- Tags: Bengasi, CNT, Eni, Libia, Muammar Gheddafi, Muhamad Jibril, ribelli, rivolte islam, Tripoli, world news
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(Credits: Epa/Hannibal Hanschke)
“La Libia sia dei libici, non della Francia, non dell’Italia, non dei colonialisti”. Dal suo nascondiglio segreto Muammar Gheddafi torna a spronare i suoi fedelissimi per la battaglia finale contro i ribelli e minaccia gli occidentali: “Vi distruggeremo”.
In un messaggio audio trasmesso dalla tv di regime al Orouba, il Colonnello si fa nuovamente sentire e lancia strali contro i “ratti” stranieri che aiutano e sostengono i rivoltosi di Bengasi, chiedendo al suo popolo di immolarsi per salvare la Libia dalle mani dei sovversivi. E’ un messaggio disperato, quello di Gheddafi, che continua a sfuggire alle milizie del Comitato Nazionale Transitorio (Cnt), mentre a Tripoli proseguono gli scontri.
Sarebbero 20.000 i morti del conflitto libico a sei mesi dall’inizio. Sono cifre diffuse dal Cnt di Bengasi, che dichiara di aver circondato un complesso residenziale nell’area sud di Tripoli dove probabilmente si nasconde il raìs, che per ora, però, è riuscito a sfuggire ai suoi oppositori. E, mentre si combatte nella capitale, il leader dei ribelli, Muhamad Jibril, in visita a Roma ha incontrato Silvio Berlusconi, che si è impegnato a “scongelare” asset libici per 350 milioni di euro. Inoltre, l’Eni fornirà gratuitamente gas e carburanti ai ribelli.
La partita sulla “nuova” Libia si gioca tutta sulla “spartizione” della torta petrolifera. Lunedì 29 agosto proprio il colosso degli idrocarburi italiano sarà a Bengasi per siglare con il Cnt un accordo per la fornitura da parte dell’Italia di benzina e gasolio alla Libia, con pagamenti in greggio quando gli impianti torneranno a essere pienamente funzionanti. Ma anche altre compagnie dell’energia in tutto il mondo si stanno muovendo, dagli Stati Uniti alla Total francese e alla Repsol spagnola.
Quello che è certo in Libia oggi è che il regime, dato molte volte per morto, è in fin di vita ma continua a dare i suoi colpi di coda. La transizione democratica sarà oltremodo “dolorosa” e un ruolo cruciale sarà giocato dalle “forze speciali” dei Paesi occidentali che da tempo sono operative in Libia. “Detronizzare Gheddafi è stata la parte facile - scrive in un editoriale Arab News - ma la vera battaglia comincia ora”, ed è la battaglia fondamentale per la ricostruzione della Libia in un’ottica pienamente democratica. Su questo punto, il futuro sembra ancora assai fumoso.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e Caucaso.
- Venerdì 26 Agosto 2011

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