La notizia è della scorsa settimana: un pastore protestante rischia la condanna capitale. Si chiama Yousef Nadarkhani, ha 33 anni e vive a Rasht (Iran settentrionale) con la moglie e i due figli. I suoi genitori sono musulmani e lui si è convertito al Cristianesimo. Il problema non è quindi il suo essere cristiano, quanto il fatto che abbia abbandonato l’Islam e sia considerato un apostata.
Ad aggravare la sua situazione è probabilmente quella che viene percepita come una provocazione: Nadarkhani non si è soltanto fatto cristiano, ma è un pastore protestante e quindi guida la comunità dei fedeli. Per la precisione, non è solo protestante ma evangelico, e appartiene quindi a una comunità cristiana che fa proselitismo (vietato dalla legge iraniana).
Rispetto a tanti Paesi della regione, l’Iran rispetta le minoranze monoteistiche: cristiani, ebrei e zoroastriani possono praticare la loro fede (a patto di non fare proselitismo, appunto) e da un centinaio di anni hanno cinque deputati in parlamento (di cui tre sono cristiani).
I cristiani sono 150-200 mila e sono per lo più armeni di rito gregoriano, (ma anche caldei e assiri) che quindi non fanno proselitismo. A Teheran sono stata loro ospite e ho avuto modo di entrare in un centro sportivo dove le donne giocano a tennis in pantaloncini corti e canottiera, senza velo. E dove in piscina uomini e donne, ragazzi e ragazze fanno il bagno insieme. Senza dover rispettare la segregazione in vigore nel resto del Paese. Un fatto sorprendente, di cui ho parlato anche nel libro Un’estate a Teheran.
Sempre nella capitale ho avuto modo di conoscere le suore che lavorano nella Scuola italiana Pietro della Valle, e cercato di ottenere qualche informazione sul lebbrosario di Tabriz, su cui la poetessa Forrugh Farrokhzad aveva girato il famoso cortometraggio La casa è nera.
Niente proselitismo, a Teheran e dintorni. La legge lo vieta, come vieta la distribuzione di bibbie, che in qualche occasione sono state confiscate. Ma il diritto di culto, rivendicato da Papa Ratzinger in una lettera inviata tempo fa al presidente Ahmadinejad, non è negato in senso stretto: in Iran sono aperte al culto le chiese e le sinagoghe, e per la minoranza zoroastriana sono operativi i templi del fuoco.
Rispondendo alla missiva del Pontefice, il presidente iraniano aveva risposto che ci si potrebbe impegnare in una “santa alleanza contro la laicità e l’umanesimo eccessivo dell’Occidente“. Un’affermazione forte, su cui riflettere quando diamo un po’ troppo per scontato la laicità delle nostre istituzioni.
A ben vedere, tuttavia, i problemi principali non si pongono tanto per cristiani, ebrei e zoroastriani (considerati popoli del Libro), quanto piuttosto per i bahai (che hanno problemi anche per quanto riguarda l’accesso agli studi universitari) e per i musulmani sunniti (che a Teheran e Mashhad non hanno moschee e nella capitale sono obbligati ad andare a pregare nelle sedi diplomatiche dell’Arabia Saudita e del Pakistan).
Di bahai e sunniti avremo occasione di parlare in altre occasioni, restiamo ancora un attimo focalizzati sulla possibile condanna di Nadarkhani: è possibile un passo indietro da parte della magistratura iraniana? Credo di sì: è possibile e auspicabile perché, nel momento in cui il caso ha risonanza sui media internazionali, finisce anche sui banchi della politica di Teheran. E al centro della politica iraniana c’è l’interesse nazionale, non l’applicazione letterale della legge islamica. E non è interesse del Paese e della sua classe dirigente finire sui giornali occidentali per la condanna a morte di un cristiano.
—
Farian Sabahi, docente presso l’Università di Torino e giornalista specializzata, è autrice dei saggi “Storia dell’Iran” e “Storia dello Yemen”, pubblicati entrambi da Bruno Mondadori. Scrive per il Sole24ore, Io Donna e Vanity Fair. Collabora con alcune radio locali e straniere
- Martedì 4 Ottobre 2011


LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...
I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA
TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT
STORIE DAL MONDO
IL MONDO IN CLASSIFICA
LE NOTIZIE CHE NON VI ABBIAMO DATO
GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA
SCOMMESSE SUL MONDO
LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
FALLIMENTO O SALVATAGGIO
LA PRIMAVERA ARABA
INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO
GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE













FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA
LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA
I VOLTI DELLA SETTIMANA
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 4 Ottobre 2011 alle 19:56 Iran: la condanna del pastore protestante Nadarkhani – L’ANALISI | Notizie Più ha scritto:
[...] is the original post: Iran: la condanna del pastore protestante Nadarkhani – L’ANALISI Segnala presso: Articoli CorrelatiLe contraddizioni dell’Arabia Saudita – [...]
Il 5 Ottobre 2011 alle 20:48 anna.one ha scritto:
Il soggetto della “libertà di religione” in Iran è altamente discutibile visto che il governo continua a creare un’atmosfera minacciosa per le minoranze religiose con imprigionamenti, intimidazioni e discriminazioni.
Un interessante contrasto: non è la pratica dei cristiani, ebrei, induisti, buddisti a fare la guerra alla ricerca della conversione globale, alcuni lo fanno solo un’anima alla volta pacificamente.
