
(Credits: Ap Photo)
Due attacchi in un giorno: ad Ankara un’autobomba fa 3 morti e 34 feriti, dei quali tre versano in gravi condizioni. In serata a Siirt, nel sud est della Turchia, un altro attentato uccide 4 donne e uno studente. L’incubo del Pkk torna a farsi sentire nel Paese della Mezzaluna.
Poco prima dell’incontro alla Casa Bianca tra il premier Recep Tayyip Erdogan e Barack Obama, dalla capitale turca è arrivata la notizia di una bomba che ha devastato l’area degli uffici governativi. L’attentato non è stato rivendicato, ma i sospetti cadono sul Partito Curdo dei Lavoratori, il Pkk, considerato un’organizzazione terroristica dalla Turchia, dagli Stati Uniti e dall’Europa.
Nel sud est i curdi del partito capeggiato dal Abdullah Ocalan, al momento in prigione in Turchia, hanno preso d’assalto un autobus di civili, a pochi metri dall’ingresso dell’accademia di polizia. Nell’imboscata, oltre a essere rimaste uccise quattro donne e uno studente, ha perso la vita anche un attentatore, freddato dai colpi delle forze di polizia che si sono precipitate fuori dall’accademia.
Così, mentre Erdogan raccoglie consensi per il suo interventismo sulla scena politica internazionale, cavalcando con successo l’onda della Primavera araba per imporre la Turchia come nuovo grande mediatore per l’intera regione, tra le pareti di casa il premier non è ancora riuscito a risolvere la questione curda che, anzi, in seguito ai risultati elettorali dello scorso giugno che hanno assegnato numerosi segni ai rappresentanti dei curdi, sta vivendo una stagione di pericolose recrudescenze.
Proprio all’inizio del suo tour mediorientale il 13 settembre in Egitto, Tayyip Erdogan aveva parlato chiaramente dell’ipotesi di un’invasione terrestre da parte dell’esercito turco nel nord dell’Iraq, territorio conosciuto come Kurdistan e che i curdi vedono come il loro Stato di appartenenza. Un’ipotesi in realtà impraticabile, ma che è bastata per far andare su tutte le furie i vertici del Pkk, tanto da entrare immediatamente in azione con due pesanti attentati.
E come se non bastasse, una settimana fa i media della Mezzaluna hanno diffuso il video di un incontro segreto avvenuto nel 2010 tra alcuni rappresentanti dell’intelligence turca (il Mit) e alcuni leader del Pkk. Una notizia che indica la presenza di “correnti di pensiero” diverse sulla questione curda. Il premier ha sposato definitivamente la linea del pugno di ferro dopo aver lasciato andare alla deriva la politica della cosiddetta “apertura democratica”, mentre alcune schegge deviate all’intervento dei servizi segreti starebbero invece trattando con il Pkk. In tutto questo, il sultano Erdogan si trova pericolosamente tra due fuochi.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e Caucaso.
- Mercoledì 21 Settembre 2011


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