Durante un’escursione in Iraq, i ventinovenni Shane Bauer e Josh Fattal avevano sconfinato in Iran in compagnia dell’amica Sarah Shourd. Era il luglio 2009, erano stati arrestati e condannati per spionaggio. Secondo quanto riferito da Ahmadinejad martedì 13 settembre, dovevano essere rilasciati nel giro di un paio di giorni.
Un gesto prevedibile, in vista della riunione generale delle Nazioni Unite, prevista per il prossimo 22 settembre.
Per il presidente iraniano sarebbe stato un gesto positivo, di buon auspicio, per spianare la strada in vista del viaggio al Palazzo di vetro, a New York. Ma non gli è andata liscia, perché è stato subito contraddetto.
Ma andiamo con ordine. In un’intervista con NBC News il presidente iraniano aveva dichiarato che i due giovani escursionisti americani sarebbero stati liberati e avrebbero potuto scegliere con quali modalità tornare negli Stati Uniti.
Un gesto che, secondo quanto riferito dal Washington Post, sarebbe stato umanitario e unilaterale. Anche se un giudice della Repubblica islamica ha riferito alla BBC che i due giovani sarebbero rilasciati su cauzione, dietro il versamento di 500 mila dollari a testa, la stessa cifra versata da Sarah Shourd, la trentaduenne arrestata con i due uomini e rilasciata nel settembre 2010 per motivi medici e umanitari.
Nel suo caso a versare la cauzione era stato lo Stato dell’Oman, perché l’Iran è sotto sanzioni e le famiglie non possono fare versamenti diretti alla magistratura della Repubblica Islamica. In realtà il denaro è stato versato a fondo perduto, perché Sarah ha deciso di non tornare in Iran perché “troppo traumatico”.
Di fronte alle dichiarazioni del presidente iraniano, lì per lì le famiglie dei due giovani non si sono pronunciate, e la situazione invita alla cautela. Ad agire, dietro le quinte, è stata la diplomazia svizzera, che a Teheran rappresenta gli interessi di Washington.
Ma veniamo alla querelle che vede protagonista – ancora una volta – il presidente Ahmadinejad: in onda sull’emittente di Stato Press Tv, in lingua inglese, un funzionario della Repubblica islamica ha negato che sia stata presa una decisione circa il rilascio dei due giovani americani. E ha precisato che i cittadini statunitensi staranno in cella “ancora un po’”.
Ci sono due giudici che devono firmare l’atto che permetterà di versare la cauzione. Ma uno dei due giudici non ha ancora firmato, ha dichiarato l’avvocato Masoud Shafii che difende in due giovani iraniani.
La morale ? Ancora una volta, le autorità di Teheran non parlano con una sola voce.
—
Farian Sabahi, docente presso l’Università di Torino e giornalista specializzata, è autrice dei saggi “Storia dell’Iran” e “Storia dello Yemen”, pubblicati entrambi da Bruno Mondadori. Scrive per il Sole24ore, Io Donna e Vanity Fair. Collabora con alcune radio locali e straniere
- Mercoledì 14 Settembre 2011


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Il 14 Settembre 2011 alle 20:54 Iran: l’enigma degli escursionisti arrestati per spionaggio | Notizie Più ha scritto:
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