
Barack Obama (Credits: LaPresse/Pablo Martinez Monsivais)
di Michele Zurleni e Farian Sabahi
Il piano era semplice: assoldare un narcotrafficante messicano per uccidere una sera, in un ristorante di Washington, Adel Al Jubeir, l’ambasciatore dell’Arabia Saudita negli Stati Uniti. Ma, il 56enne Mansour Arbabsiar, cittadino americano di origine iraniana, ha fatto l’errore che ha mandato a monte l’intera operazione: ha contattato la persona sbagliata. Invece che a un killer professionista, ha offerto l’affare (1 milione e mezzo di dollari) a un informatore dell’FBI.
In settembre sono scattate le manette nei confronti di Arbabsiar e di un complice. Seguendo le pista e grazie alle prime ammissioni, gli investigatori hanno ricostruito la vicenda e hanno appurato che dietro il complotto contro il diplomatico saudita ci sarebbero i vertici delle Forze Quds, le speciali unità d’élite dei Guardiani della Rivoluzione iraniani.
Gli uomini dell’FBI ci hanno messo alcuni giorni per capire che i mandanti si trovavano nei piani alti del regime degli Ayatollah, ma alla fine ogni dubbio è stato fugato quando sono state trovare le tracce di un trasferimento di 100.000 dollari da una banca iraniana verso un conto corrente messicano.
Il caso è stato portato all’attenzione del Ministro della Giustizia Eric Holder che l’ha denunciato in una conferenza stampa. Come ha detto una fonte anonima degli investigatori, gli iraniani avrebbero superato la Linea Rossa. Con il tentativo di omicidio del rappresentante dell’Arabia Saudita a Washington avrebbero compiuto un passo falso.
Dopo Holder, tutti i alti funzionari dell’amministrazione Obama hanno preso la parola per attaccare il regime iraniano. Tra Stati Uniti e Teheran, la tensione è ora alle stelle, come non accadeva da tempo. Hillary Clinton ha parlato di una “pericolosa escalation” e ha annunciato che il suo governo farà ulteriori passi per isolare politicamente l’Iran.
Parole tanto forti fanno pensare che gli Usa chiederanno al Consiglio di Sicurezza dell’Onu di varare altre sanzioni, più pesanti di quelle attualmente in vigore. Il Dipartimento di Stato ha anche inviato un documento riservato a tutte le ambasciate Usa nel mondo per invitare i suoi rappresentanti a parlare con i governi locali della necessità di condannare Teheran per i suoi atti e la sua politica di appoggio al terrorismo.
C’è anche chi è andato oltre. Peter King, il Presidente della Commissione Parlamentare per la Sicurezza interna, ha parlato di un atto di guerra e ha detto che ogni tipo di risposta (quindi anche quella militare) dovrebbe essere ipotizzata.
Barack Obama non ha certo intenzione di andare verso un scontro armato con l’Iran. Però, la politica prudente e attendista seguita dal presidente nei confronti di Teheran ora non potrà non lasciare spazio a un atteggiamento diverso.
Che tipo di prove ci siano del convolgimento diretto di Qassem Suleimani, il capo della Forza Quds, e della Guida Suprema, l’Ayattolah Ali Khameinei (da cui dipende direttamente il corpo militare d’élite), non è ancora chiaro, ma sono loro i due nomi che girano a Washington come mandanti del complotto. I due uomini arrestati avevano contatti con i vertici della formazione militare.
L’ambasciatore saudita era un bersaglio “naturale“. Le tensioni tra Teheran e Riad non si sono mai sopite e anche i recenti fatti del Bahrain, dove la minoranza sciita è stata protagonista della rivolta contro il regime e dove sono intervenuti i carri armati sauditi per difenderlo, non potevano che alimentare uno scontro che va avanti da tempo.
Teheran ha negato tutto ma per i vertici iraniani non si tratta che della “solita” campagna denigratoria messa in atto dagli americani. L’amministrazione Obama ha già preso provvedimenti imponendo sanzioni alla linea aerea Mahan Air perché sarebbe “colpevole di aver portato negli Stati Uniti membri della forza speciale incaricata – sempre secondo l’accusa – di uccidere il diplomatico saudita”. Secondo il Tesoro americano, sui voli della compagnia sarebbero stati imbarcati membri di Hezbollah e delle forze speciali iraniane. Per questo saranno congelati i suoi beni e i suoi capitali (negli Stati Uniti). E le società americane non potranno più fare business con la società.
L’impressione è che questa storia non finirà qui. E che il complotto possa essere un modo per distogliere l’attenzione da altri problemi e pure un pretesto per un possibile attacco – non solo mediatico – nei confronti di Teheran.
- Giovedì 13 Ottobre 2011

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Commenti
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Il 13 Ottobre 2011 alle 20:40 anna.one ha scritto:
Mah, questa é “dura” da inghiottire!
Anche se è certo che gli iranians stanno tramando continuamente, vedi Argentina, Iraq e altrove, questa mi sembra un’operazione fatta da dilettanti. E poi, perchè rendere il tutto pubblico ora dato che Zero sapeva da giungo?
