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Stati Uniti: è passata la grande paura per Irene

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  • Tags: Barack Obama, evacuazione, innondazioni, morti, new-york, obamamania, uragano irene
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New York durante il passaggio di Irene (Credits: LaPresse/Mike Groll)

New York durante il passaggio di Irene (Credits: LaPresse/Mike Groll)

Michele Zurleni

Quando i newyorkesi sono usciti dalle case - bunker in cui si erano rintanati per il passaggio di Irene, si sono resi conto che l’uragano (o meglio, la tempesta, così come è stato declassificato prima che toccasse terra a New York City) sarà ricordato più per la grande paura che aveva creato che per gli effettivi danni che ha provocato. Almeno in città.

Irene è stata più clemente di quanto si pensasse. Delle 22 vittime provocate dal suo passaggio sulla East Coast nessuna è stata colpita a NYC.  I venti - che hanno soffiato a 100 km all’ora -hanno abbattuto alcuni alberi (nessuno di quelli impiantati a Ground Zero), ma non hanno distrutto le finestre dei grattacieli come si temeva alla vigilia; ci sono state parziali esondazioni dell’Hudson, ma nessun tunnel della metro è stato inondato, nessuna zona è rimasta sepolta da metri di acqua, come le autorità avevano paura che accadesse.

Dopo che il Sindaco Michael Bloomberg ha dato il segnale (”Il peggio è passato”), i 370.000 evacuati sono tornati lentamente alle loro dimore, mentre delle altre centinaia di migliaia, rimaste nei loro appartamenti in attesa che Irene se ne andasse, solo poche sono rimaste senza corrente elettrica: il grande black out non c’è stato a New York. (Ma si è registrato nel resto della Costa Est: almeno 4 milioni e mezzo di persone sono rimaste al buio.)

La metropolitana è rimasta chiusa (cosa mai accaduta) per più di 24 ore, mentre  gli aereoporti erano deserti, migliaia di voli cancellati. New York è stata una città fantasma per ore e ore. Una cattedrale (apparentemente) vuota e spettrale, sferzata dal vento e dalla pioggia, ma quando i newyorkesi si sono accorti che il pericolo era inferiore al previsto ( o sembrava passato), già domenica sono tornati ad alcune delle loro attività, i bar e i ristoranti hanno riaperto, si sono riviste persone per le strade.

Irene ha chiesto già il conto per la sua visita. Le prime stime parlano di almeno sei miliardi di dollari per la sola città. Quaranta (40) miliardi di dollari sarebbe invece l’ammontare dei danni per il passaggio sull’intera East Coast. Se Irene non ha inferto duri colpi a New York City, lo ha fatto negli stati a sud e a nord di questa città.

New York durante il passaggio di Irene (Credits: Ansa/Andrew Gombert)

New York durante il passaggio di Irene (Credits: Ansa/Andrew Gombert)

In North Carolina, dove l’impatto con la terra dell’uragano è stato duro e dove si sono registrati i primi morti del week end. Inondazioni ci sono state nel New Jersey,  nel Vermont, dove alcune centinaia di abitanti della capitale Montpelier, sono stati evacuati, in Pennsylvania, mentre una ventina di case sulla spiaggia di Long Island Sound, in Connecticut, sono state distrutte dalla forza del vento.

Per ora non ci sono polemiche su come è stato gestito dalle autorità il passaggio di Irene. L’avevano presentato come l’Armageddon (che poi non c’è stato). Prima tra tutti Barack Obama, con un messaggio alla nazione, venerdì pomeriggio, prima del rientro anticipato a Washington dalla sue vacanze a Martha’s Vineyard.

Per lui, ma anche per i governatori (e per il Sindaco Michael Bloomberg), c’era la preoccupazione di dimostrare la massima attenzione sulla vicenda. Per questo, nei fatti e nelle parole, l’hanno enfatizzata. Obama si è recato nella sede della protezione civile in maniche di camicia per verificare l’andamento delle operazioni. Il messaggio agli americani era chiaro: io ci sono e non sottovaluto la questione. Nessuno di loro, soprattutto  il presidente, voleva trovarsi di fronte a un’altra Katrina. per fortuna di tutti, Irene è stata più clemente.

Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori

  • michele.zurleni
  • Lunedì 29 Agosto 2011

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