
Di fronte al caos dilagante a Tripoli e nelle città liberate dai ribelli, alle segnalazioni di massacri di prigionieri (che non sarebbero tutti opera dei militari di Gheddafi) e al blocco di servizi essenziali quali acqua ed elettricità le nazioni Unite puntano a inviare nel Paese africano una missione di polizia tesa ad aiutare il Consiglio Nazionale di Transizione a ristabilire l’ordine. Missione non facile in un Paese dove tutti, anche chi non le sa usare, possiedono almeno un’arma ma la proposta è stata lanciata dal segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, convinto che sia necessario accelerare i tempi per “‘riportare ordine e stabilità’”.
“Nell’immediato - ha detto Ban il 27 agosto parlando al Palazzo di Vetro - abbiamo bisogno di assistenza umanitaria urgente, in particolare nel campo dell’assistenza sanitaria e dei servizi pubblici basilari, fra cui la distribuzione dell’acqua, la sua depurazione e l’istruzione. Mentre nel medio termine ci si dovrà concentrare sul sostegno alle elezioni, alla giustizia e all’ordine pubblico, oltre che sulla ripresa dell’economia e la ricostruzione delle istituzioni e dello stato di diritto.”
Una sfida impossibile se ad affrontarla verranno inviati solo i 200 osservatori militari e 190 poliziotti previsti. Troppo pochi per poter svolgere un ruolo di monitoraggio in un Paese così vasto sempre ammesso che i ribelli, che stanno per diventare i nuovi padroni della Libia, offrano la loro piena collaborazione. Non è previsto l’invio di nessun casco blu ma solo di osservatori militari, incaricati di verificare la fine degli scontri tra insorti e lealisti.
Il presidente del Consiglio nazionale transitorio,Mustafà Abdel Jalil, è disponibile a valutare l’arrivo di questa forza internazionale ma solo se sarà composta da uomini provenienti da “Paesi arabi o islamici”. E guarda caso due Paesi arabi sembrano già offrirsi per fornire gli osservatori con il basco azzurro dell’Onu. I loro nomi per ora non vengono pronunciati ma pare si tratti di Qatar ed Emirati Arabi Uniti, cioè degli sponsor militari e finanziari degli insorti. Certo farebbero presto a inviare propri militari considerato che ne schierano già parecchi in Libia, al momento privi di uniforme, che combattono al fianco dei ribelli contro i lealisti.
Tra i militari e i poliziotti dell’Onu non dovrebbero esserci occidentali nonostante una disponibilità in tal senso espressa da Londra. Neppure militari italiani la cui presenza sul terreno è stata esclusa categoricamente dal ministro della Difesa Ignazio La Russia. Tuttavia, in attesa che l’Onu schieri sul campo i suoi osservatori, potrebbe rendersi necessario inviare una forza internazionale per un periodo di 30/45 giorni.
“Non è detto che nelle prossime riunioni internazionali Ban Ki Moon non debba chiedere alla Nato un supporto di un mese anche sul terreno per aiutare il consolidamento di questo percorso” ha dichiarato il sottosegretario alla Difesa, Guido Crosetto, ai microfoni di Radio 24 ipotizzando un intervento di truppe alleate nella fase di transizione fino all’arrivo del personale dell’Onu.
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Gianandrea Gaiani, ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige Analisi Difesa, collabora con i quotidiani Il Sole 24 Ore, Il Foglio e Libero ed è opinionista del Giornale Radio RAI e Radio Capital. Ha scritto Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane
- Martedì 30 Agosto 2011

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Commenti
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Il 30 Agosto 2011 alle 23:00 pasalaam ha scritto:
Con il casino che c’é in Libia, mancava soltanto l’onu. Come al solito manderanno in campeggio cinque stelle “all inclusive” una masnada di fannulloni che aggiungeranno agli affanni della popolazione le loro angherie. Resta da vedere cosa potranno ancora escogitare. In Somalia hanno fatto sfruttamento della prostituzione minorile, in Jugoslavia contrabbando, ad Haiti si sono accontentati del colera, in Irak contrabbando di petrolio.
Il tutto sulla pelle delle popolazioni e con i nostri soldi.
Il 31 Agosto 2011 alle 17:32 anna.one ha scritto:
Nessun problema, alla prima sparata i caschi blue se la daranno a gambe, comunque i ribelli non ne vogliono sapere delle “forze” dell’UN, le loro fazioni, tribù, sono impegnate a dividersi le spoglie, altro che una Libya!
Un’altro fatto che si presenta é quello del ringraziamento che riserveranno alla NATO infatti:
http://tripolipost.com/article.....amp;i=6803
googlish traduzione: …e la NATO il cui decisivo e finanzialmente costoso intervento militare NON era caritatevole nè era un atto MORALE….
…tuttavia basta seguire le discussioni nei media occidentali per realizzare la vera natura delle intenzioni della NATO, la loro aspettativa e la possibilità di un futuro oscuro se la nuova leadership della Libya non si “distacca” dalla pericolosissima alleanza con la NATO.
Vabbè, l’autore è un “paleostinese” ma rende bene l’idea.
Libya=Somalia con oil e armi e fanatici. Che cosa puo’ andar di storto?
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