
Barack Obama (Credits: LaPresse/Pablo Martinez Monsivais)
C’era solo un nome su quella lista: era quello di Anwar al Awlaki, l’Imam del Terrore. Il drone sparato in Yemen contro la macchina sulla quale viaggiava l’erede di Osama Bin Laden l’ha depennato dall’elenco dei cittadini americani da eliminare perchè affiliati al network di Al Qaeda.
Chi ha redatto la lista? A una settimana dal blitz della Cia, la Reuters rivela che sarebbero stati i membri di una sorta di “commissione segreta“, un gruppo di alti funzionari dell’Amministrazione Obama che fa parte o che dipende dal Consiglio Nazionale per la Sicurezza degli Stati Uniti, a creare quella lista, a inserire quell’unico nome. Un elenco ad personam.
Come funziona la “Commissione Segreta”? C’è un livello intermedio, composto da uomini della Cia, del Pentagono e dal Consiglio per la Sicurezza. Sono loro a valutare chi colpire e perché. I loro “suggerimenti” vengono inviati al livello superiore, ai ministri competenti (Segretario alla Difesa, di Stato, per la Sicurezza Interna?) e ai capi dell’Inteligence. Loro valutano e approvano o respingono la “raccomandazione”. Questo secondo livello può essere composto in modo differente a seconda dei casi da affrontare.
Quindi, più che di commissione segreta, si dovrebbe parlare di “procedura segreta” per arrivare alla decisione di eliminare una minaccia per la sicurezza degli Usa. L’assoluta riservatezza è indispensabile. Non ci sono documenti che che registrano le decisioni del Secret Panel, non ci sono leggi che ne determinano l’attività.
La decisione presa viene sottoposta al presidente. A questo punto non è chiaro, secondo la ricostruzione, quale sarebbe (stato) esattamente il suo ruolo. Firma l’ordine di eliminazione o non va oltre il silenzio-assenso? Le notizie fatte trapelare puntano a dire che, in questo caso, la parte da lui recitata è stata secondaria.
Si sarebbe limitato a dare un nulla osta. E’ credibile? Forse si. Barack Obama ha dovuto affrontare il caso a causa del fatto che l’imam era cittadino americano. L’eliminazione degli altri capi di Al Qaeda (o dei talebani) viene decisa dalla “Commissione”, ma non sottoposta alla diretta attenzione del presidente.
C’è molta confusione sul suo ruolo. Di certo c’è che, in questo momento, è importante per Obama far sapere che la decisione di eliminare Anwar al Awlaki non è stata presa direttamente da lui, che l’ha solo approvata. Una sfumatura, certo, ma significativa. Troppe le polemiche dei liberals contro di lui. Con l’attuale presidente le uccisioni mirate della Cia si sono moltiplicate rispetto all’epoca di George W. Bush. Per Obama non è un bel record di fronte a una buona parte del suo elettorato.
La “Commissione Segreta” avrebbe trovato anche la giustificazione legale per l’eliminazione dell’erede di Osama Bin Laden. Si troverebbe tra le pieghe dell’autorizzazione concessa subito dopo l’11 settembre dal Congresso a usare la forza (militare) contro ogni possibile minaccia terroristica. E nelle leggi internazionali sul diritto alla difesa della propria nazione.
Anwar al Awlaki non era più un imam che si limitava a recitare infuocati sermoni contro gli Usa. Era diventato ormai un capo operativo, quasi un leader militare di Al Qaeda. Lui, l’ispiratore del fallito attentato del Natale del 2009; lui, l’uomo che aveva in mente altri attacchi agli Stati Uniti.
Un anno fa, funzionari e consiglieri giuridici dell’amministrazione Obama avrebbero stilato un rapporto segreto in cui si elencavano i motivi per cui era possibile uccidere un cittadino americano senza averlo sottoposto ad alcun processo, militare o civile.
Il documento venne redatto esclusivamente per risolvere il Caso Anwar al Awlaki. La “Commissione Segreta” (anche sulla base del rapporto) decise che l’Imam avrebbe dovuto essere eliminato nel caso in cui non avrebbe potuto essere catturato.
Sono le carte che l’amministrazione potrebbe tirare fuori per “giustificare” pubblicamente la sua decisione.
Negli Usa ci sono polemiche. Non si tratta solo dei liberals, ma anche di una parte della stampa. Che vorrebbe più chiarezza e meno segretezza rispetto a questa vicenda. Un conto è eliminare coloro che vengono conseiderati combattenti nemici e un altro è uccidere un cittadino americano, è il leitmotiv.
Per Barack Obama un’ulteriore grana da risolvere.
—
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori
- Martedì 11 Ottobre 2011


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Commenti
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Il 12 Ottobre 2011 alle 18:33 yahuwah ha scritto:
L’amministrazione di Barack Obama ha redatto un documento segreto prima dell’assassinio di Anwar al-Aulaqi, imam radicale americano-yemenita legato ad Al Qaida, autorizzando l’eliminazione di un cittadino americano senza processo, come riportato dal New York Times. Il documento è stato scritto nel 2010 per giustificare questa operazione, malgrado una cornice giuridica che vieta alla Casa Bianca di ordinare omicidi, secondo il quotidiano americano che cita delle sorgenti vicine agli stesori del dossier. Questo testo di 50 pagine, completato nel giugno 2010, indica che l’assassinio di una persona può essere legale solamente quando sia impossibile catturarla viva. L’imam radicale americano-yemenita, nemico pubblico numero uno di Washington, è stato ucciso alla fine di settembre in Yemen da un attacco di un drone della CIA.
Il presidente americano Barack Obama ha affermato che la sua morte ha inflitto “un duro colpo al ramo più attivo di Al Qaida” e ha assicurato che gli Stati Uniti rimangono determinati a distruggere le reti terroristiche. Secondo il New York Times, il documento era stato redatto specificamente per Aulaqi: suggeriva che l’imam radicale era implicato nella guerra tra Al Qaida e gli Stati Uniti e che rappresentava una minaccia davvero considerevole, senza tuttavia riportare alcuna prova contro di lui. La Casa Bianca ha negato di rispondere alle domande che sono sorte dall’assassinio di Aulaqi. Alcui gruppi per la difesa dei diritti dell’uomo hanno denunciato questa esecuzione, giudicando illegale che i militari americani possano uccidere un cittadino americano sul campo di battaglia.
Considerato dagli Stati Uniti come una minaccia analoga a quella di Osama Bin Laden, Aulaqi era sospettato da Washington di legami col nigeriano Umar Farouk Abdulmutallab, autore del fallito attentato del 25 dicembre 2009 su un aereo di linea americano. Aveva avuto una corrispondenza anche col comandante americano Nidal Hassan, presunto autore della sparatoria che ha fatto 13 morti sulla base del Fort Hood in Texas nel novembre del 2009.
http://www.lexpressiondz.com/i.....ecret.html
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