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(Credits: Zhang Guojun/Xinhua)
Da qualche mese in Cina e Hong Kong si parla moltissimo di come riformare la scuola primaria. Al centro del dibattito ci sono due grandi questioni: l’introduzione di ore obbligatorie di “istruzione nazionale” e di lezioni pensate apposta per insegnare ai giovanissimi come spendere il proprio denaro.
Sul primo punto si è espresso con forza il Cardinale cinese Joseph Zen Ze-kiun, che ha accusato il governo di voler sfruttare l’ideale nazionalista per ottenere un “lavaggio del cervello completo” sugli alunni delle scuole elementari. Secondo il religioso cinese insegnanti e studenti dovrebbero ribellarsi perché sotto l’etichetta di “istruzione nazionale” si nasconde di sicuro un pacchetto di lezioni di pura propaganda, volte a convincere i ragazzi a sostenere in maniera incondizionata il Partito Comunista cinese, apprezzandone le politiche approvate dal 1949 ad oggi.
Il Cardinale Zen ha ribadito che bisognerà fare di tutto per evitare che questa riforma venga approvata, lasciando aperta la porta non solo per una revisione autorizzata della normativa, ma anche per eventuali manifestazioni di protesta organizzate dagli insegnanti che non vogliono soccombere al regime, ovviamente solo nel caso in cui la nuova normativa entrasse effettivamente in vigore.
Parlare dei contenuti di queste nuove lezioni obbligatorie è un po’ difficile visto che il governo non vuole far circolare informazioni dettagliate in proposito. Elemento, questo, che ci porta a credere che i timori della Chiesa Cattolica siano fondati. Del resto, il Cardinale Zen ha anche espresso il proprio disappunto sull’idea di Pechino di togliere autonomia alle scuole facendo in modo che vengano gestite da comitati composti da rappresentanti degli insegnanti, dei genitori e della comunità. Dal suo punto di vista, in questo modo i docenti non sarebbero più liberi di organizzare le proprie lezioni ma verrebbero costretti a seguire alla lettera le pagine dei libri di testo approvati dal governo. Tuttavia, bisogna riconoscere che quei pochi insegnanti che, ad esempio, hanno il coraggio di parlare di Tiananmen agli studenti anche se sui libri di storia questa protesta non è mai avvenuta, sicuramente continueranno a farlo anche in presenza di un nuovo comitato chiamato a vigilare sulla loro integrità.
Completamente diverso è l’approccio di Hong Kong sulla nuova moda di insegnare ai giovanissimi quale sia il valore del denaro. In tempi di crisi, il governo ha deciso di finanziare il programma “Bambino ricco, bambino povero” per aiutare i ragazzi non solo a risparmiare, ma anche ad aiutare chi è meno fortunato di loro. Anika, ad esempio, ha solo quattro anni ed è già sicura che tutti i risparmi conservati nel suo salvadanaio un giorno verranno versati sul conto in banca della madre per aiutarla nelle spese quotidiane.
Da quando i consulenti finanziari di Hong Kong si sono convinti che la crisi gobale è stata provocata e peggiorata da una “scarsa responsabilità finanziaria individuale”, il loro nuovo obiettivo è diventato quello di insegnare ai bambini il valore del denaro e la necessità di trovare un lavoro onesto per guadagnarlo.
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Claudia Astarita è docente di Relazioni Internazionali dell’Asia Orientale presso l’Università di Bologna. Scrive approfondimenti sull’Asia per Panorama.it, Economy, Il Secolo XIX, East. Ha lavorato quattro anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L’Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama.
- Lunedì 26 Settembre 2011


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