Sono della stessa opinione di Kent Clizbe (former CIA counter terrorism ops officer) che opine:”…come i loro padri ideologici, Lenin e Stalin, la clique di Obama-Holden-Hillary deve istigare tumulto internazionale per distrarre dai man made disastri domestici”
Dopotutto chi non si ricorda Lollipop Clenis che bombardo’ la fabbrica di aspirine in Sudan 3 giorno dopo lo scoppio dello scandalo Lewinsky?
Non c’e’ dubbio he l’Amministrazione Obama ha mentito, ha cercato di sovvertire le basi della nostra società capitalistica, ha indebolito il paese militarmente e diplomaticamente.
Che stiano manipolando gli eventi per distrarre i peons, dopotutto questa clique che usa i metodi di Saul Alinsky “Regole per i radicali” non è attendibile. Sarà una stategia “wag the dog” portando la nazione in guerra sotto le elezioni e tutto per la sopravvivenza del “regime” Obozo?
Non dimentichiamoci che i PC progressives sono esperti in questi giochini…chi si ricorda del Tonkin Gulf incidente?
Wow ma guarda.. concordo con la signora Sabahi e signor Zurleni????
Hell must have frozen over… lol lol
Il 14 Ottobre 2011 alle 11:01 yahuwah ha scritto:
” Non esiste democrazia senza informazione libera ”
DI PEPE ESCOBAR
Asia Times
Quella Mecca della controrivoluzione e odio per la Primavera Araba – nota anche come Casa di Saud – non riesce a credere alla fortuna che ha avuto. È Natale e siamo a ottobre, visto che il governo degli Stati Uniti le ha appena consegnato il regalo perfetto; con le parole eccitate del Procuratore Generale degli USA Eric Holder, “Un terribile complotto diretto da fazioni del governo iraniano per assassinare un’ambasciatore straniero sul suolo statunitense con esplosivi.”
Il principe saudita Turki al-Faisal, ex ambasciatore a Washington, ex capo dell’intelligence saudita, ex amicone di Osama bin Laden, non ha perso tempo per indire una conferenza a Londra, “Il peso della prova e la quantità di evidenze del caso è notevole, e dimostra chiaramente la responsabilità dei funzionari iraniani. È inaccettabile. Qualcuno in Iran dovrà pagarne il prezzo.”
Quindi l’”Iran” – l’intera nazione – è già stato mandato alla ghigliottina dall’asse Washington/Riad, anche se la fosca storia del Dipartimento di Giustizia – l’Operazione Coalizione Rossa (no, non si può reggere) – richiede una sempre maggiore sospensione del giudizio.
L’Operazione Coalizione Rossa si centra su un certo Mansour Arabsiar, un 56enne venditore di auto di Corpus Christi, Texas, che ha passaporto iraniano e statunitense, e un co-cospiratore di stanza in Iran, Gholam Shakuri, un presunto membro della forza Qods del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC).
Il direttore del Federal Bureau of Investigation (FBI) Robert Mueller ha reiterato che il presunto piano del terrore architettato dall’Iran, con le sue parole, “sembra uscire da un copione di Hollywood”. Anche se questa ricaduta da Fast and Furious potrebbe essere gettato nella pattumiera in una qualsiasi riunione seria di sceneggiatori di Hollywood.
Faster, muchachos, kill, kill
Il governo USA si aspetta che un mondo senza malizia possa credere che un venditore fallito di auto in Texas sia stato incaricato da un braccio selezionato dei servizi iraniani per andare in cerca di qualcuno che assomigliasse a un signore della droga messicano e poi affidargli un colpo da un milione e mezzo di dollari contro l’ambasciatore saudita a Washington, nel frattempo concedendogli un accesso illimitato a “tonnellate di oppio”.
E nel Sealed Amended Complaint contro Arabsiar e Shakuri, firmato dall’agente speciale dell’FBI Robert Woloszyn, non c’è niente che affermi in modo specifico un coinvolgimento del governo iraniano, a qualsiasi livello.
Secondo il racconto del governo USA, Arabsiar è stato sufficientemente stupido da fidarsi di un agente della Drug Enforcement Agency che ha finto di essere un membro del cartello messicano degli Zetas. Aveva detto a questo agente e ai suoi compari che era un nipote di un alto ufficiale di Teheran e che stava agendo su mandato dei più alti gradi.
E così dovremmo credere che un generale iraniano chiede a un rintronato parente negli Stati Uniti di andare a contrattare con un cartello della droga per un attentato politico, come se l’intelligence non fosse mai stata in grado di rintracciarlo, specialmente dopo i 100.000 dollari che sono stati inviati negli USA, si dice dall’Iran, a un tizio condannato per assegni falsi come anticipo per il colpo.
