ha fatto il solito gioco delle tre carte: questa perde e questa vince. Penati ha pescato la carta vincente e resta fuori. Tutto regolare. E’ la forza della toga, bellezza. Chi, avendo in mano la bacchetta magica della situazione, farebbe andare in carcere un compagno? E quella toga dai colori vermigli ha in mano la bacchetta magica e fa quello che le pare e piace. E, per Penati, le è piaciuto farlo restare fuori. Bisogna anche capirla: le carceri sono affollate e quando si può dare una mano alle istituzioni bisogna farlo senza se e senza ma. Lo vuole la legge. Quella stessa legge che a Milano, per Berlusconi, applica un metro e a Monza, appena due passi più in là, ne applica un altro. Al solo fine di raggiungere il proprio scopo: i nemici dentro, gli amici fuori. In nome della legge che non c’è. Amen.
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