L’uccisione di ventiquattro manifestanti, durante la protesta copta al Cairo [GALLERY], è l’ultimo di una serie di episodi di violenza verso i cristiani che si sono verificati in questi mesi in Egitto. Spesso di questi fatti non sentiamo parlare nei media perché sono episodi secondari che avvengono in luoghi isolati, dove agli odi etnici si mischiano i rancori familiari. Come nel piccolo villaggio di al-Nawahid, nell’alto Egitto, dove qualcuno ha incendiato alcune case che appartengono ai cristiani del luogo. Anche questa volta, dietro ai morti del Cairo, c’è una di queste storie che hanno per contorno la campagna egiziana.
La vicenda è questa: un cristiano di Assuan decide di ricostruire una piccola cappella. Secondo la legge egiziana la restaurazione dei luoghi di culto cristiani è vincolata, a differenza di quella delle moschee, al permesso delle autorità. Non è chiaro se il permesso ci sia o no, ma il restauro inizia e per i Copti del luogo cominciano problemi. Infatti, il governatore di Assuan, Al Sayed, solleva diverse questioni legali per fermare i lavori: prima dice che quello che i Cristiani stanno restaurando un edificio amministrativo e non una chiesa poi, quando si scopre che egli stesso potrebbe avere autorizzato i lavori, sostiene che la costruzione è più alta di quanto previsto. A risolvere i problemi legali ci pensano alcuni fondamentalisti che distruggono il luogo di culto.
L’episodio è diventato simbolico della situazione dei Copti, non tanto per l’ostilità dei fondamentalisti, quanto per la mancata protezione dei loro diritti da parte della politica. I problemi sollevati dal governatore di Assuan, El Sayed suonano del tutto pretestuosi in un paese in cui l’abusivismo edilizio è la regola e sembrano essere più legati a questioni elettorali che di sostanza. Per questo i manifestanti copti hanno chiesto le dimissioni del governatore e hanno portato la questione a un livello più alto, rendendo la vicenda di Asswan il simbolo della violazione dei diritti dei Cristiani in Egitto. La giunta militare che governa l’Egitto non si è occupata del problema e così alcune organizzazioni si sono date appuntamento a Shoubra, la zona cristiana del Cairo, per fare sentire la loro voce.
La mancanza di fiducia dei Copti nei confronti delle istituzioni è diventata drammatica durante il seguito della manifestazione, quando la polizia, l’esercito e alcune persone che si trovavano sul luogo hanno risposto ad alcuni atti di vandalismo da parte dei manifestanti con la violenza. Molti attivisti copti denunciano di essere stati attaccati e ci sono diversi video che mostrano le camionette dell’esercito puntare i manifestanti. Questa è una novità per l’Egitto, un paese in cui i militari non si sono mai stati aggressivi verso i cristiani, ma li hanno spesso protetti.
La reazione dell’esercito lascia perplessi perché è del tutto sproporzionata. La vicenda si spiega analizzando il contesto dell’Egitto di oggi. A fine novembre ci saranno le elezioni e negli ultimi tempi si parla molto dei Salafiti, un gruppo che chiede un’interpretazione letterale del Corano e che rifiuta il principio democratico che tutti i cittadini potranno essere eletti alla presidenza dell’Egitto, Copti compresi. La realtà salafita è complessa ma alcuni di loro hanno appeso cartelli molto chiari al Cairo: “No al secolarismo, sì allo stato islamico”, esattamente l’opposito di quello che vogliono i Copti. Lo stato islamico non lo vogliono nemmeno i militari ma la repressione di oggi può essere interpretata come un messaggio a tutte le componenti ideologiche. Il segnale che si è voluto dare ai partiti politici è che saranno costretti a trattare con l’esercito qualsiasi cambiamento, incluso quello dello status giuridico dei Copti.
La scommessa dei militari rischia, però, di scontrarsi con una società civile in cui i Cristiani e i Musulmani condividono le stesse case e hanno i negozi vicini. Per la maggioranza degli egiziani la religione non è un elemento discriminante quando si tratta di comprare da mangiare, prendere un caffè o invitare qualcuno a cena e c’è chi pensa che non dovrebbe esserlo nemmeno per lo Stato. I Copti sono rispettati e tollerati, ma se l’Egitto sarà una democrazia, questo non basterà più, i Cristiani dovranno essere trattati alla pari degli altri cittadini. Per questo i fatti di oggi interrogano soprattutto la maggioranza musulmana. La libertà dei Copti è, infatti, anche la loro garanzia di un futuro democratico.
Qui il video della repressione della protesta:
- Lunedì 10 Ottobre 2011



LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...
I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA
TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT
STORIE DAL MONDO
IL MONDO IN CLASSIFICA
LE NOTIZIE CHE NON VI ABBIAMO DATO
GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA
SCOMMESSE SUL MONDO
LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
FALLIMENTO O SALVATAGGIO
LA PRIMAVERA ARABA
INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO
GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE













FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA
LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA
I VOLTI DELLA SETTIMANA
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.