Un uomo catturato dai ribelli e costretto alla resa oppure il primo alto funzionario siriano che scarica, volontariamente, il presidente Assad? Stiamo parlando di Adnan Mohammad al-Bakkou, procuratore generale di Hama, la provincia siriana teatro della più sanguinosa repressione da parte del regime di Bashar al-Assad. Che ha affidato a un video su YouTube le sue dimissioni.
Nel video il procuratore al-Bakkou muove gravissime accuse all’operato dell’esercito nella provincia di Hama: parla di 72 manifestanti pacifici arrestati e poi uccisi, di oltre 300 torturati e di 400 persone uccise dagli “squadroni della morte” armati dal regime. Denuncia come criminali responsabili di questi crimini il ministro dell’Interno Muhammed al-Shaar e, con nome e cognome, alte sfere delle Forze Armate.
Il procuratore sostiene di avere deciso di dimettersi dopo che i capi militari gli hanno chiesto di coprire i massacri. Non fa mai direttamente il nome del presidente, ma conclude il suo discorso con un avvertimento: “Non pensiate che Allah perdoni ciò che gli ingiusti stanno facendo.”
Il regime sostiene che si tratti di dichiarazioni estorte, riporta la Reuters: in base a questa ricostruzione, al-Bakkou sarebbe stato rapito dai ribelli e costretto a pronunciare quel discorso zeppo di denunce. Ma se si trattasse di un video genuino, questo significherebbe che il procuratore di Hama sarebbe il primo personaggio politico di alto profilo a dissociarsi dalla dittatura, il che equivarrebbe a un grave colpo per Assad. Il problema è che, dal momento che lo stesso regime impedisce ai giornalisti stranieri di lavorare in Siria, non esistono osservatori esterni in grado di confermare l’una o l’altra tesi.
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Anna Momigliano è una redattrice di Studio, bimestrale di attualità culturale. Ha scritto reportage da Israele, Libano e altri Paesi mediorientali. Per Marsilio ha pubblicato Karma Kosher
- Venerdì 2 Settembre 2011

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