Il consiglio dei ministri ha da poco approvato le tanto annunciate riforme in Algeria. Da mesi se ne discuteva e il Presidente Bouteflika avvertiva il rischio, concreto, di una sollevazione popolare. Tunisia ed Egitto sono stati un bell’avvertimento per il vecchio leader algerino. E così si parte: con l’apertura ai privati di radio e televisioni, depenalizzazione del cosiddetto delitto di stampa, una nuova legge sui partiti politici.
Le riforme erano state annunciate il 19 marzo e ad aprile lo stesso Bouteflika in un pubblico discorso aveva rassicurato la nazione sul fatto che le promesse sarebbero state mantenute.
A due anni dalla fine del suo mandato, il vecchio Presidente si sente alle strette. La primavera araba non è finita, come dimostrano le manifestazioni, pacifiche e continue, in Marocco. Così bisogna concedere qualcosa a un Paese in fermento. Gli studenti algerini soprattutto hanno organizzato mobilitazioni nei mesi scorsi e continuano a tenere viva l’attenzione popolare sulla politica di Bouteflika. Ma, come sottolinea il quotidiano algerino El Watan, la legge sui partiti politici, che dovrebbe democratizzare il sistema, non porterà a nulla di nuovo.
Più importante forse la fine del monopolio di stato sull’informazione audiotelevisiva e la formazione di un organo indipendente di tutela. Così come l’abolizione del delitto di stampa che i giornalisti algerini chiedono dagli Anni ‘90. Così, a piccoli passi si va avanti.
Lo spettro di una sollevazione popolare spaventa Bouteflika. Così come spaventa l’Europa e l’occidente. L’Algeria di Bouteflika ha gestito finora la minaccia fondamentalista con pugno di ferro. Incassando ancora oggi colpi pesanti. I gruppi armati terroristici algerini sono forti e ben organizzati. Una rivolta popolare e il caos seguente sarebbe una manna per questi gruppi che tornerebbero ad alzare la testa e a respirare.
Ricordo che Al Qaeda nel Maghreb Islamico (AQMI) ha radici proprio in Algeria. E proprio in questi giorni il comandante di Africom, il generale Carter Ham ha ribadito che tre gruppi islamici estremisti sono una minaccia anche per l’occidente: AQMI appunto, Boko Haram in Nigeria e Al Shabaab in Somalia.
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Giampaolo Musumeci fotografo, giornalista e videoreporter si occupa di guerre e questioni africane. Collabora con giornali, radio e tv italiane e internazionali, tra cui SkyTg24, Channel4, Radio Svizzera Italiana. Su Radio24 conduce il programma di attualità internazionale “Nessun luogo è lontano”
- Giovedì 15 Settembre 2011


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