
(Credits: Ap Photo/Pablo Martinez Monsivais)
Sì alla pace in Medio oriente ma ” nessuna scorciatoia” per la Palestina. In un lungo discorso di fronte all’Assemblea generale dell’Onu, Barack Obama parla di pace e di guerra, dice sì a uno Stato palestinese, ma conferma il “veto” americano in seno al Consiglio di Sicurezza.
Il discorso che tutti si aspettavano e Obama non ha deluso la sua audience. Il capo della Casa Bianca ieri ha aperto i lavori della 66esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite con un appassionato intervento in cui ha definito la pace come “difficile” e ha sottolineato che gli Usa non “abbandoneranno” i palestinesi, poiché credono fermamente nella necessità di creare uno Stato della Palestina, anche se opporranno il veto qualora le loro istanze approdino al vaglio del Consiglio di Sicurezza venerdì.
Secondo il presidente americano è necessario intensificare gli sforzi diplomatici per raggiungere una soluzione “negoziata” tra Israele e Palestina, con l’aiuto del Quartetto sul Medio oriente, ma senza bruciare i tempi. Obama ha sottolineato che le Nazioni Unite non sono la sede appropriata per risolvere un conflitto che dura da 40 anni, perché non è il loro compito, e si rischierebbe di creare uno Stato “in provetta” senza l’accordo di fondo delle parti interessate. Se così fosse - ha sottolineato il capo della Casa Bianca - allora “avremmo già risolto da tempo tutti gli altri conflitti nel mondo”.
Il discorso di Barack Obama ha rassicurato Israele, ma non certo il gruppo dei Paesi arabi, che chiedono a gran voce il riconoscimento della Palestina come Stato membro del Palazzo di Vetro. Il presidente Usa ieri ha incontrato in due diversi momenti il premier dello Stato ebraico, Benjamin Netanyahu, e il presidente dell’ Autorità palestinese, Abu Mazen, spingendo con entrambi affinché raggiungano una soluzione negoziata. La sensazione è che, per l’ennesima volta, ci si trovi di fronte a una svolta, anche se in tanti restano scettici sulla reale possibilità che i negoziati, tuttora in fase di stallo, possano riprendere.
E in un incisivo editoriale pubblicato oggi sul New York Times, anche l’ex premier israeliano, Ehud Olmert, dichiara che la pace o si “fa ora o mai”, e sottolinea che la soluzione dei “due Stati”, la stessa pe rla quale sta spingendo l’Amministrazione americana, è l’unica via per costruire l’impalcatura di un Medio Oriente più stabile e, allo stesso tempo, garantire a Israele quella “sicurezza e quel benessere cui aspira”.
Duri i commenti dalla stampa araba, che sottolinea l’importanza che Abu Mazen non torni sui suoi passi e consegni la richiesta ufficiale di adesione venerdì, in maniera tale da ricompattare il suo popolo e poter ottenere dei benefici in futuro. Intanto, le piazze sono gia’ “agitate”. In migliaia in tutto il Medio Oriente stanno scendendo per strada per manifestare in favore del riconoscimento dello Stato palestinese e tutta questa folla potrebbe reagire in modo negativo alle decisioni del Consiglio di Sicurezza.
Per parte europea, il presidente Nicolas Sarkozy, che pure ha parlato ieri al Palazzo di Vetro, ha proposto un “calendario per il riconoscimento” e di considerare per un anno la Palestina come un Paese “osservatore”. Cosa che da molti è stato tradotto come un voto della Francia in seno al Consiglio di Sicurezza nell’ottica di “un’astensione attiva”.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e Caucaso.
- Giovedì 22 Settembre 2011


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Commenti
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Il 22 Settembre 2011 alle 18:21 anna.one ha scritto:
hmmm, terza intifada?
https://www.facebook.com/Intifada.15May
Il 28 Settembre 2011 alle 21:24 anna.one ha scritto:
Che si dice della Pallywood (da Hollywood/Legno di agrifoglio :)) dell’organizzazione osservatrice OLP? Come mai non si parla del notevole lavoro del giovane fotografo italiano Ruben Salvadori?
http://www.planetnext.net/2011.....he-scenes/
..troppo pro-Israel?
:)
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