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Villaggio indiano: volti (Credits: AP Photo/Rajesh Kumar Singh)
Come può un governo affermare con soddisfazione che “mezzo dollaro è sufficiente per vivere e provvedere sia alle spese alimentari e sanitarie di una persona sia alla sua istruzione“? E’ vero che nei villaggi indiani il costo della vita è talmente basso da permettere ai più poveri di vivere con poco, ma venticinque rupie, l’equivalente di mezzo dollaro, non basterebbero neppure per sopravvivere. Per non parlare delle trentadue rupie stimate come sufficienti per vivere in città!
Eppure il governo di New Delhi vuole credere che per stare bene in India basti davvero poco. O meglio, ha bisogno di crederlo, per sentirsi in pace con la coscienza quando deciderà di ridurre drasticamente i fondi destinati ad aiutare i poveri. Se bastano pochi centesimi per vivere “bene”, è evidente che il livello della linea di povertà si abbassa significativamente, quindi i poveri diminuiscono e il peso dei sussidi grava meno sulle finanze dello stato.
Fino a poco tempo fa l’esecutivo del Subcontinente ha sempre riconosciuto che il 37% della popolazione del paese vivesse al al di sotto della soglia di povertà. Dopo aver ridefinito il concetto di indigenza questo valore si ridurrà ulteriormente, anche se la Banca Mondiale stima che la percentuale di poveri in India sfiori addirittura l’80%.
Da tempo i provvedimenti presi dal governo indiano per combattere la povertà nel paese sono stati accusati di inefficienza perché implementati da funzionari corrotti più interessati a ritagliarsi un guadagno personale, anche minimo, piuttosto che ad aiutare il prossimo. E ora che ha deciso di lavarsene quasi del tutto le mani, chissà come potranno sopravvivere quei milioni di indiani che, oltre a non avere un reddito, si ritrovano anche a dover fare i conti con un’inflazione che sfiora il 10% e che colpisce soprattutto i generi alimentari.
—
Claudia Astarita è docente di Relazioni Internazionali dell’Asia Orientale presso l’Università di Bologna. Scrive approfondimenti sull’Asia per Panorama.it, Economy, Il Secolo XIX, East. Ha lavorato quattro anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L’Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama.
- Giovedì 22 Settembre 2011


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Il 10 Maggio 2012 alle 18:27 In India il troppo grano marcisce a cielo aperto | Vivi Fiano Romano ha scritto:
[...] dai mille volti e dalle grande contraddizioni, dove 300 milioni di persone vivono sotto la soglia di povertà (28 rupie, meno di 50 centesimi al giorno) e caratterizzato dal più alto tasso mondiale di [...]
Il 10 Maggio 2012 alle 18:28 - Vivi Capena ha scritto:
[...] dai mille volti e dalle grande contraddizioni, dove 300 milioni di persone vivono sotto la soglia di povertà (28 rupie, meno di 50 centesimi al giorno) e caratterizzato dal più alto tasso mondiale di [...]
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