
(Credits: Epa/Sergey Dolzhenko)
I giudici di Kiev hanno preso una decisione: Yulia Tymoshenko, l’ex premier e leader della Rivoluzione Arancione, ha abusato del suo potere quando guidava il Paese, siglando accordi per il gas con la Russia che si sono rivelati pesantemente iniqui per l’Ucraina. Non è chiaro, però, se la Tymoshenko sia realmente colpevole. Quando il giudice Rodion Kireyev ha iniziato a leggere la sentenza a Yulia Tymoshenko, fuori dal tribunale di Kiev i sostenitori della leader Arancione cantavano slogan anti-governativi. Il Palazzo di Giustizia è sotto assedio e decine di poliziotti lo circondano in assetto anti-sommossa. Si temono scontri in seguito a quanto deciso dalla Corte. Lei, Yulia, era in aula, ben lontana dalla grinta che la caratterizza, ma invece tristemente seduta accanto al suo avvocato. Maglioncino chiaro e occhiali sul naso come una studentessa. Il viso preoccupato.
Solo qualche ora fa, per l’ennesima volta, la pasionaria “arancione” ha denunciato la natura farsesca del processo che la vede alla sbarra, parlando di “un linciaggio politico” nei suoi confronti. L’accusa ha chiesto per lei sette anni di galera, per aver fatto firmare un contratto tra Naftogaz e la russa Gazprom che ha fatto perdere circa 200 milioni di euro all’Ucraina. Secondo i pm ucraini, la Tymoshenko avrebbe avvantaggiato Mosca, usando tutto il suo potere per costringere la Naftogaz a firmare un accordo in suo sfavore nel 2009, nonostante il giudizio dell’attuale presidente, Viktor Yanukovich, che aveva denunciato l’affare, dichiarandolo “contrario” agli interessi nazionali ucraini.
Tuttavia, non è ben chiaro di cosa la Tymoshenko sia stata riconosciuta colpevole. Le parole della Corte non hanno menzionato alcuna appropriazione indebita di denaro pubblico, né hanno riscontrato le prove di un’effettiva azione di corruzione. Insomma, Yulia Tyoshenko cosa ci avrebbe guadagnato dall’accordo tra Gazprom e Naftogaz? Su questo non ci sono elementi e il giudice Kiriyev si è limitato a parlare di “abusi di potere”, che verranno poi chiariti in un secondo momento, quando il Tribunale deciderà la pena corrispondente. L’ex premier ha denunciato di essere vittima di un attacco politico e ha puntato il dito contro l’attuale presidente Yanukovich e il suo esecutivo, primo fra tutti il ministro degli Esteri, Kostyantyn Gryshenko. Era stato proprio Yanukovich, prima di essere eletto, a metterein piedi la Commissione per valutare il famoso accordo ucraino-russo del 2009.

(Credits: Epa/Sergey Dolzhenko)
E la notizia della sentenza preoccupa l’Europa; con l’inverno che si avvicina, eventuali tensioni con l’Ucraina e in Ucraina potrebbero causare la chiusura dei rubinetti del gas. La diplomazia di Bruxelles in queste ore è al lavoro. Il messaggio per Yanukovich è chiaro: gli accordi bilaterali per un partenariato politico e una zona di libero cambio tra Ucraina ed Europa potrebbero non essere ratificati qualora la Tymoshenko finisca in prigione o le venga impedito di candidarsi alle prossime elezioni parlamentari nel 2012. Bruxelles ha proposto la “decriminalizzazione” delle accuse che pendono sull’ex premier ucraino e la riclassificazione del suo caso in un reato “amministrativo” piuttosto che penale. Anche perché di “soldi rubati” dalla bionda Yulia pare non ce ne sia traccia.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e Caucaso.
- Martedì 11 Ottobre 2011

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Commenti
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Il 11 Ottobre 2011 alle 10:44 yahuwah ha scritto:
ancora con questa tizia? Da mandare nei GULAG.
Il 15 Febbraio 2012 alle 20:10 - Vivi Capena ha scritto:
[...] stelle alla polvere di un carcere. La parabola politica di Yulia Tymoshenko sembra essersi conclusa nel peggiore dei modi, anche se [...]
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