Ormai la notizia è nota, anzi stranota: la Turchia ha espulso l’ambasciatore israeliano ad Ankara e rescisso tutti gli accordi commerciali e diplomatici con Israele. Certo, la miccia che ha fatto scattare questa “rottura totale” è stato il rifiuto da parte di Israele di porgere le scuse ufficiali per l’incidente della Mavi Marmara, l’imbarcazione che lo scorso anno ha tentato di forzare il blocco navale alla Striscia di Gaza e dove nove attivisti turchi sono stati uccisi durante gli scontri con la marina israeliana.
La notizia dell’espulsione dell’ambasciatore israeliano ha fatto il giro del mondo, perché stiamo parlando delle due principali potenze militari del Medio Oriente e di due vecchi alleati. Da qualche parte si è anche letto che “i due Paesi avevano intrattenuto buoni rapporti fino all’anno scorso.” Peccato che la realtà sia più complicata.
È vero, Israele e Turchia un tempo erano alleati. Ma i loro rapporti hanno cominciato a deteriorarsi da molto prima della Mavi Marmara. Vediamo di ripercorrere, brevemente, come e perché Ankara e Gerusalemme siano arrivate a questo punto.
Le premesse storiche: un tempo il territorio che oggi sono Israele e i Territori palestinesi faceva parte dell’impero ottomano. Originariamente lo Yishuv (ovvero la comunità ebraica in Palestina che ha portato alla nascita dello Stato ebraico) era nemico degli ottomani e ha aiutato gli inglesi a combattere i turchi durante la Prima Guerra Mondiale. Poi però le cose sono cambiate: una volta fondato, nel 1948, lo Stato di Israele si è trovato a fronteggiare una guerra dietro l’altra con i vicini Paesi arabi.
Similmente, anche la Turchia, da nazione laica fortemente opposta all’avanzamento dell’Islam nella regione, aveva rapporti difficili con i Paesi arabi. Dunque Ankara e Gerusalemme sono state a lungo accomunate dalla necessità di arginare i vicini arabi e, dopo la rivoluzione degli ayatollah nel 1979, l’Iran.
Poi che cosa è cambiato? Nel 2002 la Turchia elegge Recep Tayyp Erdogan e il suo partito islamico moderato Akp. Tra i punti fondamentali del programma dell’Akp: l’avvicinamento della Turchia all’Europa, ma anche la cosiddetta politica neo-ottomana, ovvero l’azzeramento dei problemi con i vicini arabi. Che, come noto, non hanno grandi rapporti con Israele. La politica neo-ottomana tuttavia non implicava un’automatica rottura con Israele. Se non che proprio in quegli stessi anni i rapporti tra Israele e i vicini arabi sono ulteriormente deteriorati.
All’inizio degli anni Duemila è scoppiata la Seconda Intifada e da allora il processo di pace tra israeliani e palestinesi non è mai ripreso seriamente. Nel 2006 si è combattuta la sanguinosa Guerra del Libano. Nell’inverno tra il 2008 e il 2009 c’è stata la Guerra di Gaza, nota anche come operazione Piombo Fuso, che si è conclusa con la morte di oltre 1.300 palestinesi e venti israeliani.
Ecco, secondo me, ancor più della Mavi Marmara è stata la Guerra di Gaza a segnare la rottura tra Turchia e Israele. Almeno dal punto di vista retorico. Poco dopo Piombo Fuso, in occasione di un forum economico a Davos, in Svizzera, lo stesso Erdogan ha accusato il presidente israeliano Shimon Peres di essere un criminale di guerra.
Poi, certo i fatti recenti hanno esacerbato ulteriormente le cose.
Poco prima dell’espulsione dell’ambasciatore israeliano, le Nazioni Unite hanno resi noti i risultati di un’indagine sull’incidente, noto come Palmer Report. Che criticavano sia l’azione organizzata dall’Ong turca (definita “sconsiderata”), sia il raid della marina israeliana (definito “eccessivo”). Tuttavia il governo di Ankara ha colto l’occasione per espellere l’ambasciatore. Evidentemente, si trattava di una misura meditata da tempo. Evidentemente, la Mavi Marmara non era l’unica causa che ha portato a questa rottura.
—
Anna Momigliano è una redattrice di Studio, bimestrale di attualità culturale. Ha scritto reportage da Israele, Libano e altri Paesi mediorientali. Per Marsilio ha pubblicato Karma Kosher, giovani israeliani tra guerra, pace, politica e rock ‘n roll
- Giovedì 8 Settembre 2011


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Commenti
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Il 9 Settembre 2011 alle 9:21 arjabes ha scritto:
C’è anche da aggiungere che Erdogan nella sua megalomania vorrebbe vedere la Turchia come nazione leader del M.O. e questo è il momento opportuno: Mubarak non è più un concorrente e l’Egitto ha altre gatte da pelare per il momento. Ahminedjad si è beccato le ramanzine degli Ayatullah e momentaneamente tace. Ora, in questa parte del mondo, non c’è niente che accumuni di più che essere contro Israele e Erdogan lo sa benissimo e ho l’impressione che aspettasse da tempo il momento adatto. Per di più gli israeliani hanno fatto tutti gli errori possibili immaginabili con comportamenti che hanno offeso i turchi per i quali l’onore è al di sopra di tutto,se si pensa che in Italia per non offendere un’importante delegazione turca qualche anno fa hanno tolto dalla parte il quadro della Battaglia di Lepanto del Veronese. La battaglia era nel 1500 o giù di lì. Se si pensa che nemmeno l’ONU osa dichiarare un giorno della Memoria specifico per il milione di Armeni massacrati dai Turchi, perchè si offendono se se ne parla. Comunque le dichiarazioni Erdogan le fa ad altissima voce perchè tutti le sentano,in realtà l’addetto militare rimane in Turchia, il congelamento del commercio concerne soltanto le industria governamentali, non i privati. Aspettiamo e speriamo bene.
Il 12 Settembre 2011 alle 22:14 Il Cairo brucia. Israele sempre più sola – L’ANALISI | Vivi Fiano Romano ha scritto:
[...] altri quelle immagini simboleggiano l‘isolamento diplomatico di Israele, che dopo essere stata scaricata dalla Turchia ora sta perdendo un altro amico storico: l’Egitto. Probabilmente questi timori hanno un [...]
Il 13 Settembre 2011 alle 0:35 - Vivi Capena ha scritto:
[...] altri quelle immagini simboleggiano l‘isolamento diplomatico di Israele, che dopo essere stata scaricata dalla Turchia ora sta perdendo un altro amico storico: l’Egitto. Probabilmente questi timori hanno un [...]
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