
Soldati americani in Afghanistan (Credits: LaPresse/Rafiq Maqbool)
Gli americani aspettano il decimo anniversario della guerra in Afghanistan con l’idea che quella guerra non sia servita a molto, se non a perdere vite umane e miliardi di dollari. Lo ricordano i sondaggi pubblicati in questi giorni, specchio di un Paese che è stanco di combattere un conflitto avvertito come lontano e il cui senso, anche prima, ma soprattutto dopo la morte di Osama Bin Laden, fa sempre più fatica a comprendere.
Non lo dicono solo i civili, ma anche i militari: i veterani. Il Pew Research Center, un centro studi indipendente, ha diffuso una ricerca sul tema, nella quale si legge che un soldato su tre, ovvero un terzo dei militari interpellati, ritiene che il periodo passato al fronte sia stato tempo buttato via in una guerra “inutile” che, comunque sia, è durata troppo a lungo, mentre l’America dovrebbe invece impegnare le proprie risorse per risolvere i problemi che ci sono a casa: la grave crisi economica.
Pew Research Center ha sentito 1.853 militari, 712 dei quali hanno prestato servizio dopo l’11 settembre e tra di loro 336 hanno partecipato ai conflitti in Iraq e in Afghanistan. Metà degli interpellati di questo campione (52%), pensa che non sia valso la pena combattere in Afghanistan (e in Iraq), mentre il 48% crede che ci sia stato un senso in quel sacrificio, in quelle due guerre.
Chi è stato al fronte descrive la sua esperienza come schifosa o come un incubo; altri, invece, la definiscono importante e remunerativa. Il 60% di questi soldati ha affermato che comunque il gioco è valso la candela perché ha contribuito a risolvere i problemi economici delle loro famiglie.
Il dato più significativo di questo sondaggio è che, appunto, il sentimento dei militari che hanno partecipato alla guerra afghana è simile a quello di coloro che sono stati a casa.
A dieci anni di distanza, gli americani che credono nella missione di Kabul sono sempre di meno. Secondo un recente sondaggio della CBS News, il 58% degli interpellati ritiene ora che gli Stati Uniti non avrebbero dovuto essere coinvolti in questa guerra e solo il 35% crede che attaccare l’Afghanistan dopo l’attacco alle Torri Gemelle sia stata la scelta giusta da fare. Il 70% pensa che - giusto o sbagliato che sia - il conflitto sia durato troppo a lungo.
Percentuali, giudizi, umori, sentimenti ben lontani da quelli che, un decennio fa, accompagnarono la decisione di George W. Bush di attaccare Al Qaeda e i talebani nei loro santuari. Dieci anni dopo, gli Stati Uniti sono stanchi di una guerra il cui prezzo è stato la vita di migliaia di soldati americani e una fortuna in miliardi e miliardi di dollari.
Secondo alcuni calcoli, nel solo 2011, la guerra è costata 120 miliardi di dollari alle casse federali. I contribuenti americani pagano (tutti insieme) almeno un milione di dollari all’anno per ogni soldato che opera in Afghanistan. La colossale cifra di quasi un trilione e mezzo di dollari è quella sborsata dai taxpayers in questi dieci anni.
Soldi spesi per la sicurezza americana, che ora, secondo la maggior parte degli americani, devono essere dirottati per risanare la malata economia statunitense.
Per gli americani, la priorità, dieci anni dopo, è dunque cambiata. Questo grazie anche ai risultati raggiunti nella lotta contro Al Qaeda, ma soprattutto a causa del fatto che questo conflitto - che sembra non avere fine - ha logorato l’America
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Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori
- Giovedì 6 Ottobre 2011


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