Le forze dell’Islam radicale stanno “purificando” la terra dei/dai cristiani, cio’ richiama alla mente un momento simile in cui l’Islam per la prima volta usci’ dal deserto arabo.
Oggi, ci troviamo di fronte un risveglio della fede islamica alimentata dalle idee stesse del passato. L’idea di convertire il mondo intero all’Islam è la forza trainante nella guerra in corso.
Cristiani, ebrei, induisti, buddisti tutti soffriranno a meno che non accettano Allah. Che i cristiani vengano discriminati, forzati dalla situazione ad emigrare o, essere uccisi solo per essere cristiani come stà succedendo esempio in Egypt, Sudan etc. è coerente con questo desiderio di convertire con la spada.
Il 6 Ottobre 2011 alle 17:42 hector ha scritto:
questi processi mediatici, alla pari di quelli sul delitto di meredith kercher (nel quale sappiamo quanto sia stato investito in pubblicità mediatica), riescono sempre a nausearmi
cito gholomali rezvani vice governatore della provincia di rasht …youcef nadarkhani e’ stato condannato per diverse imputazioni di stupro e estorsione…
in altre parole, sulle carte giudiziarie l’apostasia non c’entra nulla
inoltre come dato riporto quanto riferito dalla uscirf per cui sono piu di vent’anni che non ci sono condanne per apostasia in iran
Il 6 Ottobre 2011 alle 18:29 anna.one ha scritto:
@ ” E al centro della politica iraniana c’è l’interesse nazionale, non l’applicazione letterale della legge islamica. E non è interesse del Paese e della sua classe dirigente finire sui giornali occidentali per la condanna a morte di un cristiano.”
Infatti ora il cristiano non sarà impiccato perchè è un apostata che fa proselitismo ma…un pimp che operando un bordello ha commesso crimini contro..la sicurezza del paese. hahahahah! Cose persiane!!!
Ma perchè l’Iran è il più grande sponsor del terrorismo internazionale? Questo iraniano lo spiega per benino:
“…dovranno andare a compiere missioni di sabotaggio nel cuore dell’Europa” e non solo!
http://www.memri.org/clip/en/0.....0/3134.htm
Il 6 Ottobre 2011 alle 18:39 anna.one ha scritto:
Nel frattempo sembra che i geni abbiano leaked online la rotta delle navi da guerra iraniane in rotta verso gli USA!
http://www.theblaze.com/wp-con.....an-Map.jpg
WOW, hi tech!
Tutto inutile visto che esistono satelliti spia..ma hey, un po’ di risate fanno buon sangue, giusto?!
E poi si preoccupano “…di finire sui giornali occidentali per la condanna a morte di un cristiano.”
Il 7 Ottobre 2011 alle 17:37 anna.one ha scritto:
@ in altre parole, sulle carte giudiziarie l’apostasia non c’entra nulla
C’entrava eccome, solo dopo aver capito che non è una buona pubblicità per i mullahs hanno cambiato come di consueto la musica…
http://www.farsinet.com/persec.....wanted=all
Il 7 Ottobre 2011 alle 17:47 anna.one ha scritto:
@..riescono sempre a nausearmi
Vediamo se le viene la nausea anche per questo.. :)
http://www.hrw.org/news/2011/0.....n-apostasy
Il 8 Ottobre 2011 alle 0:49 e.fumagalli ha scritto:
Per Anna uno “Secondo Saʿd al-Faqīh, esperto saudita di al-Qāʿida, il nome deriverebbe dal sistema di documentazione in uso nella “guesthouse” della Bayt al-Ansār dal 1980.
Secondo un’affermazione rilasciata l’8 luglio 2005 al quotidiano britannico “The Guardian” dell’ex-ministro degli Esteri britannico Robin Cook (laburista)) - che si dimise per protesta contro l’aggressione all’Iraq di Tony Blair -, al-Qāʿida sarebbe la traduzione in arabo di “data-base”: «Per quanto ne so io, al-Qāʿida era originariamente il nome di un data-base del governo USA, con i nomi di migliaia di mujāhdin arruolati dalla CIA per combattere contro i Sovietici in Afghanistan».Altre fonti affermano che il nome deriva dal centro logistico situato a Peshāwar: in tale luogo venivano registrati i nomi dei volontari arabi che sarebbero stati successivamente mandati a combattere in Afghanistan contro le truppe russe. Il terrorista Jamāl al-Faḍl, in un’intervista alla CNS,] afferma che al-Qāʿida nacque circa nel 1989, all’incirca verso la fine della guerra in Afghanistan.
Un giornalista, Peter Bergen, conferma che (in origine) al-Qāʿida era il nome del centro di raccolta guerriglieri di Peshāwar, e successivamente, durante un incontro dei principali leader dell’attuale organizzazione, si decise di mantenere il nome originale.”
Peshāwar è una città Pakistana, ai confini con l’Afghanista quindi alleati USA covo di Al Qaeda che non era in Afghanistan la centrale. Tutto quadra.
Infatti, ovunque arrivano gli USA a ruota Al Qaeda, vedo Iraq e Libia ad esempio, dove si sono pure ben forniti di missili e forse armi chimiche. Speriamo li usino negli USA ma ci credo poco, pare che stia cambiando qualcosa anche li. Sarà l’autunno USA, ci voleva dopo la primavera araba. Poi avremo l’inverno caldo.
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.