Il Guatemala domenica 11 settembre va al voto per scegliere il presidente che governerà per i prossimi 4 anni. Due le novità che vale la pena analizzare. La prima – inedita nella storia recente del paese centroamericano – è che i circa 10 milioni di guatemaltechi chiamati alle urne (qui come altrove in America latina il voto è obbligatorio) sceglieranno quasi sicuramente un ex generale come presidente, nella fattispecie Otto Pérez Molina, del Partido Patriota (PP, di destra).
Non accadeva dal 1985, ossia dalla fine della dittatura che causò circa 200 mila morti nel Paese in quella che fu una vera e propria guerra. Secondo tutti i principali sondaggi Molina è accreditato di oltre il 50% del gradimento degli elettori e, dunque, dovrebbe farcela a diventare il nuovo presidente già al primo turno, evitando così il ballottaggio previsto il prossimo 6 novembre.
Un vantaggio spiegato soprattutto dal fallimento delle politiche di sicurezza del presidente uscente Álvaro Colom, che ha perso letteralmente il controllo del nord del Guatemala, finito nelle mani di Los Zetas, il cartello di narcos più violento del vicino Messico.
La seconda grossa novità – che spiega anch’essa il gran vantaggio di Molina nelle intenzioni di voto - è che il partito del presidente uscente Álvaro Colom, l’Une di centro-sinistra, non presenterà alle urne alcun candidato.
Non era mai successo nella storia dello Stato ma, a colpire, sono soprattutto le cause dell’assenza, ovvero la penosa vicenda del “divorzio” tra Colom e Sandra Torres, la first lady che era stata prescelta come “unica candidatura possibile” dalla coalizione di governo.
Peccato che la Costituzione guatemalteca vietasse ai parenti dei presidenti in carica di presentarsi al voto, una misura “figlia” proprio dei 30 di dittatura, atta a tutelare la discontinuità del potere di mandato in mandato. Come Panorama.it ha ampiamente seguito, a quel punto l’ineffabile coppia Colom-Torres ha scelto di divorziare.
Solo che, aldilà dei papiri consegnati agli avvocati per legalizzare la separazione tra i due, Presidente e first lady hanno continuato a tenersi la mano, ad essere fotografati mentre si scambiavano baci e, soprattutto, a vivere assieme. Insomma, al “divorzio” in realtà nessuno ha creduto, neanche i giudici della Suprema Corte che ha dunque impedito alla Torres di candidarsi domenica.
Succede allora che l’avversario del generale Molina più accreditato a dargli del filo da torcere sia Eduardo Suger, candidato della destra liberale del Compromiso, Renovación y Orden” (CREO) e che, dunque, la sinistra sia totalmente fuori dai giochi. Grazie allo “spettacolo deprimente”, così lo hanno definito molti analisti, del finto divorzio tra Presidente e first lady uscenti.
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Paolo Manzo, giornalista free-lance, vive a San Paolo, in Brasile, con la moglie. Parla 6 lingue, laurea alla Bocconi, master all’ICE e scrive, tra gli altri, per CartaCapital, Le Monde Magazine, The News, La Stampa e Il Secolo XIX. Per Baldini e Castoldi ha scritto Lula il presidente dei poveri
- Giovedì 8 Settembre 2011


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Commenti
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Il 8 Settembre 2011 alle 21:30 e.fumagalli ha scritto:
L’aria che tira da quelle parti è piuttosto pesante. La prima volta che giunsi a San Salvador, venne a prendermi all’aeroporto un autista dell’azienda che si presentò come Ernesto Guevara. Seduto al suo finco gli dissi che aveva un nome molto famoso e, nonostante la carnagione scura, lo vidi impallidire e ammutolì di colpo. Non sapeva chi fosse il famoso ma forse meglio non saperlo. A sapere certe cose, da quelle parti, si rischia grosso. Tra l’altro in Guatemala era sconsigliato andarci, specialmente se di aspetto gringo o yenkee. Che il Che sia sconosciuto, ignorato volutamente o meno , in sud America, è vero, meglio non saperne, appunto si rischia una rapina, finta naturalmente, vera la morte.
Il 9 Settembre 2011 alle 2:47 jimmie01 ha scritto:
Sbaglier0`, Manzo, ma la coppia Colom Torres era gia` una coppia solo di facciata. Per quello che ne so si erano sposati al solo scopo di consentire a Colom di correre per la Presidenza nel 2007, infatti ( sempre se non commetto errori ) la Carta Fondamentale del Guatemala non consente ai singoli di diventare Presidenti. In campagna elettorale Colom scrisse sui manifesti che la delinquenza si combatte con la intelligenza, mentre, sempre in quella campagna elettorale, Perez Molina diceva di voler usare mano dura. Come ultimamente ha detto il Vescovo di Guatemala City, non sembra che Colom abbia brillato in intelligenza. Resta comunque da vedere che Presidente sara` Molina, che come e` ben noto e` stato sospettato di aver rubacchiato 19 milioni di dollari al tempo in cui era Generale. Mi sa tanto che questa e` un’ altra situazione alla Gattopardo. Si cambia tutto ( sinistra colla destra ) e non cambia nulla. Saluti.
P.S. Vox populi dice che alla Torres non sarebbe mai stato consentito di correre per la Presidenza in quanto non parte della ” nomenklatura “: non dimentichiamo che prima di sposare Colom, la Signora Torres era la sua segrataria o qualcosa di simile.
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