Dopo il calo registrato negli ultimi anni torna ad aumentare la produzione di oppio in Afghanistan che alla fine del 2011 registrerà un’impennata del 61 per cento. Le stime sono dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (Unodc) che da anni rende noto il rapporto Afghan Opium Survey, il quale fotografa la situazione nel Paese che produce l’80 per cento dell’oppio mondiale. Si stima che quest’anno siano state raccolte in Afghanistan 5.800 tonnellate di oppio, contro le 3.600 dello scorso anno complice soprattutto l’impennata del prezzo sul mercato, passato da 169 a 241 dollari al chilo; un aumento che ha indotto molti contadini che avevano convertito le loro colture a grano o ad altri raccolti legali a ritornare al papavero.
Il raccolto nazionale del 2010 aveva un valore di circa 605 milioni di dollari mentre quest’anno si stimano guadagni per 1,4 miliardi con un incremento del 133 per cento. “Non si possono ignorare i guadagni record dei non coltivatori, come i venditori e gli insorti, che producono un aumento della corruzione, della criminalità e dell’instabilità”, ha detto il rappresentante dell’Unodc in Afghanistan, Jean-Luc Lemahieu.
Per il Paese la produzione di oppio contribuisce al 9 per cento del Prodotto interno lordo con circa 191.500 persone (il 5 per cento della popolazione) coinvolte, in calo rispetto alle 248.600 (6 per cento) del 2010. Aumentano invece le aree interessate dalle coltivazioni di oppio: 17 contro 14 dell’anno scorso su 34 province afghane anche se il 95 per cento della produzione è concentrata nelle nove più instabili del sud e del sud-ovest. Le stesse dove l’insurrezione talebana è più forte: Helmand, Kandahar ma anche Farah, dove gli avamposti italiani nei distretti orientali di Bakwa e Gulistan sono circondati dalle coltivazioni a papavero.
Il rapporto riconosce del resto gli sforzi compiuti dalle forze alleate e del governo afghano che nel 2011 hanno sradicato 3.810 ettari di coltivazioni a oppio in 18 province, contro i 2.316 ettari in undici province dell’anno precedente. Militari e poliziotti hanno però dovuto affrontare un numero di incidenti e scontri a fuoco quattro volte più numeroso rispetto al 2010.
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Gianandrea Gaiani, ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige Analisi Difesa, collabora con i quotidiani Il Sole 24 Ore, Il Foglio e Libero ed è opinionista del Giornale Radio RAI e Radio Capital. Ha scritto Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane
- Giovedì 13 Ottobre 2011



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