
Il dibattito tra i candidati repubblicani (Credits: LaPresse/Jim Cole)
Mitt Romney ha navigato tranquillo per le due ore del dibattito per la nomination senza mai dare l’impressione di poter rischiare di andare a cozzare contro uno scoglio, o entrare in una secca, oppure far finire la sua sua nave sopra delle tante piccole mine con cui i suoi rivali hanno disseminato il confronto televisivo tra i candidati del Partito Repubblicano nel tentativo di bloccare la corsa dell’ex governatore del Massachusetts.
Il Front Runner è ancora lui. La sua prestazione nel dibattito organizzato dal Washington Post e da Bloomberg News nell’auditorium del Dartmouth College di Hanover, nel New Hampshire è stata convincente e ha consolidato la sua posizione di favorito come candidato anti-Obama nel 2012.
Il tema era quello che più sta a cuore agli americani in questo momento: l’economia. Con un Rick Perry defilato e vago, con un Herman Cain - il Re della Pizza - costretto a subire un fuoco di fila per il suo piano di rilancio denominato 9-9-9 (9% di aliquota per le persone e le società e di tassazione sui beni di consumo), con il resto della pattuglia di candidati sempre più evanescente, la tranquilla forza di Mitt Romney è emersa.
Solido e pragmatico, ha risposto a tutti gli attacchi, compresi quelli sulla riforma sanitaria che varò all’epoca in cui era il governatore del Massachusetts e che spesso, paragonata (impropriamente) a quella voluta da Barack Obama, è (stata) la spina nel fianco. Con un paio di battute, Romney ha mantenuto nell’angolo in cui si era infilato nelle scorse settimane con alcune infelici uscite, Rick Perry.
Il governatore del Texas, sempre meno astro nascente del GOP, ha tentato di farlo passare per un candidato indeciso e fumoso, come quando lo ha sfidato a ricordarsi a memoria tutti i 59 punti del suo piano elettorale. Ma, la risposta di Mitt Romney - una rivendicazione della complessità dell’opera di governo - è stata pronta e sufficientemente efficace per respingere l’attacco: “A volte le risposte più semplici sono utili, ma spesso sono anche le più inadeguate”.
Al contrario, Rick Perry è stato poco preciso nel rispondere alla domanda su cosa intendesse fare (se eletto alla Casa Bianca) per rilanciare l’economia statunitense. “Mitt ha avuto sei anni per preparare le sue proposte, io solo otto settimane“, ha detto, prima di annunciare per i prossimi giorni un discorso dedicato proprio ai temi economici.
Nonostante tutti gli sforzi, Perry è rimasto a lungo ai margini del dibattito, spesso silenzioso. Ha perduto terreno nei confronti di Mitt Romney e non si riesce a intravvedere come potrebbe recuperarlo. Chi invece ha parlato molto è stato Herman Cain. Lui era la novità e il suo piano del Triplo Nove ha catturato l’attenzione dei rivali. Che nel tentativo di affondarlo, nella voglia di dimostrare che si tratterebbe di una ipotesi irrealistica se non addirittura dannosa per l’economia americana, lo hanno comunque messo al centro della scena.
Sulla questione, l’uscita più originale è stata quella di Michele Bachmann. L’eroina del Tea Party l’ha messa (ironizzando) sul satanico: “Rovesciando il numero 9-9-9 - possiamo pensare che sia frutto del Diavolo”, ha detto riferendosi al 666, il numero che rappresenta l’Apocalisse.
Per Herman Cain una serata fruttuosa. Non a caso, a un certo punto, lui e Mitt Romney si sono guardati e sono sono sorrisi. Avevano capito di aver vinto il match. Soprattutto il secondo. Perché progressivamente, dibattito dopo dibattito, i suoi possibili veri rivali vengono “fatti fuori” dagli altri candidati che si scagliano contro il nome d’appeal di turno per evitare che emerga sopra di loro e si metta così nella scia di Romney. A lui, all’ex governatore, basta stare a guardare gli altri azzuffarsi tra di loro e risaltare così come il più credibile.
Per lui è stato facile attaccare (con pacatezza) la politica economica di Barack Obama, rivendicare le sue ricette per combattere la disoccupazione. Anche Ben Bernanke è stato messo nel mirino. Il capo della Fed è stato definito inadeguato nell’affrontare la crisi economica da tutti i candidati.
E quando, una delle moderatrici ha chiesto a Romney chi avrebbe intenzione di nominare come numero uno della Federal Reserve se diventasse presidente degli Stati Uniti, l’ex governatore dell’Massachusetts ha risposto: “Ma io non ho ancora avuto la nomination dal mio partito”.
Nessuno l’ha ancora avuta, ha risposta la giornalista. Ma è evidente che in questo momento le carte dicono Mitt Romney for President.
—
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori
- Mercoledì 12 Ottobre 2011


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Commenti
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Il 12 Ottobre 2011 alle 16:47 anna.one ha scritto:
Si, se va avanti cosi’ per Obama…
http://www.drudgereport.com/fl.....ashoo.htm
…Romney sarà il nuovo presidente.
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