
Una barca del villaggio (Credits: Marco Cerbo)
Niente acqua corrente, nessuna struttura sanitaria o medicine facilmente accessibili, poche case, nessun letto che non sia una stuoia da srotolare al tramonto quando affiora la stanchezza. Una vita di stenti, basata su un’economia di sussistenza che non è mai riuscita a decollare. Ci troviamo a Malapacao, un villaggio vicino a El Nido, località turistica dell’arcipelago di Palawan, ma potremmo essere in qualsiasi altro sobborgo delle Filippine.
Le donne trascorrono le giornate a tenere d’occhio i bambini, numerosissimi, e a preparare i pasti. Gli uomini, aiutati dalle signore che hanno ormai figli grandi, si occupano della pesca e della raccolta di frutta, verdura e alghe. I più coraggiosi si arrampicano sulle formazioni rocciose circostanti per rubare i nidi ben nascosti dagli uccelli. Una parte del pescato e della frutta assemblata servirà a soddisfare le necessità del villaggio. Il resto sarà venduto sulle bancarelle dei paesi vicini. Ma sono alghe e, soprattutto, nidi di rondine, venduti a caro prezzo a commercianti cinesi e giapponesi, a far aumentare, anche se di poco, il reddito medio degli abitanti di Malapacao.
In tutto sono circa un migliaio, apparentemente, tutti parenti. Al centro del villaggio si trova infatti la tomba di Eugenio V. Gabuat, l’antenato comune a tutti i cittadini di Malapacao. Gabuat è nato il 9 agosto del 1935 ed è morto sessantadue anni dopo. Ha fondato il villaggio andando alla ricerca di nuove terre ricche di alberi da frutta. Negli anni questo borgo si è arricchito non solo grazie alle piante di banane, noci di cocco e papaya o alle scogliere vicine, dove uccelli di varie specie si annidano sempre volentieri, ma, soprattutto, per l’arrivo, proprio alle spalle del villaggio, di un nuovo resort.
L’economia dell’intero arcipelago di Palawan, nel sud delle Filippine, dipende sempre di più dal turismo. Paesaggi e fondali mozzafiato attirano visitatori da ogni parte del mondo. E per i giovani abitanti locali stanno aumentando le opportunità di costruirsi un futuro diverso da quello dei genitori. Almeno sulla carta. Le scuole delle due cittadine vicine, El Nido e Puerto Princesa, si sono ormai specializzate nella formazione di profili da impiegare nella grande industria del turismo. Anche i ragazzi di Malapacao hanno imparato a parlare inglese, a cucinare, a servire a tavola e a guidare le barchette per turisti nelle insenature paradisiache dell’arcipelago. Hanno trovato lavoro nei resort, e ammettono quanto sia piacevole trascorrere le giornate con i coetanei-colleghi delle strutture turistiche rispetto alle faticose settimane passate ad arrampicarsi sugli alberi a raccogliere frutta.
I filippini di Malapacao non si sono abituati alle comodità del ventesimo secolo, semplicemente restano legati a un sistema di vita tradizionale che non vogliono cambiare, a qualsiasi costo. Ecco quindi che l’impiego nel resort diventa un modo per guadagnare qualche pesos trascorrendo la giornata con gli amici, non lo strumento per costruirsi un futuro migliore. Del resto, negli ultimi quarant’anni le abitudini di questo piccolo villaggio non sono mai cambiate. Le case sono sempre le stesse, costruite con paglia e lamiere. Sono molto piccole, composte in genere da un unico ambiente, in cui la sera vengono stese le stuoie per dormire. Esiste una piccola piazza dove un canestro arrugginito -recuperato probabilmente da una discarica di un centro abitato più grande- rappresenta l’unico svago sportivo per i ragazzi. I più ricchi dispongono anche di piccole gabbie in cui fanno crescere le caprette e i maialini da latte. Tutti i giorni ci si sveglia all’alba e ci si dividono i compiti della giornata: alcuni si dedicano alle attività produttive, pesca e raccolta, altri ai lavori domestici. L’acqua corrente non esiste, quindi va trasportata, a mano, dal pozzo più vicino. E non esiste neppure l’elettricità, quindi al tramonto si torna a casa a riposare. Aspettando l’arrivo della domenica, il giorno più importante della settimana. La mattina presto le famiglie si riuniscono per la messa, finita la quale, per ingannare l’attesa durante la preparazione del pranzo, gli uomini si radunano per scommettere tutto quello che hanno guadagnato nei giorni precedenti nei combattimenti tra polli. Tutte le famiglie ne hanno uno, anche le più povere, e incitarli mentre si azzuffano sull’aia è il passatempo preferito di ogni filippino.
- Una barca del villaggio (Credits: Marco Cerbo)
- Pescatori a Malapacao (Credits: Marco Cerbo)
- Il bucato a Malapacao (Credits: Marco Cerbo)
- La Chiesa di Malapacao (Credits: Marco Cerbo)
- La piazza di Malapacao (Credits: Marco Cerbo)
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Claudia Astarita è docente di Relazioni Internazionali dell’Asia Orientale presso l’Università di Bologna. Scrive approfondimenti sull’Asia per Panorama.it, Economy, Il Secolo XIX, East. Ha lavorato quattro anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L’Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama.
- Sabato 1 Ottobre 2011


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