
(Credits: Ansa)
“Filippine e Vietnam devono essere puniti per dare l’esempio e far capire al Sudest asiatico che la Cina non è disposta a lasciare loro più autonomia”. A parlare non è il portavoce del Primo Ministro o del Ministro degli Esteri della Repubblica popolare, ma Long Tao, un esperto di politica energetica cinese.
Dal suo punto di vista, Pechino non può proprio fare a meno di far scoppiare una guerra in un teatro ideale: l’estensione del conflitto sarebbe ridotta, i guadagni dal punto di vista di immagine, di credibilità ma anche di risorse energetiche sarebbero enomi, e i paesi con cui il regime si troverebbe a confrontarsi non sarebbero in grado, neppure coalizzandosi tra loro, di tenergli testa.
Per Long Tao impegnarsi militarmente nel Sudest asiatico non significa fare la fine degli Stati Uniti in Iraq, Afghanistan e Libia, perché la Cina, senza nemmeno impegnarsi troppo, riuscirebbe ad avere la meglio sui suoi avversari rapidissimamente. “Pechino dovrebbe considerare questa spedizione una campagna morale“. Il ricercatore cinese ha trovato delle buone ragioni per zittire anche chi ritiene controproducente per la Repubblica popolare far ricorso alle armi in questo come in qualsiasi altro teatro temendo l’intervento degli Stati Uniti in senso anti-cinese. “Washington non ha ancora concluso la sua ‘Guerra del Terrore’. Non è chiaro come si evolveranno gli equilibri in Medio Oriente, e Obama non può permettersi di impegnarsi in un altro teatro. Quindi quando parlano di un possibile coinvolgimento per difendere il Sudest asiatico bluffano”.
Sono parole molto forti, che naturalmente gli esponenti del governo e dell’esercito si sono guardati bene dal commentare, ma resta il fatto che non solo alcuni ricercatori cinesi non si fanno scrupoli a parlare di guerra. Inoltre, spaventa il fatto che l’opinione di Long Tao in rete abbia ottenuto migliaia di commenti favorevoli. E anche quando un funzionario provinciale ha messo in discussione l’intenzione cinese di far scoppiare una guerra nella regione centinaia di blogger lo hanno condannato come “traditore“. “Chiunque abbia a che fare con i militari sa che la Cina può vincere senza problemi un conflitto di questo tipo, ma è la mancanza di coraggio e di determinazione dei leader politici a frenare il paese”. “Per dimostrare quanto vale la Repubblica popolare ci sarebbe da sperare che un paese qualsiasi del Sudest asiatico facesse precipitare la situazione. E Pechino, a quel punto, non potrebbe più tirarsi indietro“.
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Claudia Astarita è docente di Relazioni Internazionali dell’Asia Orientale presso l’Università di Bologna. Scrive approfondimenti sull’Asia per Panorama.it, Economy, Il Secolo XIX, East. Ha lavorato quattro anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L’Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama.
- Venerdì 30 Settembre 2011


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