
Il Premier cinese Wen Jiabao insieme al Primo Ministro pakistano Yousuf Raza Gilani (Credits: AP Photo/Jason Lee, Pool)
Dopo l’annuncio, ieri, della cattura di un importante leader di Al Qaeda, Younis al Mauritani, e di due suoi collaboratori, Abdul Ghaffar Al Shami e Messara Al Shami, il Pakistan sembra aver recuperato in parte l’intesa con gli Stati Uniti, venuta meno a maggio dopo l’accusa di “complicità verso il terrorismo” o, in alternativa, di incapacità dei servizi segreti e delle forze armate in occasione del blitz che ha portato alla cattura e all’uccisione di Osama Bin Laden, cui è seguita, dopo qualche mese, la decisione americana di sospendere gli aiuti militari a un ”alleato strategico ma sempre meno affidabile”. Cancellando 800 milioni di dollari di aiuti, pari a più di un terzo dei due miliardi di dollari all’anno di solito forniti dagli Stati Uniti al Pakistan per l’assistenza nel settore della sicurezza, Washinghton ha cercato di far riflettere il paese che ha deciso di espellere dal suo territorio degli addestratori militari statunitensi e far pressione sul suo esercito affinché combatta i militanti (islamici) in maniera più efficace.
Dopo pochi mesi, nonostante il premier pakistano Yousuf Reza Gilani abbia sempre contestato le accuse di incompetenza e complicità mosse contro il paese, la strategia americana sembra avere avuto successo, visto che questa volta è stata Islamabad ad assestare un colpo mortale all’organizzazione terroristica.
Islamabad ha sottolineato che l’operazione è stata possibile solo grazie alla cooperazione tra la Cia statunitense e l’Isi, i servizi di sicurezza pakistani. E Washington ha definito la cattura come l’ennesimo esempio della duratura collaborazione tra i due paesi nella lotta al terrorismo. Come se, tutto ad un tratto, fosse stata ritrovata l’armonia perduta. Eppure, nelle scuole della provincia pakistana di Sindh, al confine con l’India, è stato deciso di inserire come obbligatorio lo studio della lingua cinese, “perché la Cina è il nostro migliore amico sullo scacchiere internazionale, lo dimostrano cinquant’anni di amicizia senza particolari alti e bassi”. Di fatto, quindi, nulla è cambiato: Washington ha fatto pressione su Islamabad per sollecitarla a partecipare con un po’ più di determinazione alla lotta al terrorismo, consapevole di non poter rinunciare completamente al suo aiuto, quest’ultima ha catturato qualche leader minore per salvare la faccia, continuando però a fare affidamento sulla Cina in quanto alleato e partner commerciale di lunghissimo periodo.
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Claudia Astarita è docente di Relazioni Internazionali dell’Asia Orientale presso l’Università di Bologna. Scrive approfondimenti sull’Asia per Panorama.it, Economy, Il Secolo XIX, East. Ha lavorato quattro anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L’Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama.
- Martedì 6 Settembre 2011


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