
Ellen Johnson Sirleaf (Credits: Ap Photo/Josh Reynolds)
Ellen Johnson Sirleaf, la “lady di Ferro” che guida la Liberia, Leymah Gbowee, l’attivista liberiana che da anni si batte per i diritti umani e civili nel suo Paese e Tawakul Karman, la pasionaria yemenita di Women Journalists without chains. E’ questo il tris rosa che si è aggiudicato il Nobel per la Pace 2011.
L’Accademia svedese ha fatto la sua scelta. Il Nobel per la Pace di quest’anno va a due donne liberiane e a una ragazza yemenita. Tutte e tre, in situazioni diverse e in condizioni differenti, hanno lottato (e continueranno a farlo) per i diritti civili e umani nei loro Paesi. Una scelta equilibrata che mette d’accordo un po’ tutti, senza dimenticare l’importanza della Primavera araba che sta cambiando il volto del Maghreb e del Medio Oriente, ma anche senza tralasciare il grande lavoro fatto in Liberia da Ellen Johnson Sirleaf e da Leymah Gbowee.
Ellen Johnson Sirleaf, la “lady di Ferro”, nel 2005 è stata la prima donna a diventare presidente di uno Stato africano. Durante la sua campagna elettorale si è guadagnata l’appellativo di “nonna” della Liberia, per il suo fare materno e comprensivo, ma la sua lunga carriera politica di più di 30 anni ha messo in evidenza la sua capacità decisionale e la sua incredibile forza, tanto da farle guadagnare anche il soprannome di “lady di Ferro”, come Margaret Thatcher.

(Credits: AP Photo/Lisa Poole)
Leymah Gbowee è un avvocato e attualmente guida il network West African regional Women Peace and Security ed è stata determinante nel mobilitare migliaia di donne liberiane e portarle al voto, contribuendo all’elezione della stessa presidente, Ellen Johnson Sirleaf. L’instancabile lavoro della Gbowee è stato sempre improntato alla ricerca del dialogo, dopo più di 14 anni di guerra civile iun Liberia. Escluse dalle negoziaizioni di pace ai tavoli internazionali, le donne liberiane hanno sempre continuato a fare politica, trovando il modo di fare pressione sui loro leader per il raggiungimento di una pace durevole e più volte sono state determinanti nell’evitare di far saltare il tavolo della riconciliazione. Questi sforzi e questo impegno sono raccontati in un documentario, vincitore di diversi premi internazionali: Pray the Devil Back to Hell.

(Credits: Ap Photo/Hani Mohammed)
Tawakul Karman è una giornalista di 32 anni e prima di tutto si è sempre definita una “mamma”. Conosce bene le galere dello Yemen, per essere stata detenuta diverse volte, ma questo non le ha impedito di essere in piazza a Sana’a per gridare il suo sdegno contro la dittatura del presidente Saleh, che ha sempre accusato di “voler instaurare una monarchia” dalle connotazioni “feroci”.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e Caucaso.
- Venerdì 7 Ottobre 2011


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