Lasciando da parte i pregiudizi ideologici, chiunque conosca professionalmente l’IRGC e la forza Qods non può far altro che accantonarla come immondizia, specialmente se si parla di una complessa operazione internazionale che coinvolge l’Iran, il suo nemico mortale gli Stati Uniti, il Messico e l’Arabia Saudita. A proposito, Arabsiar “ha confessato” tutto questo dopo dodici giorni di interrogatorio senza sosta (anche con un po’ di un annegamenti simulati?)
E poi guardiamo l’obbiettivo. Secondo il Dipartimento di Giustizia, l’obbiettivo non erano gli Stati Uniti. Quindi l’attacco all’ambasciatore della Casa di Saud – un “prezioso” alleato – sul suolo statunitense può essere spiegato solo da una volontà di morte esibita da qualche iraniano suicida, mentalmente instabile, che voglia invitare gli Stati Uniti a compiere un bombardamento, nucleare o di altro tipo.
Credere che un cartello della droga messicano possa immischiarsi in un attentato politico problematico nella capitale degli Stati Uniti aspettandosi di ricevere un pacco di oppio (dall’Afghanistan “liberato”) è una cosa senza speranza. Ma il quadro cambia se si considerano i benefici per i Mujahideen-e-Kalq, l’organizzazione terroristica fondamentalista che vuole abbattere la Repubblica Islamica. O i possibili benefici per una spettrale al-Qaeda per poter creare una guerra su tre binari coinvolgendo Washington, Teheran e Riad.
C’è anche la possibilità di un false flag israeliano. A parte il fatto che il complotto sembra un sogno disturbato dell’American Israel Public Affairs Committee consegnato a Holder su un piatto d’argento, la lobby israeliana a Washington così come i vari sionisti non amerebbero niente di più che avvicinarsi a un casus belli formatosi nella stessa Washington, che possa forse portare a un colpo degli USA di un qualche genere contro l’Iran senza un coinvolgimento diretto israeliano.
In base al mantra ufficiale, agli Americani dovrebbe essere ricordato che l’Iran è una “minaccia esistenziale” per lo stato ebraico. Prendere di mira l’ambasciatore saudita è perfetto per coinvolgere la Casa di Saud nel sostegno logistico a un colpo del genere.
Anche considerando che una qualche fazione canaglia della forza Qods con una connessione con lo spaccio degli stupefacenti possa essere in mezzo a questa sciatta operazione mancata, c’è anche la possibilità che questo possa essere interpretato come una ritorsione per il recente assassinio mirato di alcuni esperti scienziati nucleari iraniani avvenuto nel loro paese. Ma questo non spiega ancora la scelta dell’ambasciatore saudita sul suolo statunitense. (Vedi Israel wages war on Iranian scientists, Asia Times Online, 27 agosto.)
Cui bono?
Ancora una volta; perché ora? Si dice che il complotto fosse noto da mesi. Il Presidente Barack Obama ne era stato informato di giugno. Il Re Abdullah verso la metà di settembre. Perché proprio ora? Si ritorna ai soliti sospetti.
I neo-con. Una parte del complesso militare-industriale. I folli Repubblicani di destra e i loro complici nei media. La lobby israeliana. La Casa di Saud, ora dipinta come una “vittima” dei “malvagi” iraniani, quando in pratica ha condotto una feroce controrivoluzione che ha distrutto ogni possibilità per una Primavera Araba nel Golfo Persico, invasione e repressione del Bahrein incluse.
La cospirazione è molto utile per spostare l’attenzione dall’Arabia Saudita in quanto beneficiaria di una vendita multi-milionaria di armi dagli USA. E anche molto utile per spostare l’attenzione dallo stesso Holder, colto in un altro scandalo mostruoso, dove si deve capire se abbia mentito sull’Operazione Fast and Furious (no, non si può reggere), un raggiro federale attraverso il quale non meno di 1.400 armi di grande potenza, non registrate, sono finite nelle mani dei – indovinate – cartelli della droga messicani. Sembra che l’esclusiva del Fast and Furious sia l’arma di intrattenimento migliore a tutti i livelli del governo degli Stati Uniti.
Washington vuole “unire il mondo” contro l’Iran (”mondo” significa la North Atlantic Treaty Organization - NATO) e sta scabrosamente minacciando di portare l’Iran di fronte al Consiglio di Sicurezza della Nazioni Unite, come se niente fosse.
E allora attendiamo ansiosi una sommessa risoluzione R2P (”responsabilità di proteggere “) che ordini alla NATO di istituire una no-fly zone su ogni principe della Casa di Saud in giro per il mondo. Una risoluzione che verrebbe interpretata come un mandato affidato alla NATO per bombardare l’Iran per giungere al cambio di regime. Questa è una sceneggiatura credibile.
Il 14 Ottobre 2011 alle 16:59 anna.one ha scritto:
Visto che negli USA esiste la freedom of information, open records o Sunshine Law che garantisce l’accesso alla data tenuta dallo Stato, escluse eccezioni standard ecco il Sealed Amended Complaint. Interessante pag. 16…
http://www.scribd.com/doc/6838.....anssor-And
:)
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