
(Credits: Ansa/Ciro Fusco)

Il governo ad interim in Libia, costituito dai rivoltosi di Bengasi, ha rigettato l’idea di un intervento della forza militare internazionale delle Nazioni Unite, perché “il Paese non ha bisogno dell’aiuto esterno per mantenere la sicurezza”.
Il vice rappresentante libico al Palazzo di Vetro, Ibrahim Dabbashi, ha dichiarato alla BBC che la situazione in Libia è unica, “non è una guerra civile, non è un conflitto tra due parti, è il popolo che si difende contro la dittatura“. Insomma, uno special case da maneggiare con attenzione, e al momento i ribelli non hanno alcuna intenzione di accettare l’arrivo dei caschi blu.
Intanto, la grave crisi umanitaria in Libia si acuisce. Mancano approvvigionamenti alimentari e beni di prima necessità. Secondo i dati dell’Onu, si stima che circa il 60% della popolazione di Tripoli al momento è senz’acqua e senza copertura sanitaria. Le organizzazioni internazionali si sono mobilitate e i fondi congelati del Colonnello cominciano a essere “scongelati” per permettere al Paese di poter nuovamente contare su una rinnovata liquidità.
I ribelli hanno poi diffuso i dati sulle vittime degli ultimi sei mesi di guerra; secondo il Comitato Nazionale Transitorio di Bengasi (Cnt), i morti sarebbero circa 50 mila, anche se le cifre non possono essere al momento confermate. Il leader del Cnt, Mustafa Abdul Jalil, ha dichiarato ieri che i rivoltosi stanno negoziando con i lealisti la resa, “per evitare ulteriore spargimento di sangue” e “ulteriore distruzione e danni”.
E dalle colonne del New York Times un fedelissimo di Gheddafi catturato dai ribelli non rinnega il suo attaccamento al raìs: “Ci ha restituito la dignità - dichiara - e morirei mille volte per Gheddafi, anche adesso”. Intanto, proseguono gli scontri per la presa di Sirte, la città natale del Colonnello e ultimo baluardo lealista. Lui, Gheddafi, resta nascosto. Forse è ancora a Bani Walid, a sud-est di Tripoli, ma al momento sul “fronte del Colonnello” tutto tace.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e Caucaso.
- Mercoledì 31 Agosto 2011

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Il 31 Agosto 2011 alle 12:45 Libia, i ribelli dicono no ai caschi blu dell’Onu e denunciano 50.000 morti | Notizie Più ha scritto:
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