Il Guatemala dovrà attendere il prossimo 6 novembre per sapere chi si insedierà al potere a inizio gennaio 2012, succedendo al presidente uscente Álvaro Colom, di centro-sinistra. Con il 93,46% dei seggi scrutinati, infatti, il super-favorito ex generale Otto Pérez Molina, del Partido Popular, di destra, è in testa con il 36,07% dei voti. Accreditato dai sondaggi della vigilia del 42% dei suffragi, Molina dovrà vedersela al secondo turno sicuramente con Manuel Baldizón, imprenditore populista del partito di destra Lider (Libertad Democrática Renovada), fermo al 23,46% delle preferenze.
Pur non essendo ancora i risultati definitivi, infatti, è oramai impossibile che Molina ottenga la metà più uno dei voti validi per vincere al primo turno e che il matematico Eduardo Suger, del partito liberale Creo (Compromiso y Renovación), terzo con il 16,21% dei voti, superi Baldizón.
Quale che sia il vincitore tra Molina e Baldizón il prossimo 6 novembre, due dati sono certi: la destra governerà il Guatemala nei prossimi quattro anni mentre la sinistra è stata sonoramente sconfitta dopo altrettanti anni al potere. Tra i dieci candidati in lizza, infatti, l’unica “progressista” di un certo peso è infatti il Nobel per la Pace Rigoberta Menchú, che però come al solito ha raccolto le briciole, ovvero poco più del 3%.
La coalizione di centro-sinistra Une-Gana (Unión Nacional de la Esperanza-Gran Alianza Nacional), la stessa del presidente uscente Colom, non ha presentato nessun candidato per la nota vicenda del “divorzio” di Sandra Torres e, al Parlamento, è stata battuta sonoramente dal Partito Popular di Molina che da terzo partito nel 2007 è diventato il primo.
Quale destra governerà il Guatemala? Questa la domanda che si fanno gli analisti in queste ore. Per rispondere aiuta il profilo dei due candidati presidenziabili.
Molina, già candidato nel 2007 quando fu sconfitto da Colom, è un personaggio di cui tutto o quasi si sa. Ex generale, membro di spicco dei servizi segreti dell’esercito, fu lui a condurre i negoziati che portarono all’accordo di pace del 1996 che chiuse il sanguinoso capitolo della trentennale guerra civile guatemalteca (200 mila morti e 40 mila desaparecidos). Denunciato all’Onu da tre attivisti Usa per presunte “torture” durante la dittatura (1960-1986), Molina ha moderato molto il suo atteggiamento rispetto al 2007, quando venne soprannominato el mano dura.
Differente il discorso per Baldizón, un magnate populista secondo l’Associated Press che ha condotto una campagna elettorale assolutamente al di sopra delle righe, promettendo non si sa bene su che basi “la qualificazione ai Mondiali di calcio, per la prima volta nella sua storia, della nazionale del Guatemala se mi eleggerete” e garantendo che, una volta presidente, reintrodurrà nel Paese “la pena di morte, trasmettendo le esecuzioni in diretta televisiva“.
Probabile che con queste premesse gli elettori del terzo più votato, ovvero il matematico liberale Suger, scelgano di votare per Molina al ballottaggio.
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Paolo Manzo, giornalista free-lance, vive a San Paolo, in Brasile, con la moglie. Parla 6 lingue, laurea alla Bocconi, master all’ICE e scrive, tra gli altri, per CartaCapital, Le Monde Magazine, The News, La Stampa e Il Secolo XIX. Per Baldini e Castoldi ha scritto Lula il presidente dei poveri
- Lunedì 12 Settembre 2011


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